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  • sabato 19 maggio 2018

Il vescovo del commentato sermone del matrimonio reale

Si chiama Michael Curry, è americano, ha una storia notevole e ha sorpreso tutti per il suo stile appassionato

Il vescovo Michael Bruce Curry durante il sermone che ha tenuto al matrimonio del principe britannico Harry e di Meghan Markle nella cappella di St George, nel castello di Windsor, 19 maggio 2018 (Owen Humphreys / POOL / AFP) (Photo credit should read OWEN HUMPHREYS/AFP/Getty Images)

Uno dei momenti più commentati della cerimonia di matrimonio tra il principe britannico Harry e l’attrice americana Meghan Markle è stato il sermone di Michael Curry, vescovo di Chicago e primo afroamericano a capo della Chiesa episcopale americana. Pronunciato nello stile dei predicatori afroamericani, il sermone – di cui potete leggere la trascrizione qui – ha attirato molta attenzione per il suo stile appassionato e “emotivo”, diverso da quelli a cui avevano abituato gli altri matrimoni reali. Curry ha cominciato il suo sermone citando un salmo della Bibbia e poco dopo Martin Luther King. Ha anche parlato di Instagram e Facebook all’interno di una lunga metafora che accostava il potere dell’amore a quello del fuoco.

Markle, che è californiana, è nata da un padre bianco e una madre afroamericana, e in molti hanno sottolineato che il matrimonio si è distinto per le molte persone nere ad avere avuto un ruolo centrale: come Sheku Kanneh-Mason, 19enne talentuoso violoncellista che ha suonato tre brani in chiesa alla fine del matrimonio, e il Kingdom Choir, un coro gospel, che ha cantato “Stand By Me”.

Curry è stato scelto per tenere un sermone durante il matrimonio su consiglio dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, che insieme al decano di Windsor David Conner ha celebrato la cerimonia. L’annuncio che avrebbe partecipato al matrimonio aveva stupito gli osservatori di cose reali, visto che prima delle nozze il principe Harry e Markle non conoscevano Curry.

Curry ha 65 anni e guida la Chiesa episcopale americana dal 2015. È una chiesa anglicana, nata quando gli Stati Uniti diventarono indipendenti: ha tuttora uno stretto legame con la Chiesa d’Inghilterra, la cui governatrice suprema ufficialmente è la regina Elisabetta II. Anche negli Stati Uniti Curry è noto per il suo stile di predica melodrammatico, spesso contenente riferimenti politici – non di rado critici nei confronti dell’amministrazione di Donald Trump – e commenti autoironici.

Nato a Chicago, Curry è cresciuto nello stato di New York e discende da una famiglia di schiavi. Sua madre era battista, ma era passata alla Chiesa episcopale dopo aver letto un libro di C.S. Lewis, lo scrittore americano noto soprattutto per Le cronache di Narnia. Anche il padre di Curry era un predicatore battista, così come la sua famiglia, e a sua volta si è convertito. Fu anche un attivista dei diritti civili che si batté contro la segregazione razziale nelle scuole di Buffalo, nello stato di New York.

Curry è sposato e ha due figlie. Fu ordinato sacerdote nel 1978 e negli anni servì come tale in diverse parrocchie in giro per gli Stati Uniti; è vescovo dal 2000. È stato uno dei primi vescovi a permettere le celebrazioni di matrimoni tra persone dello stesso sesso nelle chiese del North Carolina. Sulla questione dei matrimoni gay, peraltro, la Chiesa episcopale si è allontanata dalla Chiesa d’Inghilterra, dopo aver deciso ufficialmente di sposare persone dello stesso sesso nel 2015. In quell’occasione Welby fu molto critico nei confronti della Chiesa episcopale, ma lui e Curry rimasero amici. Entrambi sono sostenitori di un ammodernamento delle chiese anglicane.

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