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  • mercoledì 11 Aprile 2018

Il ricorso di sei “rider” di Foodora per essere assunti come dipendenti è stato respinto

Lo ha deciso il Tribunale del lavoro di Torino: è stata la prima causa intentata in Italia relativa alla cosiddetta "gig economy"

Il Tribunale del lavoro di Torino ha respinto il ricorso dei sei rider di Foodora, cioè i fattorini in bici che consegnano cibo a domicilio, che avevano intentato un causa di lavoro contro la società tedesca. Gli ex dipendenti avevano contestato l’interruzione improvvisa del rapporto di lavoro con Foodora, decisa dalla società dopo le proteste del 2016 per chiedere un trattamento economico e normativo più equo. Quella intentata dai sei rider è stata la prima causa di questo genere in Italia relativa alla cosiddetta “gig economy”, cioè l’economia dei lavoretti a chiamata che spesso diventa una cosa simile a un lavoro subordinato.

Decine di rider hanno affollato l’aula in cui si è celebrato il primo processo in Italia contro Foodora, il colosso tedesco  delle consegne di cibo a domicilio. Ad appoggiare la battaglia legale intentata da sei fattorini tanti colleghi anche di altre società concorrenti e alle prese con i problemi della cosiddetta “gig economy”, l’economia dei lavoretti a chiamata che per molti diventa un lavoro non dissimile da uno subordinato, per quanto precario.Proprio su questo punto avevano fatto leva durante il dibattimento gli avvocati Sergio Bonetto e Giulia Druetta, evidenziando condizioni di lavoro “con contratti privi di tutela, sotto ricatto e al di fuori dalle regole previste da qualunque attività lavorativa”.”Nella vicenda Foodora c’è stata una discriminazione, un comportamento lesivo della dignità dei lavoratori” – ha proseguito Druetta. I rider, attraverso i loro legali, contestano l’interruzione improvvisa del rapporto di lavoro, giunta dopo le proteste di piazza per le questioni relative alla paga oraria e chiedono il reintegro e l’assunzione, oltre al risarcimento e ai contribuiti previdenziali non goduti.

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Un rider di Foodora a Berlino (Sophia Kembowski/picture-alliance/dpa/AP Images)
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