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  • martedì 27 novembre 2018

Sulla finale tra River e Boca c’è ancora grande incertezza

Non si sa ancora se si giocherà e potrebbe essere assegnata a tavolino: intanto un giocatore del Boca ferito negli incidenti ha detto che al Monumental non ci ritorna

Pablo Perez sul campo del Monumental con la medicazione all'occhio ferito nei disordini prima della fine di Copa Libeertadores (Gustavo Ortiz/picture-alliance/dpa/AP Images)

Era prevista oggi ad Asuncion, in Paraguay, la riunione tra i dirigenti della CONMEBOL – la confederazione calcistica sudamericana – e i presidenti di River Plate e Boca Juniors, Rodolfo D’Onofrio e Daniel Angelici, per decidere cosa fare della finale di ritorno di Copa Libertadores, prevista sabato scorso ma rinviata per i grossi disordini all’esterno dello stadio Monumental e per l’aggressione ai giocatori del Boca. Dalla riunione è emerso che la CONMEBOL ha aperto una procedura disciplinare contro il River Plate per gli incidenti di sabato: nelle prossime ore il club dovrà fornire ragioni valide per escludere la sua responsabilità oggettiva negli incidenti, avvenuti in prossimità del suo stadio, e una possibile sconfitta a tavolino in favore dei rivali concittadini del Boca Juniors.

Intanto i giocatori del Boca sono tornati sui fatti di sabato, accusando di negligenza sia la CONMEBOL che il River Plate, i quali avrebbero insistito perché la finale si giocasse nonostante uno di loro, il centrocampista Pablo Perez, si trovasse ricoverato in ospedale con una lesione della cornea causata dai frammenti dei finestrini del pullman rotti dal lancio degli oggetti da parte dei tifosi del River Plate. Perez ha parlato alla stampa degli incidenti, dicendo:

Non posso giocare in un campo sapendo che ci posso morire. Cosa sarebbe successo se avessimo giocato e vinto? Chi ci avrebbe fatto uscire dal Monumental? La gente era impazzita. Ho tre figlie, quando sabato sono tornato a casa la più grande mi ha abbracciato e stava piangendo. È una vergogna.

Se la finale di ritorno si dovesse disputare, non è chiaro dove questo possa avvenire. Si è parlato anche di un possibile trasferimento dell’incontro all’estero. A tal proposito, lunedì il consigliere delegato allo Sport del comune di Genova, Stefano Anzalone, ha inviato una lettera ai due presidenti per offrire la disponibilità della città a ospitare la partita allo stadio Luigi Ferraris, citando come motivazione principale le origini dei due club. Boca e River sono state fondate infatti più di un secolo fa a Buenos Aires da immigrati provenienti dalla Liguria: nel caso del Boca addirittura da cinque amici genovesi, ai quali si deve l’attuale soprannome della squadra, gli “Xeneizes”.

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