(AP Photo/The Messenger-Inquirer, John Dunham)

Fermi tutti: cos’è il “gelicidio”?

È una parola che esiste davvero e indica un preciso fenomeno atmosferico: e non ha niente a che fare con la morte e le altre parole che finiscono in -cidio

(AP Photo/The Messenger-Inquirer, John Dunham)

“Gelicidio” è una parola italiana che la maggior parte delle persone non usa con grande frequenza, ma che i giornali hanno deciso di utilizzare in questi giorni di freddo e prime nevicate, probabilmente per le stesse ragioni sensazionaliste per cui “bomba d’acqua” è stato sostituito a “temporale”. Nonostante l’assonanza con parole come “omicidio” o “femminicidio”, la parola “gelicidio” indica semplicemente un fenomeno atmosferico “per il quale l’acqua piovana, cadendo con temperatura inferiore a 0 °C (ma ancora liquida per soprafusione), si congela rapidamente a contatto degli oggetti colpiti, rivestendo tutto di ghiaccio liscio e limpido”. Ma ecco, “gelicidio” non è sinonimo di nevicata.

Il fenomeno del gelicidio in Italia è piuttosto raro, ma nelle regioni del Nord non è impossibile che si verifichi. Per la maggior parte delle persone la sua manifestazione più comune è quella legata al ghiaccio che si forma sui vetri e le carrozzerie delle auto dopo una pioggia invernale. Si parla di gelicidio, però, solo se il ghiaccio si è formato in certe precise condizioni e se appare come un sottile strato di vetro (altri nomi del fenomeno indicati dall’enciclopedia Treccani sono infatti “vetrone” e “vetrato”).

L’assonanza con “omicidio” e le altre parole che finiscono in “-cidio” è solo una coincidenza. Il sito dell’enciclopedia Garzanti spiega che gelicidio deriva dalla parola latina gelicidĭu(m), che a sua volta è un composto di gĕlu – che significa “gelo” – e il suffisso –cidĭum, che deriva da cadĕre e significa “cadere”. Il suffisso italiano “-cidio”, invece, deriva dal latino caedĕre, che significa “uccidere”.

Un’insegna congelata in Kansas, Stati Uniti, nel gennaio 2005 (AP Photo/Salina Journal, Ryan Soderlin)

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