Una vista aerea del sito di Hanford, vicino al fiume Columbia. (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)
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  • domenica 3 febbraio 2019

Speriamo di non sentire mai parlare di Hanford

È il posto nello stato di Washington che contiene due terzi dei rifiuti nucleari più pericolosi degli Stati Uniti, ed è in una situazione precaria

Una vista aerea del sito di Hanford, vicino al fiume Columbia. (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)

Un progetto dell’amministrazione di Donald Trump per abbattere i costi dello smaltimento dei rifiuti radioattivi rischia di mettere in pericolo la salute delle persone che abitano nei pressi di molti siti nucleari statunitensi, e in particolare di quelle che vivono vicino ad Hanford, nello stato di Washington, uno dei più famosi e produttivi del Novecento. Tra il 1943 e il 1987, quando fu chiuso, il sito di Hanford produsse due terzi del plutonio arricchito usato per l’arsenale nucleare americano, compreso quello che finì nella bomba atomica sganciata su Nagasaki. Oggi Hanford è un gigantesco problema ambientale, complicato da anni di progetti miopi e affrettati per smaltire i rifiuti nucleari.

Il reattore B del sito di Hanford nel 2005. (Jeff T. Green/Getty Images)

La proposta dell’amministrazione Trump è particolarmente pericolosa per Hanford, sostiene Tom Carpenter, capo dell’organizzazione Hanford Challenge, che si occupa proprio di controllare lo smaltimento dei rifiuti tossici del sito. In pratica, il governo vuole darsi la facoltà di abbassare la classificazione di pericolosità di molti rifiuti nucleari negli Stati Uniti, in modo da poterli smaltire con minori cautele e in modo più economico. Questo piano, dice Carpenter, mette a rischio un lavoro di risanamento cominciato 30 anni fa e che, seppur con molti limiti, è stato impegnativo e oneroso: da allora il governo ha speso 45 miliardi di dollari, e oggi sono destinati a Hanford circa 3 miliardi all’anno, un decimo del budget del Dipartimento per l’Energia statunitense.

Il sito di Hanford è grande come metà della Valle d’Aosta, e si trova nel sud est dello stato di Washington. Fu costruito nel 1943, quando gli Stati Uniti si convinsero di dover destinare grandi fondi alla ricerca sul nucleare per arrivare alla bomba atomica prima della Germania nazista e dell’Unione Sovietica. Il sito fu scelto per la vicinanza al fiume Columbia, che forniva acqua per raffreddare i reattori ed elettricità, per la sua posizione isolata e per la povertà dell’area, che consentì di sfrattare gli abitanti a poco prezzo.

Con il disarmo nucleare, Hanford fu chiuso e si iniziò a capire quanto sarebbe stato complesso smaltire l’enorme quantità di rifiuti prodotta in oltre quarant’anni di attività. Come ha raccontato il giornalista Michael Lewis nel suo libro The Fifth Risk, nel giro di pochissimo tempo Hanford passò dall’essere un posto dove si produceva plutonio a un posto dove lo si smaltiva: nei suoi ultimi anni di attività impiegava 9.000 persone, le stesse che lavorano ancora oggi alle operazioni di smaltimento. John MacWilliams, uno dei più stimati esperti americani di politiche energetiche, che fu a capo della gestione delle situazioni a rischio durante l’amministrazione Obama, fece la previsione che, a essere ottimisti, sarebbero serviti 100 miliardi di dollari e un secolo per risolvere il problema di Hanford.

Un operaio si occupa di un contenitore pieno di rifiuti radioattivi, nel 1979.(AP Photo/Mason)

Oggi due terzi dei rifiuti nucleari altamente pericolosi negli Stati Uniti si trovano a Hanford. Molte delle costruzioni di quando il sito era attivo sono ancora in piedi, e il posto ha un po’ l’aspetto di una città fantasma: solo che, come ha scritto Lewis, «sottoterra un gigantesco ghiacciaio radioattivo si sta lentamente ma inesorabilmente muovendo verso il fiume Columbia». La zona è abitata da molti nativi americani discendenti da diverse tribù: il governo ha consigliato loro di non mangiare più di una volta a settimana i pesci che pescano nel fiume. Per molti decenni gli Stati Uniti seppero molto poco degli effetti dei rifiuti radioattivi sulla salute delle persone, anche se nell’area di Hanford per esempio furono presto registrati numeri anomali di aborti spontanei, tumori di alcuni tipi e malattie genetiche.

Un cartellone del Dipartimento dell’Energia che presenta il sito di Hanford come un posto “dove la sicurezza viene prima di tutto”. (Jeff T. Green/Getty Images)

Attualmente i rifiuti classificati come più pericolosi sono conservati in 177 grandi contenitori sotterrati, grandi ciascuno come un palazzo di quattro piani e contenenti in tutto oltre 200 milioni di litri di liquidi radioattivi. Secondo Carpenter, un’esposizione di pochi secondi al contenuto dei contenitori basterebbe probabilmente per uccidere una persona. 67 dei 177 contenitori sono in qualche modo difettosi e sono stati soggetti a perdite, ma visto che contengono tutti un tipo diverso di rifiuti non possono essere trattati allo stesso modo. Alcuni stanno accumulando dei gas all’interno che ne potrebbero provocare l’esplosione, secondo Carpenter, che sostiene che «ci sono cose tipo Fukushima che possono succedere in qualsiasi momento».

Nei primi decenni di attività, i rifiuti radioattivi di Hanford venivano sotterrati con poche precauzioni: centinaia e centinaia di liquidi contaminati in buche senza isolamenti particolari, a poca distanza dal fiume. Nel 2017 un tunnel che ospitava rifiuti a basso livello di pericolo collassò, e il problema fu risolto riempendolo di terra: uno degli esempi di come i problemi a Hanford siano sempre stati risolti a scorciatoie, secondo Carpenter.

Contenitori di rifiuti radioattivi di Hanford in attesa di essere spediti a un centro di smaltimento in New Mexico, nel 2005. (Jeff T. Green/Getty Images)

Dal 1982, però, la legge statunitense prevede che i rifiuti radioattivi classificati come altamente pericolosi siano interrati sottoterra in modo da isolarli dalle attività umane. Il piano originale per Hanford era di mischiare gli oltre 200 milioni di litri di liquidi radioattivi con del vetro fuso, e trasferirli in un sito di smaltimento permanente. I rifiuti altamente pericolosi, però, sono ancora tutti lì, e diverse società coinvolte nelle operazioni di smaltimento hanno dovuto patteggiare e pagare multe e risarcimenti per le inadempienze. Oggi il Dipartimento dell’Energia vuole approvare una legge per permettere di riclassificare più liberamente la pericolosità dei rifiuti radioattivi, abbassando la pericolosità attribuita ad alcuni.

Il governo americano crede di poter risparmiare circa 40 miliardi di dollari applicando questa riclassificazione alle decine di migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi sparsi per gli oltre 75 siti del territorio nazionale che attualmente ne ospitano. Non ci sono ancora dettagli ufficiali su quali siti saranno interessati da questa riclassificazione, ma gli attivisti di Hanford sono convinti che il governo, in questo modo, lascerà lì dove sono i rifiuti sotterrati del sito. Alcuni esperti hanno detto che di per sé quella del governo sarebbe una proposta condivisibile, ma che non ci sono sufficienti garanzie del fatto che la nuova classificazione sia fatta con le giuste attenzioni per la salute pubblica.

Fino al 9 gennaio, i cittadini americani hanno potuto esprimersi sulla proposta di legge: ora la decisione spetta al Dipartimento dell’Energia, che può prenderla senza l’approvazione del Congresso.

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