Monsanto è stata condannata a risarcire un malato di tumore

Con 289 milioni di dollari: una giuria a San Francisco ha stabilito che la multinazionale è responsabile del suo linfoma non Hodgkin

Dewayne Johnson, l'uomo che ha vinto la causa contro Monsanto sul glifosato, dopo aver ascoltato la sentenza durante il processo alla corte superiore di San Francisco, il 10 agosto 2018 (JOSH EDELSON / POOL / AFP)

Venerdì l’azienda di biotecnologia Monsanto, acquistata a giugno da Bayer, ha perso una causa contro un ex giardiniere malato di tumore che l’aveva accusata di essere responsabile delle sue condizioni di salute, ed è stata condannata a risarcirlo con 289 milioni di dollari, l’equivalente di 253 milioni di euro. L’uomo si chiama Dewayne Johnson, ha 46 anni e ha un linfoma non Hodgkin, un tumore del sistema linfatico, in fase terminale. Ritiene che la sua malattia sia stata causata dall’uso dell’erbicida Roundup, un prodotto di Monsanto a base di glifosato. È stata la prima persona a fare causa a Monsanto con questa accusa.

La sentenza contro Monsanto, emessa da un tribunale di San Francisco, dice che l’uso di Roundup ha causato il tumore di Johnson e che l’azienda è responsabile di non aver avvertito l’uomo dei rischi legati all’erbicida. Secondo la giuria del processo, Monsanto ha agito in malafede perché conosceva o avrebbe dovuto conoscere i rischi legati all’uso del glifosato. Gli avvocati di Johnson l’hanno convinta delle responsabilità di Monsanto portando come prova delle email scambiate tra alcuni dirigenti dell’azienda che, secondo gli avvocati, dimostrano che negli anni i pareri negativi degli esperti sugli effetti del glifosato sono stati ignorati e che gli studi scientifici favorevoli al suo uso sono stati diretti dall’azienda stessa. Gli avvocati hanno argomentato che Monsanto avrebbe «combattuto la scienza» per anni.

Il glifosato è uno degli erbicidi più usati al mondo: il suo uso è approvato in 130 paesi su più di cento colture diverse. Fino al 2001 Monsanto ne deteneva il brevetto di produzione, ma da quando è scaduta l’esclusiva la sostanza è stata utilizzata da numerose altre aziende, facendola diventare la più ricorrente negli erbicidi venduti in Europa. Monsanto ha sempre sostenuto che usare Roundup è sicuro e non causa tumori. Nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inserì il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. La decisione seguì uno studio dell’Agenzia Internazionale per la ricerca contro il cancro (IARC) secondo cui è probabile che il glifosato sia cancerogeno, nonostante non sia provato. Nel 2017 l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) aveva deciso di non classificare il glifosato come sostanza cancerogena perché riteneva che non ci fossero abbastanza prove per sostenerlo.

Johnson usò Roundup a partire dal 2012 nel suo lavoro di giardiniere per un istituto scolastico di Benicia, una località nella periferia di San Francisco. Jonhson ha tre figli e secondo i medici che lo seguono potrebbe avere solo qualche mese di vita. Negli Stati Uniti Monsanto deve affrontare altri quattromila processi simili: il primo inizierà quest’autunno a St. Louis, in Missouri. L’azienda ha detto che farà ricorso contro la sentenza del tribunale di San Francisco.

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