• martedì 8 maggio 2018

Come non uccidere una pianta da appartamento

Una guida per scegliere le più adatte e resistenti, imparare come e quando rinvasare, trovare un buon manuale e un vaso bello da vedere

Una pianta di aloe vera (Remo Weber/Flickr)

Tra i vari criteri con cui si possono dividere le case, ci sono le piante: ci sono le case con le piante e le case senza piante. Questa piccola guida, messa insieme consultando altre guide online e cartacee, è pensata per chi vive in una casa senza piante ma vorrebbe vivere in una casa con le piante; e in particolare con piante da appartamento, cioè da interno. Prendersi cura di una pianta non è impossibile se si impara partendo dalle basi e dalla scelta di una pianta difficile da uccidere: proprio da questo aspetto comincia la nostra guida, che poi prosegue con vari consigli su vasi, annaffiatoi e altri oggetti utili, ma anche manuali per tenere le piante in casa e qualche profilo di Instagram da seguire per trovare ispirazione.

Quale pianta scegliere, per cominciare

La maggior parte delle guide online per imparare a tenere piante in casa consigliano alcuni tipi di piante più difficili da uccidere. Ovviamente tra queste ci sono le piante grasse, che hanno bisogno di poca acqua. Se però il vostro obiettivo è imparare a prendervi cura di una pianta che comunque qualche attenzione la richiede, potete cominciare con una Zamioculcas Zamiifolia. In inglese viene chiamata “ZZ plant” per via del suo nome scientifico, in Italia è comunemente chiamata “zamia”, anche se è un nome improprio: le zamie sono un genere di piante americane con caratteristiche intermedie tra le palme e le felci e la Zamioculcas Zamiifolia, originaria della Tanzania, in Africa, è stata chiamata così perché la disposizione delle sue foglie assomiglia a quelle delle piante del genere Zamia.

È una pianta con diversi fusti carnosi che spuntano direttamente dal terreno e arrivano all’altezza massima di circa 60 centimetri; le sue foglie sono carnose e lucide. Secondo Jane Perrone, giornalista britannica che produce On the Ledge, un podcast sulla cura delle piante da appartamento, la Zamioculcas «può essere lasciata per mesi in una credenza» senza morire.

L’autorevole Manuale delle piante da appartamento del botanico David Gerald Hessayon, pubblicato per la prima volta nel 1960 nel Regno Unito e da allora sempre ristampato, dà queste istruzioni per la cura della Zamioculcas:

Temperatura: calda o medio-calda, non inferiore a 16°C in inverno.
Esposizione: lieve ombra.
Annaffiatura: limitata in inverno; fare asciugare la parte alta del terriccio prima di riannaffiare.
Umidità atmosferica: nebulizzare ogni tanto le foglie.
Rinvaso: in primavera, se necessario.

Un’altra pianta facile da gestire per chi non ne ha mai avuto una è l’aspidistra, chiamata anche “pianta di ferro” per le sue capacità di sopravvivenza. È originaria dell’Asia orientale e dell’Africa, può raggiungere un’altezza di circa 70 centimetri e ha foglie larghe di colore verde intenso e lucide, striate di bianco in alcune specie, che però sono più delicate. Se l’avete già sentita nominare è probabile che sia per via del romanzo di George Orwell Fiorirà l’aspidistra (Keep the aspidistras flying, in originale), in cui questa pianta è un simbolo della classe media ma anche oggetto di maltrattamento da parte del protagonista.

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Keep the #Aspidistras flying.

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Il manuale di Hessayon dà queste istruzioni per prendersene cura:

Temperatura: medio-calda; mantenere al fresco, ma evitare le gelate in inverno.
Esposizione: non al sole diretto, tollera anche scarsa luminosità.
Annaffiatura: regolare dalla primavera all’autunno, moderata in inverno.
Umidità atmosferica: sopporta l’aria secca, ma ogni tanto bagnare le foglie.
Rinvaso: ogni quattro o cinque anni, in primavera.

Detto questo, un altro consiglio degli esperti per cominciare a tenere piante in casa è non comprare tante piante tutte insieme, presi dell’entusiasmo: è meglio cominciare con una o due per prenderci la mano e riuscire a tenerle d’occhio per accorgersi in fretta se c’è qualche problema. Nel caso non vi piacessero la pianta ZZ e l’aspidistra, i redattori del Post un po’ più appassionati di piante (e, bisogna dire, non troppo abili a tenerle in vita lo stesso) vi consigliano la Beaucarnea recurvata e l’Aloe vera, come altre piante difficili da uccidere.

La prima, un piccolo alberello con lunghe foglie di cui c’è un esemplare a casa del vicedirettore Francesco Costa, è una “pianta da abbandono”: immagazzina molta acqua nel tronco e per questo può sopravvivere a lungo anche se trascurata. La seconda, che probabilmente conoscete di fama come ingrediente di prodotti cosmetici, ha ottime capacità di ripresa: ricordate solo che non le piace la luce solare diretta.

Se volete acquistare queste o altre piante online un sito interessante da consultare è quello del vivaio le Georgiche di Brescia, che spedisce piante e strumenti per coltivare in tutta Italia (gli ordini si possono fare attraverso il proprio account Amazon, per chi ce l’ha) e sia con il suo blog che con il suo profilo Instagram dà buoni consigli.

Cosa serve per prendersi cura di una pianta

In breve: vasi (di solito quelli in cui vi vengono vendute le piante non vanno bene per ospitarle a lungo), terriccio, un annaffiatoio (per alcune persone averne uno carino può essere un incentivo a usarlo), una bottiglia spray per bagnare le foglie, e a seconda dei casi qualche altro oggetto su cui mettere i vasi. Poi in alcuni casi sono necessari strumenti più sofisticati, come le carote per irrigazione per quando non si è a casa per un po’ e lampade che favoriscono la crescita delle piante, oltre a pesticidi e fertilizzanti in caso di necessità.

Per quanto riguarda i vasi, la cosa migliore da fare per capire che dimensione devono avere è chiedere indicazioni al vivaista da cui si acquista la pianta in questione. Perrone suggerisce di rinvasare le piante nel vaso definitivo entro una settimana dall’acquisto, in modo da permettere alla pianta di acclimatarsi alla sua nuova sistemazione, dato che subire uno spostamento è sempre un po’ traumatico. Oltre ai classici vasi di terracotta, che solitamente si preferiscono perché assorbono l’acqua in eccesso (si possono acquistare anche su Amazon), potete valutare l’acquisto di un vaso di plastica pensato per una lunga permanenza: la redazione di Wirecutter, l’affidabile sito di recensioni di oggetti del New York Times, consiglia i vasi Saturn dell’azienda americana Bloem, fatti di plastica riciclata.

Non sono costosi, ci sono in vari colori e sono più leggeri dei vasi tradizionali, che è molto comodo quando bisogna spostare una pianta o metterlatra in un lavandino. Inoltre sono dotati di sottovaso incorporato: tenete conto che in generale i sottovasi servono per raccogliere l’acqua che non viene assorbita dal terriccio, quindi sono utili. Di Saturn ce ne sono di diverse misure: su Amazon quelli con diametro di 12,7 centimetri costano 5 euro, quelli con diametro di 25,4 centimetri 12,20 euro, quelli con diametro 30,5 infine 15,20 euro. L’unica controindicazione è che non vanno bene per piante molto alte e pesanti, proprio perché sono leggeri.

Per chi ha paura di dimenticarsi di innaffiare le piante, un’alternativa ai vasi comuni possono essere i vasi autoirriganti, che tendenzialmente si usano sui balconi. Funzionano grazie a dei serbatoi per l’acqua. Alcuni di questi vasi, ad esempio quelli di Lechuza, hanno un indicatore del livello dell’acqua che permette di controllare facilmente se ce n’è nella giusta quantità; per i primi tre mesi dopo il rinvaso bisogna annaffiare la pianta normalmente, dopodiché le radici si saranno allungate a sufficienza per prendere l’acqua dal serbatoio e basterà affidarsi all’indicatore per capire quando (molto meno spesso) e quanto annaffiare. Un altro vantaggio di questi vasi è che non hanno bisogno di un sottovaso. Il modello bianco qui sotto, uno dei tanti, costa 26 euro, ha un diametro di 27,9 centimetri ed è alto 25,4.

Per chi dà molta importanza al ruolo di oggetto d’arredamento delle piante – e quindi ha in mente vasi più ricercati – un altro oggetto utile può essere un porta vaso: se fate qualche ricerca approfondita su Etsy potreste trovarne di molto eleganti, fate solo attenzione alle dimensioni.

Per quanto riguarda il terriccio, per la maggior parte delle piante da appartamento va bene il cosiddetto terriccio universale, mentre quello da giardino è poco adatto perché rischia di diventare fangoso quando si annaffia. Fanno eccezione le piante grasse, o succulente, per cui è meglio scegliere un terriccio più sabbioso fatto apposta. Quando rinvasate una pianta, soprattutto se è di una specie che preferisce rinvasi molto distanziati nel tempo, potete acquistare un terriccio fatto apposta per il rinvaso, cioè più nutriente.

Tra gli annaffiatoi, Wirecutter consiglia il Bittergurka di Ikea, che costa 10 euro, ha un design semplice e al tempo stesso ricercato ed è molto capiente. Se non è il vostro genere la quantità di annaffiatoi tra cui potete scegliere è vastissima. Tra i criteri per sceglierne uno – oltre al prezzo, alla facilità di riempimento e alla capacità – c’è sicuramente il gusto personale: conviene scegliere un annaffiatoio che ci ricordi di innaffiare. Tra quelli più piccoli, da un litro o poco più, adatti per piante da appartamento, e non molto costosi, alla redazione del Post sono piaciuti questo bianco, questo di acciaio e questo con uno stile da giardiniere britannico d’altri tempi, che ha anche una rosetta rimovibile per innaffiare a pioggia.

Per quanto riguarda il quanto e il quanto spesso annaffiare la vostra pianta, dipende ovviamente dal tipo di pianta che avete scelto e dalla stagione (è vero che sono piante che stanno in casa, ma riscaldamento e aria condizionata hanno effetti anche su di loro): in generale è bene sapere quanto deve essere umido il terriccio della vostra pianta e toccarlo regolarmente per assicurarsi che sia nelle condizioni più giuste. Il manuale di Hessayon spiega che bisogna:

Annaffiare al mattino; non annaffiare se il sole illumina direttamente il vaso. Il vaso deve stare su un gocciolatoio (sottovaso o vassoio) o in un portavasi impermeabile. Versare l’acqua lentamente, usando un annaffiatoio con beccuccio lungo. Mettere l’estremità del beccuccio sotto le foglie e vicino al bordo del vaso, versare piano l’acqua in modo che sia assorbita ovunque e, dopo 10 minuti, controllare. Se il gocciolatoio è asciutto, annaffiare di nuovo. Svuotare il gocciolatoio o il portavasi dopo circa 30 minuti.

Questo a meno che le vostre piante non siano di quelle che preferiscono ricevere acqua per immersione, come le orchidee: in generale per questo tipo di piante si può aspettare più tempo prima di ripetere l’operazione di irrigazione. Ci sono poi anche piante che preferiscono non ricevere l’acqua dall’alto, ma dal basso, cioè dal sottovaso: ad esempio i ciclamini. Chiedete informazioni al vostro fiorista di fiducia – o consultate un manuale – per avere informazioni specifiche sulla vostra pianta.

Invece per i periodi in cui siete fuori casa, se avete una pianta che deve essere annaffiata di frequente, potete usare una carota per irrigazione, cioè un oggetto da inserire nel terriccio e a cui collegare un recipiente pieno d’acqua. Per quanto riguarda il recipiente va bene una bottiglia di plastica opportunamente bucata, ma ci sono anche soluzioni più decorative. Se avete molte piante, gli esperti consigliano di lasciarle tutte insieme in bagno, quando state via a lungo, disposte sopra a un vecchio asciugamano bagnato, che fornisca loro l’umidità necessaria, a meno che non siano piante grasse.

Oltre all’annaffiatura ci sono altri modi con cui bisogna fornire acqua alle piante: quello più diretto è la nebulizzazione, che consiste nello spruzzare acqua sulle foglie al mattino, l’altro è il raggruppamento delle piante tra loro, visto che stando vicine ogni pianta beneficia dell’umidità creata dalle altre. Per nebulizzare basta una qualsiasi bottiglietta spray, ma a chi dà molto peso all’aspetto esteriore dei propri strumenti da giardinaggio e apprezza il già citato stile da giardiniere britannico d’altri tempi, questi nebulizzatori metallici potrebbero piacere molto.

I nebulizzatori sono utili anche per pulire le foglie delle piante: è una cosa che va fatta di tanto in tanto con le piante da appartamento perché la polvere le rovina e ne ostruisce i pori, creando una barriera per la luce, che è ciò che le tiene in vita. Per pulire le foglie, cosa che va fatta sempre al mattino, si può usare anche una spugna se si ha un tocco delicato. Non serve asciugarle, perché l’acqua viene assorbita nel corso della giornata. Se sono molto sporche, prima di bagnarle è bene togliere la polvere con un panno.

Ricordate comunque che l’acqua e la pulizia non sono sufficienti per avere piante davvero rigogliose: ogni tanto, in primavera, estate e autunno bisogna dare loro anche del fertilizzante, ad esempio quello di Baby Bio, un marchio storico. Non deve essere molto, ma lo devono ricevere in modo regolare, dicono gli esperti. Se avete paura di dimenticarvi di farlo potete usare dei granuli o dei bastoncini a lento rilascio, che concimano automaticamente quando annaffiate la pianta.

Se le vostre piante sono infestate da creature parassite come le cocciniglie, gli afidi e i ragnetti rossi, può bastare lavare le foglie con acqua e sapone (o con un alcolico) e poi risciacquarle, per liberarvene: cercate informazioni sul particolare parassita da cui hanno subito un attacco e in ogni caso isolate il più a lungo possibile le piante infestate da quelle sane. Se non riuscite a sbarazzarvi dei parassiti con i metodi più semplici, un pesticida e fungicida consigliato da Wirecutter perché non tossico per persone e animali, se usato correttamente, è l’olio di neem che viene ricavato dai semi di una pianta asiatica, l’Azardirachta indica. Mescolato ad acqua saponata può essere spruzzato sulle foglie con un nebulizzatore.

Altri oggetti per la cura delle piante, meno indispensabili dei precedenti

Se vivete in una casa un po’ buia e vi sembra che le vostre piante ne soffrano potete acquistare una lampada LED per favorire la fotosintesi: questa ha un gancio per essere attaccata a un ripiano e costa circa 20 euro; anche Ikea ne vende una, pensata soprattutto per le erbe aromatiche. Se volete misurare quanta luce ricevono le vostre piante per capire se è abbastanza, potete farlo facilmente scaricando applicazioni apposite sullo smartphone: ce ne sono molte, cercate “light meter”.

Altre piccole cose che potrebbero servirvi: nastro di velcro per poter sorreggere foglie e rami delle vostre piante usando degli stecchi; etichette di plastica da mettere nel terriccio per ricordarvi la specie della vostra pianta (o darle un nome); un animaletto di plastica di Schleich da appoggiare sul terriccio solo perché è decorativo e divertente.

Libri, blog e profili Instagram per imparare qualcosa sulle piante da appartamento

Oltre al già citato manuale di D.G. Hessayon, negli ultimi mesi sono usciti due diversi libri con lo stesso titolo che potrebbero farvi da guida: il titolo è Come non uccidere le tue piante, uno è stato scritto dalla giornalista esperta di giardinaggio Veronica Peerless ed è stato pubblicato da Rizzoli, l’altro è stato scritto dalla fiorista londinese Nik Southern e pubblicato da Corbaccio. Entrambi contengono moltissime informazioni dettagliate e un catalogo di piante da appartamento da consultare per sceglierne una. Il Come non uccidere le tue piante di Peerless è più economico e dopo una parte introduttiva iniziale è diviso in schede con consigli specifici per 119 diverse piante: assomiglia abbastanza alla struttura del manuale di D.G. Hessayon, ma è meno formale.

Il Come non uccidere le tue piante di Southern invece è più un saggio sulle piante da appartamento che un semplice manuale: ci sono alcune schede su piante specifiche, ma tra l’una e l’altra ci sono consigli molto lunghi e dettagliati più generali, oltre ad approfondimenti storici, culturali e scientifici sulle piante da interno e capitoli dedicati all’arredamento con le piante. La copertina dell’edizione italiana ha il titolo a caratteri cubitali e non è molto attraente, ma la grafica interna, ricca di fotografie e illustrazioni è accattivante.

Da sinistra, il “Come non uccidere le tue piante” di Peerless, il manuale di Hessayon e l’altro “Come non uccidere le tue piante”

Se per voi l’aspetto estetico di un manuale sulle piante è importante, c’è anche Botanica Urbana di Maaike Koster ed Emma Sibley: è un librone illustrato con acquerelli che dà informazioni su 70 diverse piante da appartamento. Manca di informazioni tecniche precise, ma quelle potete anche chiederle al vostro fiorista di fiducia o a un altro libro. Lo ha pubblicato la casa editrice L’ippocampo, per cui di recente è uscito anche Terrarium, una guida per la costruzione di terrari, cioè l’equivalente degli acquari ma con le piante: è un libro più tecnico, adatto a persone con già qualche dimestichezza con i vegetali, ma sempre bello da vedere.

A sinistra “Terrarium”, a destra “Botanica Urbana”

Per quanto riguarda i posti online in cui potete trovare informazioni e spunti sul mondo delle piante da appartamento, ci sono moltissimi profili Instagram e blog. Se leggete in inglese, un blog interessante sulle piante in generale è The Plant Hunter. Più sulle piante da appartamento invece c’è The Sill, un fiorista online americano che ha una pagina di domande frequenti e pubblica articoli sulle piante. Per quanto riguarda i profili Instagram, in giro per internet sono consigliati, oltre a quello di The Sill, quello del fotografo botanico folia_folia, Urban Jungle Bloggers e Mama Botanica, una youtuber olandese che si occupa di piante.

Un’alternativa per chi vuole solo coltivare una pianta di basilico

Negli ultimi anni sono nate molte aziende che vendono piccole serre idroponiche per piante aromatiche, cioè scatole di plastica dotate di un serbatoio per l’acqua e di una lampada a led abbastanza potente in cui disporre terriccio e semi, per poi aspettare. La lampada si accende e spegne a seconda delle necessità delle piante, per farle crescere il più velocemente possibile. Dal punto di vista del design i modelli più belli di serre idroponiche sono quelli dell’azienda finlandese Plantui, che però sono anche i più costosi: ce n’è uno in cui si possono far crescere fino a sei piante contemporaneamente, e uno da tre al massimo. Poi c’è quello dell’azienda americana Click & Grow che si trova a 75 euro, Garden Machine di TecnoAirSystem, un’azienda italiana, e quelli un po’ meno belli da vedere di AeroGarden.

Il business di quasi tutti i produttori di queste serre è simile a quello di chi vende macchinette per il caffè che funzionano con capsule o cialde: ogni modello di serra ha le proprie capsule di semi e terra arricchita di sostanze nutritive. Però ci si può ingegnare e usare semi comuni dopo il primo utilizzo. Lo svantaggio delle capsule è che costano molto di più rispetto alle piante che si trovano al supermercato, per fare un esempio. Questo discorso comunque non vale per Garden Machine, in cui potete piantare qualsiasi tipo di pianta.

Una pianta finta

Se dopo aver letto questa guida vi siete demoralizzati e pensate che sia troppo difficile tenere in vita una pianta da appartamento, potete sempre valutare l’acquisto di una pianta finta. Se poi pensate che sia troppo facile capire che non si tratta di un essere vivente, potete finanziare questo progetto su Kickstarter: l’idea è di produrre piante finte “un po’ marroncine”, quindi più simili a vere piante curate da vere persone, per un maggiore realismo.

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Disclaimer: su alcuni dei siti linkati il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi – che potrebbero variare di giorno in giorno rispetto a quelli indicati, in base alle offerte. Ma potete anche cercarli su Google.

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