Perché in California ci sono così tanti incendi

Sono un fenomeno naturale, ma attività umane e cambiamenti del clima hanno peggiorato molto le cose negli ultimi decenni

(Justin Sullivan/Getty Images)

I grandi incendi degli ultimi giorni in California hanno causato la morte di circa 30 persone e incenerito centinaia di chilometri quadrati di territorio, distruggendo edifici e boschi. In questo periodo dell’anno, gli incendi in California sono un fenomeno piuttosto ricorrente, ma negli ultimi anni la loro frequenza e intensità è aumentata in parte a causa dei cambiamenti del clima e delle attività umane. Il New York Times ha messo insieme le quattro principali cause che portano a incendi di così grandi dimensioni, talvolta molto difficili da contenere e dagli esiti drammatici.

Clima
In linea di principio, un incendio ha bisogno di pochi e semplici ingredienti per svilupparsi: cose secche a sufficienza e una scintilla, che porterà allo sviluppo delle fiamme. In California la maggior parte dell’umidità al suolo si accumula nel tardo autunno e durante l’inverno, ed evapora progressivamente nella stagione calda. La vegetazione diventa secca durante l’estate – di solito poco piovosa – con alte temperature e molte ore di esposizione alla luce solare. Ed è proprio la vegetazione secca a favorire i grandi incendi.

Il clima della California è quindi da sempre soggetto a questi fenomeni, ma i dati raccolti negli ultimi decenni ci dicono che la situazione sta peggiorando e che il principale indiziato è il cambiamento climatico, indotto dalle attività umane. La temperatura media in molte aree della costa occidentale degli Stati Uniti è aumentata e di conseguenza si sono allungati i periodi di forte siccità.

Il fumo degli incendi vicino a Pulga, nel nord della California, 11 novembre 2018 (AP Photo/Noah Berger)

Nove dei dieci incendi più grandi dal 1932, anno in cui si è iniziato a tenere registri affidabili, si sono sviluppati negli ultimi 18 anni. Di questi, 5 si sono verificati dal 2010 e due solo quest’anno. In un certo senso la ricetta per portare a grandi incendi esisteva già da secoli, ma il cambiamento del clima sta ora contribuendo a perfezionarla.

Persone
La causa di un incendio come quelli della California può essere la banale caduta di un fulmine, ma in molti casi la responsabilità è umana. Oltre ai casi dolosi, come l’attività dei piromani, ci possono essere numerosi incidenti che danno inizio alle fiamme. Lo scorso anno uno degli incendi più consistenti fu causato dalla caduta di alcuni tralicci di un elettrodotto. Il Carr Fire, che si è sviluppato quest’anno ed è a oggi uno dei sei più grandi incendi nella storia della California, fu causato dalle scintille provocate da un camion poco dopo l’esplosione di uno dei suoi pneumatici in autostrada.

Una casa di Malibu bruciata dal Woolsey Fire, 11 novembre 2018 (AP Photo/Jae C. Hong)

Durante i periodi di siccità il rischio incendi è molto alto e le attività umane contribuiscono a farlo aumentare sensibilmente. Negli ultimi decenni la concentrazione di nuove abitazioni nei pressi di boschi e foreste è aumentata, con inevitabili conseguenze nell’aumento dei rischi. Nel vicino Nevada, per esempio, è molto più raro che siano costruite abitazioni nei pressi delle aree più soggette agli incendi.

Gestione degli incendi
Per molti anni il modo in cui sono stati gestiti gli incendi ha contribuito a peggiorare le cose. Si pensava che la strategia migliore fosse spegnerli il prima possibile evitando che diventassero troppo grandi. In realtà gli incendi sono un processo naturale, che contribuisce a rigenerare le foreste. Le fiamme distruggono parte della vegetazione, eliminano i residui (foglie e rami secchi) caduti al suolo e rendono fertile il terreno per il resto della vegetazione. Se si interviene per spegnerli repentinamente, si interrompe questo processo lasciando a terra un grande accumulo di materiale secco che in futuro potrà produrre incendi ancora più grandi e di lunga durata.

La strategia seguita ora dai vigili del fuoco è quindi dedicata a controllare il perimetro degli incendi, in modo da assicurarsi che si diffondano nelle direzioni meno rischiose per la popolazione, attendendo che si estinguano naturalmente. È un lavoro molto complesso che richiede ottime conoscenze del territorio, del meteo e che viene svolto con continue rilevazioni aeree e satellitari dello stato di un incendio.

Venti
I venti di Santa Ana, che soffiano molto forti nel periodo autunnale portando aria secca dall’entroterra verso la costa, sono un ulteriore ingrediente della ricetta che porta ai grandi incendi californiani. Recenti studi hanno rilevato come le stagioni degli incendi siano sostanzialmente due: la prima da giugno a settembre è frutto di una combinazione di clima più secco e caldo, e che si sviluppa nella California occidentale, di solito nell’entroterra e a maggiore altitudine.

Una seconda stagione è invece attiva da ottobre ad aprile ed è alimentata proprio dai venti di Santa Ana. Spinti dalle grandi folate di vento, questi incendi si diffondono fino a tre volte più velocemente rispetto agli altri, facendo aumentare il rischio di raggiungere abitazioni e centri abitati, dove trasportano ceneri e frammenti ancora in fiamme. Se le piogge di ottobre non arrivano o iniziano a cadere con molti giorni di ritardo, come è successo quest’anno, i venti possono contribuire a ridurre ancora di più l’umidità e a essiccare territori già interessati da grande siccità. In condizioni simili, poche scintille sono sufficienti per avviare un incendio, che in poco tempo diventa di enormi dimensioni.

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