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  • sabato 2 Dicembre 2017

Gomorra 3, cosa è successo nella quinta e sesta puntata

Un ripassino per chi si è perso dei pezzi, nella confusione degli episodi di ieri (per tutti gli altri: SPOILER)

Gomorra, la serie, è alla sua terza stagione. La quinta e la sesta puntata della serie tv ispirata dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano sono andate in onda venerdì su Sky Atlantic (le precedenti sono raccontate qui). Se le dovete ancora vedere fermatevi qui, che ci sono diversi SPOILER: se invece volete essere sicuri di non aver perso nulla (o cominciare in ritardo dalla settimana prossima), questo è quello che è successo in queste due puntate. Le prossime andranno in onda venerdì prossimo.

Quinta puntata
Le storie a questo punto si radunano: quella di Ciro, quella di Genny, e quella dei giovani camorristi hipster di Enzo, ultimi arrivati. Genny, senza che gli autori gli diano un attimo di riposa, riappare subito e si presenta da Ciro nella sua pensioncina per una scena d’amore complice tra i due – “siamo io e te” – che da sola racconta un po’ tutto quello che succederà per almeno un paio di puntate. I due stanno per riconquistare tutto, insieme: ma dobbiamo seguire tutto il percorso. Che passa per la banda di Enzo, che se la cava con qualche rapina di camion e la coltivazione di marijuana in una vecchia chiesa abbandonata: ma Ciro ha progetti per loro, sono la sua armata Brancaleone, e gli progetta una improbabile rapina da film americano (azioni coordinate, esplosivo, buchi nei muri) con cui portare a casa un primo capitale per rimettersi nel giro della droga, con l’aiuto di certi nuovi rapporti di Genny (ci ha messo un attimo) con dei fornitori balcanici.

Vediamo passaggi di successiva esaltazione infantile di Enzo “Sangueblù”, e devozione nei confronti di Ciro, che gli ordina di avere pazienza per i grandi progetti: ma scopriamo anche le tensioni con sua sorella che gli ricorda il patto fatto da lei e sua madre al boss Arenella – dopo l’uccisione del padre – di non cercare più rogne. Enzo si ribella alla sorella/mamma (“chell’ t’hann’acciso ‘o padre e nun t’hanno lasciato manc’o corp’a sutterra’”) e le dice che il patto non l’ha fatto lui. E tutti via con gli scooter.

Sesta puntata
L’altra metà del piano è di Genny, e stiamo passando a una camorra di appalti, politica e posti di lavoro: Genny offre i soldi rimediati con la droga da Ciro ed Enzo a degli imprenditori in difficoltà (lavanderie, pompe funebri), che così diventano sue e assumono gente che diventerà carne da consenso elettorale per il sindaco di Gugliano, Michele Casillo, e per farlo diventare presidente della Regione (tutto in una cornice di partito berlusconiano). Uno dei nuovi assunti ci viene mostrato come l’umile, debole e buono che sarà schiantato da tutto questo: prima diffida della losca offerta di lavoro in nero, poi è costretto ad accettare e a lavorare sfruttatissimo, poi si arrabbia e ribella eroico quando lo pagano meno del concordato. Malgrado rappresenti l’ultimo degli ultimi, Genny decide di farlo ammazzare, e ne approfitta per chiedere a Ciro di farlo fare a Enzo, che così comincerà a fare sul serio, e vediamo se è in grado. Enzo è sia spaventato che emozionato dalla richiesta – chiede a Ciro com’è uccidere: “come nascere”, risponde Ciro – e va a cercare la povera vittima, che si rivela persino padre premuroso di un ragazzo disabile. Enzo quindi ci ripensa un minuto, poi ci ripensa, poi ci ripensa, poi ci ripensa, poi ci ripensa, e poi lo ammazza, davanti al figlio ammutolito in sedia a rotelle.

Intanto Genny decide che ha bisogno di Scianèl, e chiede a Patrizia di farli incontrare, promettendo a Patrizia una parte nei progetti futuri. Scianèl prima lo snobba, poi si fa tentare dal regalo di un’impresa di pompe funebri ma anche dall’ispirato disegno sociale di Genny di mettersi in guerra con quegli aristocratici classisti dei boss del centro, visto che a Secondigliano il business della droga è in crisi: adesso a Secondigliano “o’ meglio business che c’è nunnè a droga, ma a’ famm'”. Mentre Genny sciorina il progetto a Scianèl, entra in scena Ciro circondato dai suoi hipster (“il cavallo di Troia nostro”): “c’amm’a piglia’ i piazz’e Napoli centro”, spiegano, e Scianèl si convince.