Le foto di Fausto Podavini premiate al World Press Photo

Mostrano l'impatto che la grande diga Gilgel Gibe III, in Etiopia, ha avuto sulle popolazioni locali


Ieri il fotografo italiano Fausto Podavini è stato premiato con il secondo posto nella categoria dei progetti a lungo termine del World Press Photo per il suo lavoro Omo Change, che mostra l’impatto sulle popolazioni locali della grande diga Gilgel Gibe III, costruita dalla ditta italiana Salini Impregilo nella Valle dell’Omo, in Etiopia.

La diga è in funzione dal 2015 dopo nove anni di lavori; è stata molto contestata dalle ONG e dai critici preoccupati per le conseguenze che avrebbe avuto sulle quasi 200 mila persone appartenenti ai diversi gruppi etnici della zona. Molti dipendono infatti dal fiume Omo, che nasce nell’altopiano centrale e sfocia nel Lago Turkana al confine con il Kenya, e dalla valle che attraversa e a cui dà il nome: per il pesce delle sue acque o per i pascoli e i raccolti nei terreni resi fertili dalle esondazioni del fiume.

Podavini ha visitato la Valle dell’Omo per sei anni, tra il 2011 e il 2017, e le sue foto parlano proprio di questi cambiamenti, come “della diminuzione della biodiversità, del calo dei livelli idrici nel lago Turkana e dello sfollamento dei popoli tradizionali che hanno vissuto per secoli in un delicato equilibrio con l’ambiente”.

La grande diga italiana in Etiopia

Negli ultimi anni l’economia dell’Etiopia è cresciuta a una media del 10 per cento l’anno ed è considerata la più dinamica di tutto il continente africano: la costruzione di questa grande diga fa parte del progetto per raggiungere lo status di “middle income country” entro il 2025, cioè diventare una nazione con un benessere paragonabile a quello di Cina o Turchia.

Podavini è nato nel 1973 a Roma, dove vive e lavora. Nel 2013 aveva vinto il primo premio nella sezione Daily Life del World Press Photo con un progetto sull’Alzheimer.

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