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  • lunedì 4 settembre 2017

Il processo per la strage del rapido 904 dovrà essere rifatto, ma non perché il giudice è andato in pensione

L’inizio del processo di appello a Totò Riina per la strage del Rapido 904, in cui il 23 dicembre 1984 una bomba uccise 16 persone a bordo di un treno Napoli-Milano, è stato rinviato a causa del pensionamento del presidente della Corte, Salvatore Giardina, che si ritirerà dalla magistratura per raggiunti limiti di età il prossimo ottobre. Riina, accusato di essere il mandante della strage, è l’unico imputato. Il boss mafioso era stato assolto in primo grado, ma la procura ha fatto appello contro la decisione del tribunale.

Non appena sarà scelto un nuovo giudice, il processo d’appello dovrà sostanzialmente ricominciare da zero. Bisognerà rifare gran parte del lavoro svolto durante il primo grado: questo però non ha nulla a che fare con il pensionamento di Giardina, come invece molti giornali sembrano suggerire. Infatti secondo il terzo comma bis dell’articolo 630 del codice di procedura penale, introdotto in seguito alla riforma della giustizia Orlando, quando il pubblico ministero fa appello contro una sentenza di assoluzione in primo grado, il giudice è obbligato a disporre il “rinnovo dell’istruzione dibattimentale”. Cioè, in sostanza, bisogna acquisire nuovamente tutte le prove e le testimonianze già fornite nel corso del processo di primo grado e quindi rifare gran parte del processo.

A quanto sembra, il pensionamento di Giardino ha solo imposto un rinvio dell’inizio del processo, che, anche se fosse stato condotto da lui, avrebbe comunque dovuto ripercorrere gran parte delle attività già svolte durante il primo grado.

Ci sono già stati altri processi per la strage del Rapido 904. Tra gli altri sono stati condannati il boss siciliano Pippo Calò e diversi membri della criminalità organizzata napoletana. Secondo le sentenze dei processi già passati in giudicato, la mafia Siciliana decise di mettere la bomba sul treno come risposta al maxi-processo che gli aveva intentato contro la procura di Palermo. A eseguire l’attentato furono esponenti della Camorra napoletana. Ancora oggi molti sospettano che le indagini siano state depistate e che non sia stata fatta completa luce sull’episodio.

(ANSA)

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