Una donna con una bambina, protette da una zanzariera in un ospedale di Mogadiscio, Somalia (Roberto Schmidt /AFP/Getty Images)

È stato approvato un nuovo farmaco contro la malaria

Serve per trattare una forma ricorrente della malattia ed è una grande speranza per ridurre i casi d'infezione nel mondo

Una donna con una bambina, protette da una zanzariera in un ospedale di Mogadiscio, Somalia (Roberto Schmidt /AFP/Getty Images)

Un farmaco per trattare una forma ricorrente di malaria è stato approvato negli Stati Uniti: è la prima volta in 60 anni per un farmaco di questo genere contro una delle malattie più diffuse e mortali al mondo. Il suo principio attivo – la tafenoquina – consente di eliminare il parassita che causa la malattia e che può rimanere inattivo nel fegato per lungo tempo, prima di causare recidive. I casi di malaria ricorrente registrati ogni anno sono circa 8,5 milioni, ora medici e ricercatori confidano di ridurne il numero grazie all’impiego del farmaco.

Il parassita Plasmodium vivax è il responsabile di una forma ricorrente di malaria, molto diffusa soprattutto nell’Africa subsahariana. Il contagio avviene attraverso le punture delle zanzare Anopheles, che trasportano il parassita da persone già malate a quelle sane. I farmaci usati finora per trattarla permettevano di eliminare il parassita dal sangue, ma una sua riserva rimaneva comunque nel fegato e poteva portare a un nuovo attacco entro i tre anni successivi alla prima infezione. Quando il parassita si riattiva, le persone interessate diventano nuovamente contagiose e possono trasmettere la malattia ad altri, se punte dalle zanzare.

Spesso le conseguenze più gravi riguardano i bambini. La malaria ricorrente mette più volte a dura prova il loro organismo, causando complicazioni che possono essere molto gravi, se non curate per tempo. Ogni attacco rende più deboli i pazienti di giovane età, causando ulteriori difficoltà. Gli attacchi ricorrenti fanno inoltre sì che i bambini perdano molti giorni di scuola.

La tafenoquina è in grado di rimuovere il Plasmodium vivax dai suoi nascondigli nel fegato, evitando quindi che possa riprendere l’attività e portare a un nuovo attacco di malaria. Ci sono già altri farmaci che possono essere utilizzati con questo scopo, ma richiedono l’assunzione di una pillola ogni giorno per un paio di settimane. I medici hanno osservato che in molti casi i pazienti non completano il trattamento, perché dopo qualche giorno iniziano a sentirsi meglio: il parassita non viene rimosso completamente e aumentano i rischi di soffrire di nuove ricadute. Il farmaco a base di tafenoquina deve essere invece assunto con un’unica dose, garantendo una maggiore efficacia fin dai primi trattamenti.

Il farmaco approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa statunitense che tra le altre cose si occupa della sicurezza dei farmaci, si chiama Krintafel ed è prodotto da GSK, una delle più grandi aziende farmaceutiche al mondo. Il suo principio attivo, la tafenoquina, è noto da decenni, ma solo negli ultimi anni grazie ad alcune esperienze sul campo è stato impiegato come soluzione per eliminare il parassita dal fegato.

Come tutti i farmaci, anche il Krintafel può causare effetti collaterali e impone alcune precauzioni d’uso. Il suo impiego è per esempio sconsigliato nei pazienti con carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, una condizione ereditaria che può portare ad alcune forme di anemia. Per questo motivo l’FDA ha approvato il farmaco raccomandando che siano eseguiti test sull’eventuale presenza della carenza enzimatica, prima di avviare il trattamento. Questo potrebbe essere un ostacolo alla diffusione del Krintafel in alcune aree dell’Africa, dove non è sempre possibile eseguire molti esami diagnostici. Altre precauzioni riguardano i pazienti con problemi psichiatrici, nel caso in cui siano necessarie alte dosi.

Nonostante le inevitabili controindicazioni, la tafenoquina è vista dalla maggior parte dei ricercatori ed esperti di malaria come una grande speranza per arginare la malattia, contribuendo anche a ridurre i contagi. L’approvazione da parte dell’FDA dovrebbe contribuire alla sua diffusione, perché di solito molti paesi attendono le decisioni dell’ente statunitense prima di procedere a loro volta con le approvazioni di nuovi farmaci.

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