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  • mercoledì 18 aprile 2018

Una scatola con dieci foto di Diane Arbus

È l'unica selezione curata dalla celebre fotografa americana, e affermò la percezione della fotografia come arte

Alla fine del 1969, durante gli ultimi anni della sua vita, la famosa fotografa americana Diane Arbus mise insieme dieci sue fotografie, scattate tra il 1962 e il 1967, in piccole scatole di plexiglass, con l’intenzione di venderne una serie di 50 edizioni a 1000 dollari ciascuna. Tra il 1969 e il 1971 (quando morì) stampò il materiale per otto delle 50 scatole che voleva realizzare, e ne vendette quattro mentre era ancora in vita: due furono comprate da Richard Avedon, una dall’artista Jasper Johns e la quarta da Bea Feitler, art director di Harper’s Bazaar, per la quale Arbus aggiunse un’undicesima fotografia, A woman with her baby monkey, N.J. 1971.

La versione di Feitler è ora alla base di una mostra allo Smithsonian American Art Museum di Washington D.C. (che la acquisì nel 1986). È importante non solo perché è l’unico portfolio, cioè una raccolta curata per il pubblico, di Arbus ma anche perché ebbe una grande importanza nel definire il successo della fotografa dopo la morte e nell’affermare la fotografia come una forma d’arte. La mostra si potrà visitare fino al 21 gennaio 2019.

Diane Arbus (1923 – 1971) è famosa soprattutto per i ritratti in bianco e nero di persone emarginate (nani, transessuali, nudisti, malati mentali e artisti del circo), che incontrava e fotografava per le strade di New York, nei parchi pubblici e nei locali. Dalla metà degli anni Sessanta Arbus iniziò a farsi conoscere ma il grande successo arrivò dopo la morte; questa selezione di dieci fotografie fu il primo passo in questo senso.

John Jacob, curatore della mostra, ha spiegato che il portfolio fu “centrale nella pionieristica transizione che Arbus stava facendo dai giornali” e che vide il portfolio come “un mezzo per raggiungere un livello di stabilità finanziaria e di identità artistica che il lavoro nelle riviste non le aveva mai permesso”.
Philip Leider, allora direttore dell’importante rivista d’arte Artforum, dopo aver incontrato Arbus e visto il suo portfolio disse: «Con Diane Arbus ci si poteva interessare o no alla fotografia, ma non si poteva più negare il suo status di arte. Ciò che ha cambiato tutto è stato il portfolio stesso». Nel maggio 1971, Arbus fu il primo fotografo ad essere inserito in Artforum, che mise anche il suo lavoro in copertina.
Morì pochi mesi dopo, a 48 anni: soffriva di depressione e si suicidò il 26 luglio 1971. Un anno dopo divenne il primo fotografo americano le cui opere furono esposte alla biennale di Venezia, sempre presentandole con la selezione del suo portfolio.

Il cognome di Arbus da nubile era Nemerov: nacque nel 1923 in una famiglia di ebrei russi emigrati a New York, proprietari di un grande magazzino sulla Quinta Strada. A 18 anni sposò l’attore Allan Arbus, con cui ebbe due figli. Il marito aveva lavorato come fotografo dell’esercito durante la Seconda guerra mondiale, iniziò la moglie alla fotografia regalandole una macchina fotografica nel 1941; poi aprirono uno studio insieme. Si separarono nel 1958 e divorziarono nel 1969, ma già nel 1956 Arbus aveva abbandonato lo studio per fotografare per giornali e riviste, come Esquire e Harpers Bazaar, e poi a progetti più personali, cominciando a ritrarre le persone stravaganti ed emarginate che incontrava in strada.

Tra le dieci foto in mostra ce ne sono alcune tra le più famose della storia della fotografa, come quella delle gemelle dal New Jersey, Cathleen e Coleen Wade (1967), che ispirarono poi le gemelle di Shining di Stanley Kubrick.