Come si indaga su un ministro

C'è una procedura lunga e complicata che prevede l'intervento del "tribunale dei ministri", e che da questa settimana riguarderà personalmente Matteo Salvini

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Da sabato il ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato dalla procura di Agrigento per i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Secondo i magistrati, Salvini potrebbe aver commesso questi reati impedendo per cinque giorni ai migranti che si trovavano a bordo della nave Diciotti della Marina militare di scendere a terra. I reati sarebbero stati eventualmente commessi da Salvini nell’esercizio delle sue funzioni di ministro, cioè come parte della sua attività istituzionale, e per questo la procedura a cui sarà sottoposto è particolarmente complessa.

Il tribunale dei ministri
Salvini è accusato di aver commesso un reato mentre era nell’esercizio delle sue funzioni di ministro: ordinando il blocco della nave in quanto ministro dell’Interno, Salvini avrebbe commesso un’azione che ha avuto conseguenze illegali. Se Salvini o un altro ministro fossero stati accusati di un reato comune, come una violenza privata, sarebbero stati indagati ed eventualmente processati normalmente; in questo caso però la procedura è diversa, e quindi non appena la procura di Agrigento ha iscritto Salvini nel registro delle notizie di reato, ha immediatamente dovuto sospendere le sue attività investigative.

La procedura prevede che la procura di Agrigento trasmetta gli atti al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo che, senza svolgere alcuna indagine, ha 15 giorni di tempo per farli arrivare al tribunale dei ministri, l’organo al quale spetta la prima decisione se procedere o meno con le indagini. È un tribunale particolare, che esiste in ogni distretto di Corte d’appello ed è composto da tre magistrati sorteggiati ogni due anni.

Nel caso di Salvini il presunto reato è stato commesso in Sicilia, ed è quindi competente il tribunale dei ministri presso la Corte d’appello di Palermo, dove al momento il tribunale dei ministri è formato da Fabio Pilato, giudice per le indagini preliminari; Filippo Serio, giudice per le indagini preliminari proveniente dal tribunale del riesame; e Giuseppe Sidoti, giudice della sezione fallimentare.

Il tribunale dei ministri ha poteri di indagine, può ascoltare testimoni e ha 90 giorni di tempo per svolgere le sue indagini, prolungabili di altri 60. Salvini potrà chiedere di essere sentito e presentare documenti e memorie difensive. Al termine delle indagini, il tribunale dei ministri avrà due scelte: archiviare il procedimento, una decisione definitiva e non appellabile, oppure trasmettere di nuovo gli atti alla procura che ha iniziato le indagini affinché quest’ultima chieda una seconda autorizzazione a procedere, in questo caso alla camera di appartenenza dell’indagato.

L’autorizzazione del Senato
All’articolo 96 la Costituzione descrive questo ulteriore passaggio per autorizzare il proseguimento delle indagini su un ministro. L’articolo recita: «il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale» (nel caso dei ministri non parlamentari, vota il Senato). Significa che se il tribunale dei ministri acconsentirà alla richiesta della procura di Agrigento, quest’ultima dovrà sottoporre una richiesta di autorizzazione al Senato, la camera a cui appartiene Salvini.

Se la maggioranza dei senatori dovesse negare l’autorizzazione, la procura dovrà rinunciare a proseguire l’indagine: Salvini sarebbe salvato dai suoi colleghi. Se invece la richiesta venisse approvata inizierebbero normalmente i tre gradi di giudizio previsti dalla giurisprudenza ordinaria.

In un’intervista al quotidiano Libero pubblicata oggi, Salvini ha detto che non chiederà al Senato di votare contro l’autorizzazione a procedere, ma questo non significa che il Senato concederà automaticamente l’autorizzazione. Diversi esponenti di Forza Italia hanno fatto capire di essere dalla parte di Salvini e con ogni probabilità il loro gruppo voterà contro l’autorizzazione a procedere, così come faranno i senatori della Lega. Il Movimento 5 Stelle, invece, potrebbe essere messo in difficoltà dalla necessità di scegliere come votare.

In ogni caso, se Salvini avesse davvero intenzione di rinunciare ai suoi privilegi da ministro, come ha detto a Libero, potrebbe comunque essere sottoposto a procedimento anche in caso di voto contrario da parte del Senato. Secondo il presidente del tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale, «il ministro potrà chiedere di essere sottoposto comunque a procedimento. È una scelta del ministro».