• Cultura
  • mercoledì 30 gennaio 2019

Le visioni di Sandy Skoglund

In mostra a Torino ci sono le opere dell'artista che fotografa set surreali e onirici

Sandy Skoglund
The Cocktail Party, 1992
color photograph
approx. image size cm 120 x 162.5 ca.

Courtesy: Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

Fino al 24 marzo da Camera a Torino si potrà visitare la mostra Visioni Ibride, dedicata a Sandy Skoglund, fotografa, artista, scultrice e più in generale “creatrice di immagini”, come viene spesso descritta. Skoglund è conosciuta per la staged photography, che consiste nel fotografare situazioni studiate e allestite dall’artista: Skoglund crea immagini che sembrano realizzate con Photoshop, ma non lo sono, e sono invece il frutto di un lungo lavoro scenografico di allestimento. Skoglund pensa e realizza set complessi, creando da sola le sculture, spesso in terracotta e resina dipinta, che le servono.

Quando si parla delle foto di Skoglund si parla spesso di realismo onirico e surrealismo, per la convivenza di aspetti reali e quotidiani con elementi più fiabeschi, o il posizionamento di animali, oggetti comuni e cibo – come le patatine al formaggio di The Cocktail Party – in contesti insoliti. Skoglund lavora molto con ambienti domestici, che trasforma in luoghi stranianti pieni di colori forti e contrastanti.

In mostra da Camera ci saranno circa 30 delle sue opere, dalle prime degli anni Settanta alle più recenti, passando per le più famose, come Radioactive cats del 1980, in cui 24 gatti verdi dominano una stanza grigia con due immobili signori anziani, e Revenge of the goldfish del 1981, dove decine di pesci arancioni riempiono una stanza azzurra. L’ultima opera, del 2018, si chiama Winter, ed è esposta per la prima volta a Camera, dopo che l’artista ci ha lavorato per dieci anni.

Skoglund è nata in Massachusetts, negli Stati Uniti, nel 1946, e le sue foto fanno parte delle collezioni dei più importanti musei del mondo, come il Centre Pompidou e il Metropolitan Museum of Art. La mostra è curata da Germano Celant, che si è occupato anche del catalogo edito da Silvana Editoriale, in cui si ripercorre la carriera dell’artista.

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