Una password di Netflix è per sempre

Almeno per le coppie che decidono di continuare a dividersi l'abbonamento anche dopo essersi lasciate, racconta il Wall Street Journal

Una relazione che finisce è una cosa dolorosa da sopportare. Se poi le due persone che si lasciano convivono, probabilmente sarà ancora più difficile: bisognerà attraversare quella fase in cui si fanno gli scatoloni, si dividono vestiti che un tempo erano nello stesso armadio, si litiga su chi debba tenere il servizio di piatti o quel quadro appeso in salotto che era stato comprato insieme a un mercatino dell’usato. Cose tristi ma anche normali, che succedono da sempre a tutte le coppie. Qualcosa però negli ultimi anni è cambiato, a causa dei tanti servizi in abbonamento che permettono di condividere il costo mensile tra più persone. Basti pensare a Netflix o a Spotify, i cui abbonamenti sono abitualmente condivisi tra coppie, amici e parenti per risparmiare diversi euro ogni mese.

Per quanto si possa restare in rapporti amichevoli, dopo una rottura, smettere di frequentarsi assiduamente è la normalità da sempre. Smettere di condividere la password dei propri account, però, non è una cosa così immediata. Ne ha scritto di recente Sarah Krouse sul Wall Street Journal, raccontando alcune storie di persone che, nonostante si siano lasciate, continuano a condividere il costo dei propri abbonamenti: ma ognuno può sicuramente aggiungere le proprie.

È il caso di Aimee Custis e Kian McKellar, che dopo quattro anni insieme si sono lasciati, dividendosi tutto quello che avevano in comune tranne le password di Netflix, Hulu e Pandora (un servizio di musica in streaming attivo solo negli Stati Uniti). Quando hanno lasciato la casa in cui vivevano a Washington D.C. non hanno nemmeno discusso sul dividere gli abbonamenti che condividevano, semplicemente hanno continuato a pagare ognuno la propria parte. Anzi, a un certo punto hanno anche deciso di passare alla versione premium di Hulu, quella con cui si può evitare di vedere le pubblicità.

I motivi per cui si decide di continuare a condividere un account anche dopo una separazione sono diversi, ma per Krouse si tratta principalmente di un fatto di convenienza. Innanzitutto si risparmiano soldi, che nel caso di un solo account condiviso possono essere pochi, ma quando si sommano tutti i vari servizi di streaming o di lettura in abbonamento possono diventare un impegno non indifferente.

Poi c’è una convenienza di altro tipo: smettere di condividere una password di Netflix, per esempio, può voler dire perdere tutta la propria cronologia delle visualizzazioni e tutte le preferenze, un rischio che non vale la pena di correre solo a causa di un amore finito. «A volte», ha detto Amanda Singer, una mediatrice relazionale di San Diego, parlando della decisione di mantenere gli abbonamenti condivisi, «si pensa “continuiamo così per un po’ e mettiamola nella lista di cose da fare in futuro”».

È una questione che va oltre i legami affettivi: diventa semplicemente una bolletta da spartirsi a fine mese. Krouse cita il caso di Simone Lavin, una studentessa 21enne che condivide il proprio abbonamento a Spotify con sua sorella, tre amici e il suo ex ragazzo. I sei si dividono i costi ogni mese attraverso Venmo, un servizio per fare piccoli pagamenti online molto popolare negli Stati Uniti: a lei sembra una cosa del tutto normale e anche il suo nuovo ragazzo l’ha accettata con tranquillità. «Non c’è niente di personale. Non richiede nessuna interazione a parte il pagamento su Venmo», ha detto Lavin.

Ci sono anche i casi in cui a decidere di continuare a pagare per un abbonamento condiviso non siano direttamente i due ex fidanzati: Krouse fa l’esempio di una coppia di genitori che ha continuato a pagare l’abbonamento del cellulare all’ex fidanzata di loro figlio, dopo che i due si erano lasciati. Hanno spiegato dicendo che verso di lei provavano ancora grande affetto, e che in fondo 30 dollari al mese non erano una gran spesa per loro.

Certo, non sempre la decisone di continuare a condividere le password è esplicita. A volte semplicemente ci si dimentica che il proprio ex o la propria ex abbia accesso a un servizio di streaming, come nel caso di Cassie Lentz, una ragazza che ha continuato a usare l’account Netflix del suo ex fidanzato anche anni dopo essersi lasciati, senza essere mai sicura che lui se ne fosse accorto. «Quando vado a casa di amici», ha detto a Krouse, «e mi chiedono se ho Netflix rispondo: “Sì, è di una persona con cui non parlo da cinque anni”».

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