La birra artigianale ha raggiunto il picco?

Negli Stati Uniti forse sì, in Italia non lo sappiamo ancora: ma sicuramente c'è stato un rallentamento della crescita del mercato

(ANSA)

La crescente sensibilità per il cibo e per come viene realizzato si è portata dietro in tutta Europa un aumento dei locali che servono birra artigianale, cioè non prodotta con metodi industriali, e dei birrifici che la producono. Negli Stati Uniti, dove il consumo di birra artigianale ha preso piede diversi anni prima e oggi vale il 13 per cento del mercato complessivo della birra, l’espansione si è però fermata, e qualcuno ritiene che il mercato della birra artigianale abbia raggiunto il proprio picco.

«C’è stata una piccola decelerazione», ha spiegato recentemente al Washington Post Bart Watson, capo economista della Brewers Association, che rappresenta gli interessi di 7.200 birrifici americani. «Quando hai a che fare con un’industria che fattura decine di miliardi di dollari, è difficile che ogni anno si cresca a doppia cifra», ha detto Watson. I dati gli danno ragione.

Nel 2017 hanno aperto in tutto il paese un migliaio di nuovi birrifici, mentre 165 hanno chiuso; l’anno scorso a chiudere erano stati solamente 116 birrifici. I prezzi di varie qualità di luppolo, uno degli ingredienti principali delle birre artigianali americane, sono crollati. Fra 2013 e 2014 le vendite di birre artigianali erano cresciute del 18 per cento, ma tra 2016 e 2017 la crescita si è fermata al 5 per cento.

Per alcuni è colpa della saturazione del mercato: ormai l’offerta di birrifici che producono birra artigianale è talmente ampia che il mercato è molto più competitivo di qualche anno fa. Per altri c’entra più in generale la concorrenza di altre bevande alcoliche sempre più diffuse nel mercato americano come il vino e i superalcolici: in effetti, nel 2017 la produzione americana di birra di qualsiasi tipo è calata dell’uno per cento.

In Italia non siamo ancora arrivati a quel punto, ma anche da noi l’espansione dei birrifici artigianali sembra aver rallentato. Secondo un recente studio di Unionbirrai, un’associazione di categoria nata nel 1998, il numero di birrifici artigianali in Italia è cresciuto moltissimo fra il 2010 e il 2015 – passando da 254 a 616 produttori – ma da allora aumenta molto più lentamente.

Secondo la definizione di Unionbirrai, è artigianale un birrificio che «sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri». I beerfirm sono invece aziende che affittano impianti di produzione altrui.

Sul movimento dei birrifici artigianali italiani esistono comunque diversi altri dati incoraggianti, e che fanno pensare a un settore piuttosto solido. Secondo un comunicato diffuso dal presidente di Unionbirrai Alessio Selvaggio, «oltre il 60 per cento dei microbirrifici fattura oggi tra i 100 e gli 800mila euro l’anno. Uno su tre esporta all’estero, e la produzione ha superato i 500mila ettolitri l’anno», cioè circa il 3 per cento del mercato italiano delle birre.