15 libri letti dalla redazione del Post

Ve li consigliamo se siete in cerca di qualcosa da leggere per quest'estate: non sono tutti usciti di recente, non sono tutti romanzi, ma ci sono piaciuti molto

Alcuni dei libri che girano per la redazione del Post

Nei due periodi dell’anno in cui si pensa che le persone abbiano più tempo per leggere o voglia di farlo – le vacanze di Natale e l’estate – i giornali pubblicano liste di consigli di libri da leggere con maggior metodo e determinazione rispetto agli altri periodi. Non è sempre semplice trovare un criterio sensato per queste liste: quelle che parlano solo di libri usciti da poco possono essere utili per chi frequenta molto le librerie e legge tutto l’anno, ma un po’ riduttive per chi di solito non ha tempo e vuole usare quello che ha per leggere qualcosa che valga davvero la pena. Per questo le regole che ci siamo dati per questi consigli sono due e molto semplici: 1) consigliamo un qualsiasi libro che ci è piaciuto molto; 2) facciamolo in un paragrafo al massimo. Qualche redattore ha un po’ violato la seconda regola, mentre la prima l’hanno rispettata tutti.

Francesco Costa
Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo
Scegliendo il libro da portarsi in vacanza si rischia di concentrarsi solo sul contenuto e non sul contenitore. Grave errore. Siete sicuri che sia proprio il caso di portarvi in viaggio – e quindi nello zaino, in borsa, tutti i giorni – quel romanzone da 400 pagine? E anche se usate un e-reader, siete sicuri che quel romanzone sia il libro più adatto per la lettura inevitabilmente spezzettata, spensierata e prona alle distrazioni della spiaggia? Questo libro, uscito qualche anno fa, è lungo 136 pagine e pesa 40,8 grammi. È anche molto bello, e perfetto per le vacanze: vi darà anche molti argomenti di conversazione con chi avrete accanto. Se poi vi piace, c’è anche una specie di sequel.

Emanuele Menietti
Il problema dei tre corpi di Liu Cixin
Un progetto militare segretissimo è al lavoro per contattare intelligenze aliene da una base spaziale, allestita dalla Cina durante la rivoluzione culturale, ma le cose vanno molto diversamente dal previsto quando il segnale viene captato. È il romanzo più famoso di Liu Cixin, che ha introdotto nuovi temi e prospettive nella fantascienza, con particolare attenzione al futuro della Cina. Tra i suoi più grandi fan c’è Barack Obama.

Giulia Balducci
Orologi rossi di Leni Zumas
Ti piace se ti piacciono: le cittadine sull’oceano lontane da tutto in cui soffia il vento, piove molto e le leggende di mare fanno ancora parte della vita delle persone, le strade costiere e le case nel bosco, i romanzi con più protagonisti, tutti ugualmente importanti, Il racconto dell’ancella, le esplorazioni artiche, la difesa dei diritti riproduttivi, le storie in cui – alla fine – il personaggio a cui tieni di più sceglie di fare la cosa giusta (ti assicuro che non è uno spoiler, perché i personaggi principali sono quattro e fanno tutti la cosa giusta, nella personalissima e non necessariamente condivisibile prospettiva di Giulia Balducci).

Stefano Vizio
Le acque del nord di Ian McGuire
Qualcuno ha detto che le baleniere non le raccontavano così bene dai tempi di Melville, e in effetti questo nuovo romanzo di Ian McGuire il paragone lo cerca fin dalle prime pagine. Poi però a un certo punto lo si dimentica, perché la caccia alle balene occupa solo un piccolo pezzo della storia. Le acque del nord racconta in modo schietto ed esplicito il degrado umano indicibile raggiunto dall’equipaggio della Volunteer, man mano che la nave si spinge sempre più a nord nel circolo polare artico in cerca di cetacei che non ci sono. Uno di quei romanzi in cui i cattivi non sono in realtà anche un po’ buoni e i buoni sono solo personaggi un po’ meno cattivi. Era finito nei dieci migliori libri dell’anno del New York Times nel 2016 ed Einaudi l’ha pubblicato un paio di settimane fa in tempo per le vostre vacanze al mare.

Alessandro Lusitani
Il museo dei pesci morti di Charles D’Ambrosio
Sono otto storie brevi, tutte notevoli e almeno due perfette. D’Ambrosio, che in 23 anni ha pubblicato solo quattro raccolte, è noto soprattutto ai lettori del New Yorker, apprezzato e consigliato da molti colleghi scrittori, sempre vestito con camicie a quadri e spesso avvicinato a Raymond Carver per lo stile sobrio e pulito, ma che chi se ne intende chiama realismo sporco. È difficile parlare di una raccolta di racconti senza fare riassuntoni iper generali (parla di americani a vario titolo sconfitti nella vita, disadattati o rassegnati, che si arrabattano nelle loro vite anonime) o elenchi da quarta di copertina (ci sono un ritrovo di famiglia in uno chalet di montagna, la pesca e la caccia nei boschi dello stato di Washington, l’esaurimento nervoso di uno sceneggiatore, un falegname che costruisce i set dei film porno, tra Seattle e una riserva indiana), quindi ho fatto entrambe le cose.

Si può interrompere e riprendere, ed è buono per chi cerca qualcosa di contemporaneo nella narrativa americana; consigliato da uno che non è fan né di Carver, né di racconti brevi, né di camicie a quadri.

Arianna Cavallo
Città sola di Olivia Laing
Se anche voi finite per comprare un libro, appassionarvi per 50 pagine, iniziarne un altro, dimenticarvi del primo e ritrovarvi con decine di storie iniziate e lasciate in brandelli, potreste trovare un po’ di sollievo in Città sola: per me uno dei pochi che negli ultimi mesi ha vinto le distrazioni dei tanti film, articoli e romanzi a portata di mano. Forse perché è già un libro a brandelli tenuti insieme dalla voce dell’autrice, che si è trovata a lungo sola nell’ammasso umano, caotico e spietato di New York come gli artisti di cui racconta la vita, le intuizioni e le diverse solitudini: Andy Warhol, Edward Hopper, David Wojnarowicz, Henry Darger, Josh Harris e altri ancora. Vi legheranno gli aneddoti su personaggi che pensavate di conoscere, l’inquietudine o il conforto di opere d’arte sconosciute o riscoperte con occhi nuovi, e capirete qualcosa di più sul mondo, su di voi, su chi vi osserva da lontano.

È insieme un memoir, un saggio e una raccolta di storie, coinvolgente per trama e scrittura come il migliore dei romanzi e illuminante come la più scrupolosa delle ricerche; è perfetto da portarsi dietro in un weekend solitario, e pieno di aneddoti da condividere con chi vi accompagna in vacanza, ma soprattutto è un libro-viaggio, che vi farà girare il mondo mentre affrontate il caldo con le finestre socchiuse e le tapparelle abbassate nella vostra stanza.

Gabriele Gargantini
Ciò che conta è la bicicletta di Robert Penn
È scritto da un appassionato di biciclette che decide di farsi fare una bicicletta su misura. Ma vuole la bicicletta perfetta, scegliendo ogni pezzo dai migliori al mondo a fare quel pezzo. Intanto parla del ciclismo eroico, dell’eruzione del 1815 del vulcano Tambora, di saldature con elettrodi di tungsteno, della Campagnolo di Vicenza e dei suoi movimenti concatenati. Storia, fisica, meccanica, estetica, chimica e sociologia, ma soprattutto biciclette. Mi mancano una cinquantina di pagine, ma non penso diventerà improvvisamente brutto.

Luca Misculin
La legge del fiume di Colum McCann
Se vi piacciono i romanzieri irlandesi che parlano di Irlanda e sigarette e prati-spazzati-dal-vento e tragiche storie familiari, questo libro fa per voi. Aggiungeteci che McCann è un talento vero: collabora da tempo con il New Yorker e scrive romanzi da quando ha poco più di vent’anni. La storia parla soprattutto di un padre molto anziano e un figlio distante. Si ritrovano a vivere insieme per una settimana in un paesino sperdutissimo, ma non si ricordano più come si fa. A mediare fra loro due ci pensava la madre, che un giorno se n’è andata e non l’ha più vista nessuno. Nel giro di duecento pagine, non si sa bene come, finisce che la protagonista diventa lei. Lo consiglio a quelli che si ritirano come eremiti nella seconda casa dei genitori o dei nonni: è un libro che va letto in silenzio.

Giulia Siviero
Sul filo del tempo (Women on the edge of time) di Marge Piercy
La fantascienza viene spesso considerata un genere letterario maschile, ma ci sono moltissime autrici che l’hanno invece pensata come un rifugio da cui costruire un radicale cambiamento e immaginare un altro mondo. Le autrici di science fiction hanno dunque contribuito a rendere evidenti i legami di potere, per decostruirli.

Nel suo romanzo, scritto nel 1976, Marge Piercy lavora su vari piani, presente, passato e futuro: Connie, la protagonista, è una donna che è stata costretta ad abortire e che è stata sterilizzata contro la propria volontà. Viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico perché non creduta quando reagisce a una violenza. Qui oltre che privata della libertà di decidere del proprio corpo tentano di controllare e plasmare anche la sua mente e le sue emozioni, ma trova una via di fuga quando attraverso un’altra donna entra in contatto con una società utopica rispettosa dell’ambiente, in cui tutte le decisioni sono prese in modalità collettiva e in cui la riproduzione è stata separata dalla sessualità: per ripensare e organizzare diversamente il lavoro di cura, la divisione del lavoro, i riferimenti identitari e di conseguenza per svuotare di senso ogni pulsione razzista e sessista. A questa utopia corrisponde la distopia della New York del futuro con cui Connie entra in contatto per un errore: qui le donne sono state divise in due categorie (le riproduttrici e le intrattenitrici) e la tecnologia è diventata uno strumento di potere e di oppressione.

Pietro Cabrio
Tokyo Express di Matsumoto Seicho
È un noir giapponese scritto e ambientato negli anni Cinquanta e originariamente pubblicato a puntate su un quotidiano. La storia segue due investigatori, uno giovane di Tokyo, l’altro più anziano e del posto, convinti che non sia stato un suicidio a far ritrovare in una baia i corpi avvelenati di un uomo e di una donna. Con tempi molto lunghi che seguono i ritmi di un paese ancora arretrato, gli ultimi giorni della coppia vengono ricostruiti su orari, tratte e coincidenze ferroviarie, dato che l’ultima volta che sono stati visti assieme, i due stavano salendo su un rapido per Tokyo. La quantità di dettagli messa insieme per ricostruire il caso è impressionante e riportata con l’arte giapponese della precisione. Ne viene fuori un racconto distensivo che percorre il Giappone in treno, e alla fine tutto si scioglie.

Davide Maria De Luca
A Very British Coup di Chris Mullin
Che cosa succede quando il popolo elegge un governo che ha un programma che fa rizzare i capelli a tutte le persone di buon senso, come uscire dalla NATO o nazionalizzare le ferrovie? Non c’è che una soluzione: la parte più saggia e previdente dell’establishment organizza un discreto e poco appariscente colpo di stato. Secondo molti questo romanzo fantapolitico di Chris Mullin, scritto nel 1982, ha anticipato l’ascesa di Jeremy Corbyn. Ma qualcuno potrebbe dire che parla anche dell’Italia nel 2018.

Ludovica Lugli
Laëtitia o la fine degli uomini di Ivan Jablonka
Vi siete mai sentiti in colpa per aver provato interesse per un caso di cronaca nera? Questo libro ne racconta uno e mostra come se ne possa parlare per capire delle cose sulle persone e sulla società. Il caso in questione è quello di Laëtitia Perrais: una cameriera di 18 anni che fu uccisa nel 2011 da un pregiudicato che conosceva appena. Se ne parlò molto in Francia: il corpo di Perrais non fu trovato per settimane, Sarkozy cercò di irrigidire le leggi sul carcere sfruttando il caso e ci fu un grosso sciopero dei magistrati. Poi si scoprì che la gemella di Perrais subiva degli abusi sessuali da parte dell’uomo che faceva da padre affidatario a entrambe. Con il metodo di lavoro degli storici Jablonka ha ricostruito tutta la storia e il contesto in cui è avvenuta, la «Francia periferica». Secondo lui, Perrais è morta e il suo assassino l’ha uccisa anche perché la società – i servizi sociali, la giustizia, la scuola – non era stata capace di evitarlo.

Giovanni De Benedictis
Chronicles Volume 1 di Bob Dylan
Perché il premio Nobel per la letteratura del 2016 ha scritto anche un grande romanzo, un’autobiografia imperfetta e a tratti zoppicante, ma realmente auto e per questo ancora più interessante. Aveva scritto già un altro libro da ragazzo, Tarantula, dove si esibiva in un’illeggibile prosa beat. Questo invece lo ha pubblicato nel 2004, quando aveva 63 anni. È il libro di una persona alla fine di un cammino, che si guarda indietro senza nostalgie, raccontando tre momenti e tre luoghi della sua vita (New York, il Minnesota e New Orleans), in tre capitoli che sembrano tre quadri, dove il non detto riempie di immagini la testa del lettore. Si chiama Chronicles Volume 1 perché doveva esserci un Volume 2, ma forse non ci sarà mai: un altro non detto, un altro spazio vuoto sulla tela.

Gianni Barlassina
Tutto quello che è un uomo di David Szalay
Non è un libro che cambia la vita (ne esistono davvero, poi?) ma se preso nel verso giusto tiene buona compagnia per qualche giorno e dà da pensare per qualche altro. Il verso giusto, in questo caso, è quello in cui non ci si lascia infastidire da personaggi antipatici e dai loro pensieri sgradevoli; dal racconto delle piccole cose odiose che un po’ a tutti capita prima o poi di fare o di dire. È un libro che può essere colpevolizzante o assolutorio. Storie di maschi in momenti diversi delle loro vite, raccontate per poche pagine prima di passare a quella successiva. Funziona meglio se letto dall’inizio fino alla fine senza dimenticarlo sul comodino. Una parentesi da aprire e chiudere come i brevi capitoli di cui è composto.

Elena Zacchetti
La strada di Cormac McCarthy
Per chi come me non si ricorda le storie dei libri che ha letto sei mesi prima, La strada è meraviglioso per due ragioni. 1) Perché tra 10 anni mi ricorderò che ho pensato: ma come si fa a scrivere un libro così bello parlando solo di un padre e un figlio che camminano in un mondo che non c’è più? 2) Ho letto l’ultima pagina su una bellissima spiaggia greca, senza nessuno intorno, e c’erano moltissimi motivi per essere proprio ma proprio felice; e mi sono commossa lo stesso.

Come sedicesimo libro, uno consigliato dal peraltro direttore del Post:

Luca Sofri
Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas
Ok, io non avevo mai letto Il conte di Montecristo, e piantiamola lì. Mi limitavo a due idee di massima sul libro: che fosse un libro e che raccontasse di lui in questa grotta in un’isola. Mi sbagliavo su entrambe: è un LIBRONE e la cosa dell’isola è solo un episodio dei molti del romanzo. È successo che due estati fa mi sono dedicato a sapere qualcosa delle tante cose di cui sono ignorante, approfittando della funzione “invia l’estratto” di Amazon, e dopo avere cominciato Il conte di Montecristo non sono riuscito più a smettere (e non finiva mai!), come mi capitava anni fa solo con Grisham e Crichton.

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