I 40 anni di “Hair”, il film

Come il musical da cui era tratto, raccontò a tutto il mondo gli hippie, il pacifismo e la libertà sessuale: con una colonna sonora che è un pezzo di storia

Hair, uno dei musical più famosi della storia del cinema, uscì nelle sale americane il 14 marzo del 1979. A quarant’anni di distanza è ancora considerato “il” musical degli anni Settanta, per il modo divulgativo e popolare in cui riuscì a raccontare il mondo hippie, la controcultura, il pacifismo e la libertà sessuale; ed è ancora un film di straordinario successo. Tra le molte ragioni, anche per la sua amata colonna sonora.

Il film fu diretto da Miloš Forman (regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus, tra gli altri), presentato fuori concorso al Festival di Cannes e candidato a due Golden Globe: Miglior film, e Miglior attore emergente per Treat Williams nel ruolo di George Berger. Era l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical di Broadway scritto da Gerome Ragni e James Rado, attori e amici, che era uscito nel 1967 e aveva avuto un successo enorme. Nel 1968 venne rappresentato 1.750 volte solo a New York, mentre c’erano repliche anche negli Stati Uniti e in Europa.

Il musical aveva avuto un impatto enorme per come raccontava l’uso delle droghe, il sesso e le scene di nudo, per il cast multietnico (tra cui Diane Keaton e Melba Moore) e per il “be-in” finale, in cui il pubblico era invitato a unirsi agli attori sul palco. Ed ebbe un successo straordinario anche grazie alla colonna sonora, scritta dal musicista canadese Galt MacDermot e diventata “di culto”, come si dice: il disco uscì nel 1968 e in un anno e mezzo vendette 3 milioni di copie, ed è probabilmente impossibile che non conosciate almeno una canzone.

La popolarità del musical teatrale portò a un primo tentativo di adattamento cinematografico a inizio anni Settanta: fu proposto a George Lucas, che rifiutò perché stava girando American Graffiti. Il suo posto venne preso allora da Forman, che era rimasto affascinato dalla colonna sonora e dal tema della libertà che lo interessava particolarmente (Forman era nato in Cecoslovacchia dove restò fino all’invasione sovietica del 1956 prima di trasferirsi negli Stati Uniti): «avevo vissuto così a lungo sotto il comunismo che per me chiunque avesse lottato contro il comunismo era un eroe. L’America lo era per aver lottato contro i comunisti in Vietnam. Ma anche il musical Hair era un atto di libertà. La libertà spuntava da tutte le parti».

Il trailer del film

Il film racconta la storia di Claude Hooper Bukowski, interpretato da John Savage, un ragazzo di provincia reclutato per combattere in Vietnam, che per questo arriva a New York dove incontra un gruppo di hippie guidato da George Berger, che vive nell’East Village ignorando la chiamata alle armi, tra capelli lunghi in segno di ribellione, marijuana, LSD e sesso libero. Claude fa amicizia con il gruppo, che lo istruisce sulle questioni razziali, politiche e sociali dell’epoca; nel frattempo si invaghisce di Sheila, la classica ragazza di buona famiglia ricca e sprezzante che si avvicina a sua volta agli hippie.
Le certezze di Claude vengono messe in discussione dai nuovi amici ma nonostante questo parte per il centro di addestramento in Nevada; mesi dopo i suoi amici lo vanno a trovare e George prende momentaneamente il suo posto in caserma per permettergli di passare un po’ di tempo con Sheila; proprio allora i soldati vengono prelevati e mandati in guerra, compreso George che non riesce a opporsi. La scena si riapre mesi dopo nel cimitero militare di Arlington, dove gli amici piangono attorno alla tomba di George, morto nel conflitto. Il musical si chiude con una grande protesta pacifista a Washington sulla colonna sonora di Let the Sunshine In, una scena diventata popolare anche grazie alle coreografie di Twyla Tharp.

La colonna sonora del film non rispecchia perfettamente l’originale, con alcune canzoni accorciate e altre escluse. La trama invece è molto diversa: nel musical teatrale Claude non è un ragazzo ingenuo ma fa già parte della comunità hippie ed è tormentato dall’idea di rispondere alla chiamata alle armi o diventare un disertore; e anche Sheila fa parte del gruppo, è una femminista convinta che si divide tra gli amici Claude e George; Claude finisce per partire e non c’è traccia dello scambio di ruoli con George.

Come spesso accade, il film non piacque agli autori dell’originale Rado e Ragni, che accusarono Forman di aver tradito lo spirito del musical, riducendone l’aspetto di protesta e i legami tra il movimento pacifista e gli hippie, descritti come «strambi» e interessati soprattutto a divertirsi. Il film, scrisse il New York Times nella sua recensione, «è un dolce album dei vecchi tempi, più brillante e divertente» e meno impegnato del musical, ma questo non significa che volesse svalutare quel mondo e quel momento storico. Da un lato infatti Forman sembrava interessato a un messaggio più universale – il conflitto tra l’individuo e l’oppressione della società – dall’altro i due Hair uscirono in momenti storici profondamente diversi: il musical teatrale commentava fatti presenti con la volontà di influenzare il pubblico, il film ricostruiva un’epoca in un momento in cui lo spirito delle proteste era ormai cosa vecchia.

Nonostante questo, Hair ebbe e continua ad avere un successo straordinario in tutto il mondo, compresi i molti paesi mai raggiunti dalla versione teatrale, grazie all’equilibrio tra il messaggio rivoluzionario del film, la ricostruzione di un mondo, le canzoni e le coreografie: «È un memoir musicale sul vivere in modo spensierato e insieme un ricordo dello spettacolo di quel periodo – come scrisse il New York Times – un film che ha il fascino di una favola e la scorrevolezza di un successo di Broadway al suo meglio».

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