La foto che ha vinto il World Press Photo of the Year

È quella ormai famosa della bambina che piange mentre sua madre viene perquisita vicino al confine tra Messico e Stati Uniti

La foto di John Moore che mostra una bambina honduregna che piange mentre sua madre viene perquisita vicino al confine tra Messico e Stati Uniti ha vinto il World Press Photo of The Year, il più importante premio del più importante concorso di fotogiornalismo al mondo, organizzato dall’omonima fondazione olandese dal 1955.

© John Moore, Getty Images
Crying Girl on the Border
World Press Photo

– Leggi anche: Tutti i vincitori del World Press Photo

John Moore è un fotografo che da anni lavora per l’agenzia Getty Images, per cui ha scattato la foto in questione. L’immagine era diventata una storia subito dopo essere stata scattata, a giugno 2018, quando venne ripresa dai giornali di tutto il mondo diventando il simbolo della separazione dei minori dai loro genitori e della politica di “tolleranza zero” verso gli immigrati irregolari adottata dall’amministrazione Trump. A partire da aprile centinaia di bambini erano stati separati forzatamente dalle loro famiglie, per via di una modifica al regolamento sull’immigrazione che eliminava un trattamento di eccezione riservato fino ad allora agli adulti che entravano illegalmente negli Stati Uniti accompagnando dei minori.

La foto è stata scattata il 12 giugno a McAllen, Texas, vicino al confine con il Messico.
Moore ha spiegato che la bambina – Yanela, due anni – era appena stata posata per terra da sua madre (Sandra Sanchez) per una perquisizione, dopo un viaggio durato diversi mesi, e dopo che la foto iniziò a circolare dappertutto si seppe che le due non vennero divise, come invece capitato in tantissimi altri casi. Nonostante la foto non rappresenti quindi un effettivo momento di separazione, ne è diventata il simbolo in tutto il mondo. Il Time ci fece anche una copertina in cui la bambina anziché guardare disperata la madre è posta di fronte al presidente americano Donald Trump, accusato di essere il responsabile del suo pianto. Il 20 giugno, otto giorni dopo che fu scattata la foto, Trump firmò un ordine esecutivo per mettere fine alla divisione delle famiglie di immigrati irregolari.

Moore crede che questa che foto sia “arrivata al cuore di tante persone, come ha fatto con me, perché umanizza una storia più grande”.
Whitney C. Johnson, vicepresidente della sezione del National Geographic che si occupa di contenuti visivi e presidente della giuria del premio di quest’anno, ha spiegato che idealmente la foto dell’anno deve essere “sorprendente, unica, rilevante, memorabile” e che in questo caso i dettagli sono molto interessanti, dai guanti indossati dall’ufficiale al fatto che i lacci delle scarpe siano stati rimossi. La fotogiornalista Alice Martins, membro della giuria, ha spiegato invece che la forza di questa foto è che riesce a dire immediatamente molto della storia e al tempo stesso fa sentire empatici, oltre ad essere in grado di mostrare un tipo di violenza psicologica.

Moore si dedica da dieci anni ai temi dell’immigrazione al confine tra Stati Uniti e Messico, dopo aver lavorato in tutto il mondo e vinto premi importanti come il Pulitzer. A marzo ha pubblicato il libro Undocumented: Immigration and the Militarization of the United States-Mexico Border. Per aver vinto il World Press Photo of The Year riceverà un premio di 10mila euro.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.