Un corriere organizza i pacchi per la consegna (AP Photo/Lynne Sladky)
  • giovedì 18 aprile 2019

Sei cose che abbiamo comprato a marzo

Scelte tra le molte cose che acquistiamo online, per esempio un buon casco da bici, un bellissimo gioco del 1970 o un falco

Un corriere organizza i pacchi per la consegna (AP Photo/Lynne Sladky)

Quasi ogni giorno nella redazione del Post arrivano pacchi e pacchetti. A volte è il compleanno di qualcuno e sono regali, molto più di frequente sono vestiti, scarpe, libri, cavetti per smartphone e vari altri tipi di oggetti acquistati online: in redazione c’è sempre qualcuno che prende le consegne, a Milano è facile far arrivare le cose per posta e chi ha tempo per andare nei negozi in cui si entra dalla porta? La maggior parte delle cose che arrivano sono interessanti solo per chi le ha comprate, ogni tanto però qualcuna, per qualche ragione, attrae l’attenzione di tutta la redazione o di una sua parte: perché è un oggetto originale o strano, perché molto funzionale o semplicemente bello, oppure perché per qualche ragione chi l’ha acquistato si sente di pubblicizzarlo con entusiasmo.

Qui si parla di sei oggetti di questo genere arrivati in un pacco il mese scorso, in breve: siamo arrivati lunghi questa volta per necessità di fare test adeguati su alcuni degli oggetti. Che magari possono esservi d’aiuto se il compleanno di un vostro caro amico, parente o vicino di casa si avvicina. Se invece piace a voi, mettetelo in una wishlist e poi diffondetene il link un mese prima del vostro, di compleanno.

Un buon casco e delle buone luci da bici
C’è un redattore che ha da poco cambiato bici, prendendone una da corsa un po’ vecchiotta ma piuttosto prestante. Oltre a esibirla con orgoglio da un paio di settimane, ha colto l’occasione per rinnovare la sua “attrezzatura di sicurezza”, in precedenza composta da un vecchio e scomodo casco – per questo usato poco o niente – e una luce posteriore tenuta insieme dallo scotch. Ha quindi comprato le luci Cateye Loop 2, un ottimo prodotto giapponese.

Costano un po’ più di altre che si trovano su Amazon, ma sono molto solide e nonostante le piccole dimensioni fanno una luce notevole: fissa o a intermittenza, senza tanti fronzoli, rossa dietro e bianca davanti. E si caricano con un cavetto USB, per evitare la seccatura delle pile. Sono di quelle luci da togliere quando si parcheggia la bici, ma con un minimo di abitudine diventa un gesto automatico. Costano 33 euro su Amazon.

Lo stesso redattore ha poi comprato anche il casco Abus Hyban: è tedesco e ha un prezzo contenuto rispetto ai costosi caschi da bici da corsa. Questo è pensato per un utilizzo urbano, e infatti ha anche una luce integrata posteriore, utile se per caso si scordano quelle principali. Fortunatamente il redattore non ne ha sperimentato la tenuta, e spera in realtà di non farlo mai: ma sembra piuttosto solido, è comodo, leggero e si regola molto facilmente con una rotella.

Uno zaino impermeabile e spazioso
Una redattrice che si porta sempre dietro molti oggetti – essenziali, dice – cercava uno zaino spazioso con un aspetto un po’ “adulto”, che però sopportasse l’uso intenso e qualche occasionale maltrattamento. Da circa un mese usa con soddisfazione il modello Messenger degli zaini dell’azienda danese Rains. Il modello Messenger è un po’ meno grazioso del modello classico di Rains, che esiste di varie dimensioni e vari colori, e che si vede parecchio in giro, nella zona modaiola dove il Post ha la sua sede. E ha gli spallacci regolabili, ma non imbottiti: forse l’unico vero punto a sfavore rispetto all’altro, che invece li ha.
Però è più capiente, è impermeabile, si apre e chiude con due ganci, quindi in fretta ma non troppo facilmente, se prevedete tratte su affollati mezzi pubblici. Inoltre, se ci fate cadere sopra qualcosa di unto, o del gelato (ogni esempio citato è puramente casuale, naturalmente) si può pulire con una spugnetta per i piatti. Costa 56 euro su Amazon.

Va benissimo per chi ogni giorno trasporta il computer, una felpa, il portafoglio, un “contenitore porta pranzo”, un beautycase, uno o più libri e i vestiti per andare a yoga dopo il lavoro, ad esempio. O per le insegnanti piene di registri, come la madre della redattrice, che gliel’ha poi copiato. O per la metà di una di quelle coppie che si amano ma non vivono insieme, e quindi girano sempre con i vestiti di ricambio, che non si sa mai.

Un cestello per la cottura al vapore
In un periodo in cui vanno di moda attrezzi molto più complessi e tecnologici per cucinare, come le slow-cooker o le vaporiere programmabili, un redattore ha comprato un semplice e amichevole cestello per la cottura al vapore, e lo usa felicemente.
Una collega con poca familiarità con lo strumento gli ha chiesto se si riferisse «alla retina metallica che ricorda quella lucertola a ventaglio di Bianca e Bernie nella terra dei canguri» (il desk Scienza ha precisato che si chiama clamidosauro). È quella. In quindici, venti minuti di media le verdure si preparano, dice il redattore, ma «dipende da quanto grandi le tagli». C’è anche in silicone verde, se vi è piaciuto il paragone col rettile.

Un falco
Il direttore aveva un problema di piccioni e ha provato a risolverlo con un falco finto da poco meno di 20 euro. Ha un aspetto abbastanza minaccioso, in effetti, e il direttore ne è soddisfatto, dice che lo trova «un animale elegante e maestoso, più della gran parte di quelli che si portano in giro i milanesi», anche se precisa che la sua efficacia è reale ma circoscritta. Da quando c’è il falco, spiega il direttore, i piccioni non si posano più sulla balaustra del suo terrazzo, ma si sistemano tranquillamente sul cornicione cinque metri sopra. Andrà messo un falco anche lì. Parliamo comunque di piccioni di Milano, che notoriamente non hanno paura di niente.

Un bellissimo gioco di Bruno Munari 
Bruno Munari è stato uno dei più importanti designer italiani e si è occupato anche di pittura, grafica, pubblicità, fotografia, arte. Tra le altre cose, dal 1959 al 1976, progettò diversi giochi per Danese.

Più e meno è un gioco che Munari creò nel 1970 insieme a Giovanni Belgrano. È composto da 72 grandi carte, 42 delle quali sono stampate su sfondi trasparenti che potete comporre e sovrapporre, aggiungere o togliere sulla base della storia che volete raccontare, dell’immagine volete creare. È pensato sia per i bambini sia per gli adulti (questo è quello che è successo su una delle scrivanie della redazione quando è stata aperta la confezione).

Un po’ di carte di “Più e meno” su una delle scrivanie bianche della redazione del Post

La casa editrice Corraini lo ha ripubblicato: è molto bello da vedere ed è molto bello giocarci. Se siete poco ortodossi e non vi importa di rispettare la struttura flessibile alla base del gioco, sappiate che le carte di Più e meno sono molto decorative se le appendete alla parete in una di quelle piccole cornici retroilluminate. Se siete di quelli che mettono tutto su Instagram, sappiate che sono della forma perfetta per pubblicarle sul feed. Sul sito di Corraini Più e meno costa 40 eurosu Amazon ha lo stesso prezzo, sul sito di Feltrinelli costa 34 euro.

Un po’ di carte di “Più e meno” sul tavolo nero della sala riunioni del Post

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Disclaimer: su alcuni dei siti linkati negli articoli della sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google.

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