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  • mercoledì 3 ottobre 2018

Gli omicidi di giovani donne in Iraq

Una settimana fa è stata uccisa una modella molto popolare e critica con le norme più conservatrici dell'Iraq, e si pensa ci sia un legame con altre morti sospette

Tara Fares (AP Photo/Anmar Khalil)

Shimaa Qassem è una modella irachena molto popolare, vincitrice di un’edizione del concorso Miss Iraq e seguita da 2,7 milioni di persone su Instagram. Domenica ha pubblicato un video in cui ha detto di avere ricevuto minacce di morte: ha parlato di un messaggio di testo che diceva «sei la prossima». Non è raro per le celebrità ricevere minacce di morte sui social network, ma la minaccia contenuta nel messaggio è stata presa sul serio per via di una serie di assassini di giovani donne avvenuti di recente in Iraq, e che potrebbero essere collegati tra loro.

Lo scorso giovedì era stata uccisa a Baghdad Tara Fares, modella e star dei social media con 2,8 milioni di follower su Instagram: era stata colpita da tre spari in pieno giorno mentre era a bordo della sua Porsche bianca decappottabile. Fares – che diverso tempo fa si era trasferita da Baghdad a Erbil, nel Kurdistan iracheno, proprio per ragioni di sicurezza – era nota anche per essere molto critica verso la parte più conservatrice della società irachena.

Sul suo profilo Instagram pubblicava spesso foto che la mostravano truccata e con vestiti attillati, mentre sul canale YouTube postava tutorial di trucco, recensioni di ristoranti di Erbil e video che la mostravano cantare canzoni pop. Era capitato anche che criticasse la religione e i leader politici del suo paese. Come ha detto al New York Times Daryna Sarhan, fondatrice di un magazine di lifestyle a Erbil, «[Fares] faceva tutto quello cui sono contro i conservatori. Era solo una normale modella su Instagram, ma tutto ciò non è considerato normale nella nostra società».

Due giorni prima dell’omicidio di Fares, un’altra giovane donna erano stata uccisa in Iraq, nella città di Basra: si chiamava Suad al-Ali ed era un’attivista per i diritti umani. Ad agosto, invece, erano morte in circostanze misteriose due donne – Rafeef al Yaseri e Rasha al Hassan – che ricerche successive hanno mostrato che frequentavano gli stessi ambienti di Fares. La prima era una chirurga estetica che offriva i suoi servizi anche alle vittime di guerra e che veniva chiamata “la Barbie irachena”, mentre la seconda era proprietaria di un noto centro estetico di Baghdad.

Secondo alcuni, le recenti morti di giovani donne in Iraq sarebbero collegate tra loro. Il primo ministro iracheno, Haider al Abadi, ha detto di avere l’impressione che ci sia «un piano dietro questi crimini», anche se finora gli investigatori non hanno trovato prove che confermino questa teoria. Hana Adwar, attivista irachena per i diritti umani, ha detto al Washington Post: «Questi terribili crimini ci stanno preoccupando. Ci sono gruppi che vogliono terrorizzare la società attraverso l’uccisione di donne popolari e attiviste… e dire ad altre donne di abbandonare il loro lavoro e stare a casa». Per il momento comunque non si hanno certezze e la polizia irachena ha fatto sapere di stare proseguendo nelle indagini.

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