“Bright” non è piaciuto ai critici, ma Netflix se ne frega

Sembra sia andato benissimo nonostante le stroncature, ma visto che i dati della società rimangono riservati non tutti ne sono convinti

Qualche giorno fa Netflix ha presentato gli ottimi dati sui suoi ultimi tre mesi del 2017. Ne hanno parlato in conferenza stampa Reed Hastings, il CEO di Netflix, e Ted Sarandos, responsabile dei contenuti prodotti e messi online. Numeri a parte, Hastings e Sarandos se la sono un po’ presa con i critici cinematografici e hanno detto che le loro recensioni non influiscono in alcun modo su quello che gli spettatori scelgono di guardare, e sui loro giudizi. In particolare, Hastings e Sarandos hanno parlato di Bright, un filmone d’azione e di fantascienza costatato 100 milioni di dollari, messo online il 22 dicembre e stroncato dai critici. Netflix non rende noti i dati su quante persone guardano cosa, ma Hastings ha detto che Bright è stato visto «più di quasi ogni altro prodotto originale, film o serie tv, prodotto da Netflix».

Bright è diretto di David Ayer, il regista di Suicide Squad (altro film che proprio non piacque a tanti critici). La sceneggiatura l’ha scritta Max Landis, quello di American Ultra e Victor Frankenstein, e i protagonisti sono Will Smith e Joel Edgerton. Interpretano due poliziotti di Los Angeles, solo che Edgerton è un orco. Il film è infatti ambientato in un mondo che è molto simile al nostro, solo che oltre agli uomini ci sono appunto orchi, fate, elfi, eccetera. Bright è stato, con buon distacco, il film più costoso fatto finora da Netflix, ed è anche il primo che avrà un sequel.

Il sito Rotten Tomatoes ha analizzato 87 recensioni del film e ha calcolato che solo il 26 per cento ne ha parlato in modo positivo. Nel sintetizzare l’opinione prevalente di tutte quelle recensioni, Rotten Tomatoes ha scritto: «Bright prova a unire satira sociale, atmosfere fantasy e una storia di poliziotti: fallisce su tutti e tre i fronti». Alissa Wilkinson di Vox ha scritto che «visivamente è tutto fangoso e ripetitivo» e la storia «annoia, confonde e offende pure un po’ quando si pensa a come tratta gli argomenti su cui vorrebbe passare per intelligente». David Ehrlich di IndieWire ha scritto: «Ci sono le cose brutte, ci sono le cose noiose e poi c’è Bright». Ehrlich si è detto sconvolto dal «modo pigro in cui il film rifiuta di esplorare e approfondire le sue premesse» e ha aggiunto che il dialogo finale è «punitivo, e vi farà chiedere che cosa abbiate fatto di male per meritarvelo».

Su Rotten Tomatoes votano però anche gli utenti normali, non solo i critici professionisti: la media del voto di 17mila di loro è di 4,2 su 5. Hastings ha anche fatto notare che i dati delle ricerche su Google di Bright dicono che sono state superiori a quelle del nuovo Jumanji, che è uscito nei cinema e ha incassato più di 100 milioni di dollari. E nonostante Netflix non comunichi dati, la società di ricerche Nielsen ha detto che tra il 22 e il 24 dicembre almeno 11 milioni di persone hanno visto Bright negli Stati Uniti: ma è solo una stima, che tra l’altro non tiene conto delle visioni da computer, tablet o smartphone.

Sarandos ha detto: «I critici sono una parte importante del processo artistico, ma sono un po’ scollegati dalla prospettiva commerciale di un film», mentre secondo Hastings sono «scollegati dal gusto delle masse». Ha detto che a Netflix interessano altri dati e che «i critici sono un gruppo di influencer che si rivolgono solo a una parte del pubblico». Nel marzo 2017 Netflix ha tra l’altro sostituito un sistema che permetteva di valutare i film o le serie tv dandogli un voto (da una a cinque stelle) con uno più semplice: pollice in giù o in su. Come ha notato Ashley Rodriguez su Quartz, le stelle portavano a esprimere un giudizio («come fanno i critici») mentre i pollici semplificano la cosa, e chiedono di esprimere un parare di gradimento, non un voto.

Negli ultimi mesi si è parlato in diverse occasioni della possibilità che Rotten Tomatoes (molto seguito negli Stati Uniti) abbia il potere di far andare male un film. Rodriguez ha scritto anche che guardando gli incassi americani di certi film potrebbe essere vero, ma ha aggiunto che non è quasi mai vero il contrario, perché molti film ben recensiti poi incassano poco. Bisogna anche tenere presente che Rotten Tomatoes è tutto in inglese, e non è poi così consultato all’estero, dove infatti capita, più che negli Stati Uniti, che film recensiti male incassino molti soldi.

Alle cose dette da Hastings e Sarandos ha risposto, tra gli altri, Adam B. Vary, critico cinematografico di BuzzFeed News, che ha scritto:

Per prima cosa, il compito di un critico non è predire quanto piacerà un film, ma giudicarne la qualità.

E poi, senza che Netflix fornisca numeri e contesto, il fatto che Bright  sia “uno dei suoi contenuti originali più visti di sempre” non vuol dire niente.

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