(AP Photo/Matt Dunham)
  • Cultura
  • giovedì 16 Novembre 2017

Anche i campioni di Scrabble barano

Alan Simmons, molto noto nel Regno Unito, è stato scoperto e squalificato dalla federazione britannica, e ha anche perso il lavoro

(AP Photo/Matt Dunham)

L’ex campione britannico di Scrabble, un gioco molto simile a Scarabeo, è stato scoperto a barare ed è stato squalificato per tre anni dalle competizioni agonistiche. Si chiama Alan Simmons, ha 60 anni e nel Regno Unito era molto noto sia per la sua carriera che per la sua attività divulgativa: ha scritto diversi libri sul gioco e se ne occupava anche in una rubrica settimanale sul Times. Simmons ha negato tutte le accuse, ma ha anche detto che stava già pensando di ritirarsi.

La federazione britannica aveva avviato un’inchiesta indipendente dopo che qualcuno aveva segnalato che Simmons si era comportato in maniera sospetta durante il torneo British Masters dell’anno scorso. Anche agli organizzatori dello Scottish Masters dello stesso anno arrivarono simili accuse. La commissione che si è occupata dell’inchiesta ha concluso che Simmons ha barato in quattro occasioni dal 2016 a oggi.

Simmons è accusato di aver barato sempre nello stesso modo, nemmeno troppo sofisticato. Lo scopo del gioco è comporre parole più ricercate possibile su un tabellone, usando solo delle lettere pescate a caso da un sacchetto. In alcune occasioni Simmons avrebbe sbirciato le lettere pescate dal sacchetto per poi ributtarle dentro, sperando di pescarne di migliori (alcune come la Z, l’H e la G fanno guadagnare più punti di altre, se utilizzate in una parola). Nei tornei agonistici di solito il sacchetto viene posto all’altezza delle spalle, per impedire al giocatore di capire quali lettere sta pescando: secondo alcune testimonianze però Simmons è riuscito lo stesso a sbirciare.

La comunità dello Scrabble prende molto sul serio la correttezza del gioco, e le scorrettezze sono rarissime. Nel 2012 un giocatore di 13 anni che giocava ad alto livello negli Stati Uniti venne sorpreso a barare, e se ne parlò così tanto che della vicenda si occuparono anche vari giornali internazionali. Lewis McKay, uno dei giocatori che ha segnalato il comportamento di Simmons, ha pubblicato la mail che ha inviato alla federazione, in cui spiega che all’inizio non voleva credere a quello che aveva visto: «pensavo di aver visto male, ero scioccato. In quel momento non ho detto niente a nessuno. Ripensandoci, forse avrei dovuto».

Dopo la squalifica, Simmons ha parlato col Times negando le accuse ma in maniera un po’ ambigua, spiegando che «ad alto livello la competizione può essere piuttosto stressante, nella testa dei giocatori passano un sacco di cose, figurarsi se uno si accerta religiosamente di aver seguito con diligenza le regole per pescare le lettere». Simmons ha detto che non farà appello contro la squalifica.

Il caso ha avuto anche conseguenze più ampie: il Times ha fatto sapere che Simmons non collaborerà più col giornale, mentre la presidente della federazione britannica Amy Byrne si è dimessa dopo aver ricevuto una mozione di sfiducia dal comitato federale, probabilmente per come ha gestito il caso. «La maggior parte di noi non ha voglia di parlarne», ha spiegato al New York Times un organizzatore britannico di tornei.