Queste talpe non invecchiano come qualsiasi altro mammifero

A differenza di noi e degli altri animali, il tasso di mortalità delle talpe senza pelo non cambia man mano che diventano vecchie

(CGTN/YouTube)

L’eterocefalo glabro, per gli amici talpa senza pelo (Heterocephalus glaber), è un piccolo roditore noto per la sua resistenza al dolore, per la capacità di sopravvivere fino a quasi 20 minuti senza ossigeno e per ammalarsi molto raramente di cancro. Una nuova ricerca condotta su migliaia di questi animali tenuti in cattività ipotizza che le talpe senza pelo abbiano un’altra formidabile qualità, unica tra i mammiferi: non invecchiare. O meglio, non lo fanno con i ritmi e i modi tipicamente osservati nella maggior parte dei mammiferi, esseri umani compresi.

Operai e regine
Le talpe senza pelo vivono quasi esclusivamente in alcune zone desertiche dell’Africa orientale. Un esemplare adulto non supera i 13 centimetri, coda compresa, e i 35 grammi di peso. Fa eccezione la regina di ogni colonia, la femmina dominante: è l’unica a potersi riprodurre, arriva a pesare 80 grammi e genera di solito una ventina di piccoli con ogni gravidanza, accoppiandosi annualmente con tre maschi operai, che cambiano di volta in volta garantendo un minimo di diversità genetica. Questi animali conducono una vita sotterranea, in colonie che raramente superano gli 80 esemplari: operai e operaie lavorano alacremente per costruire cunicoli sottoterra, con reti di gallerie che arrivano a essere estese più di 70 metri. Gli operai sono a loro volta suddivisi a seconda degli incarichi che ricoprono: alcuni passano le giornate a scavare, altri a cercare cibo, altri ancora ad accudire i nuovi nati o a intrattenersi con la regina.

Lunga vita
Gli scienziati sanno da tempo che le talpe senza pelo vivono molto a lungo, superando l’aspettativa di vita di buona parte degli altri roditori della loro medesima stazza. Un topo in cattività vive in media 4 anni: gli eterocefali glabri sono un poco più grandi, quindi dovrebbero arrivare fino a 6 anni, ma invece la maggior parte di loro vive almeno il doppio, con esemplari che superano i 30 anni. Le regine, inoltre, si mantengono fertili anche in tarda età, cosa poco comune tra i mammiferi.

Rochelle Buffenstein, che lavora per l’azienda Calico fondata da Google per studiare e combattere l’invecchiamento, è una delle più grandi esperte al mondo di talpe senza pelo. Nella sua esperienza decennale ha raccolto una grande quantità di dati su questi roditori, a cominciare dalla data di nascita e morte di tutti gli esemplari con cui ha avuto a che fare in laboratorio, segnando se fossero stati uccisi per un esperimento, lasciati invecchiare naturalmente oppure offerti ad altri centri di ricerca per le loro sperimentazioni.

La legge dell’invecchiamento
Buffenstein ha pubblicato sulla rivista scientifica eLIFE un’interessante ricerca, dove spiega di avere notato che le talpe senza pelo non seguono la funzione di Gompertz-Makeham, un’equazione che viene utilizzata per descrivere il processo d’invecchiamento. Semplificando, la funzione dice che il rischio di morire aumenta esponenzialmente all’aumentare dell’età. Negli esseri umani, il rischio raddoppia ogni 8 anni da dopo che si compiono i 30 anni. La funzione può essere applicata a tutti i mammiferi in età adulta e negli anni si è confermata un valido strumento per calcolare il rischio in numerose specie.

Facendo i conti e basandosi sulle sue esperienze, Buffenstein ha però notato che la funzione di Gompertz-Makeham non si applica alle talpe senza pelo. Dopo avere raggiunto la maturità sessuale intorno ai 6 anni, questi animali hanno mostrato di avere un fattore di rischio piuttosto basso (1 probabilità di morire su 10mila al giorno), che è rimasto sostanzialmente invariato per il resto della loro vita (in alcuni casi è persino diminuito). Secondo Buffenstein, la sua analisi mostra un andamento “che va contro tutto ciò che sappiamo in termini di biologia dei mammiferi”.

La ricerca ha attirato molto interesse, ma i critici invitano a non arrivare a conclusioni troppo affrettate. Molte talpe sono state uccise o trasferite in altri laboratori, quindi solo una cinquantina di esemplari nello studio è vissuta per più di 15 anni. Lo studio mostra un andamento interessante, che però potrà essere confermato solo con dati più solidi su altri esemplari vissuti a lungo. Buffenstein ha comunque ricordato di avere prodotto una ricerca ampia, con più di 3mila dati, e che per valutare la funzione di Gompertz-Makeham in molti casi sono sufficienti un centinaio di esemplari di una data specie.

La longevità e i processi di invecchiamento delle talpe senza pelo devono essere ancora approfonditi. Studi precedenti hanno notato che questi animali riparano più efficacemente il loro DNA e hanno altri composti, come gli chaperon molecolari, che funzionano molto bene nel controllare attività e modi in cui si legano le proteine. Un’ipotesi è che questi roditori riescano a tenere meglio in ordine il loro DNA, evitando che si accumulino errori di trascrizione del codice genetico e danni tipici dell’invecchiamento, che a lungo andare fanno diminuire l’aspettativa di vita.

Naturalmente il fatto che non invecchino in modo ortodosso non implica che le talpe senza pelo siano immortali. Un’ipotesi è che i loro processi di invecchiamento inizino molto più tardi rispetto agli altri mammiferi. Potrebbero iniziare a invecchiare molto rapidamente dopo i loro 20-30 anni, a causa di processi che non sono ancora noti. Ulteriori analisi nel lungo periodo di questi animali potrebbero offrire nuovi indizi su come invecchiano e qual è la loro principale causa di morte naturale.

Studi di questo tipo potrebbero apparire poco utili o fini a se stessi, ma in realtà hanno una grande importanza per comprendere meglio come funziona l’invecchiamento, studiare le differenze dei suoi processi tra diverse specie compresa la nostra e, in futuro, sviluppare nuovi farmaci o terapie per rallentare il suo avanzamento o quello di particolari malattie.

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