Bellissime teste di donne nere

Un progetto fotografico sulle acconciature nigeriane mostra l'estetica dei capelli afro, per cui ancora oggi nel mondo capita che le donne nere siano discriminate

Una delle fotografie di "Chroma: An Ode to J.D. Okhai Ojeikere" di Medina Dugger.

Dal 1968 il fotografo nigeriano J.D. Okhai Ojeikere, morto nel 2014, si impegnò in un grande progetto fotografico: documentare i modi tradizionali in cui le donne africane acconciavano i propri capelli. Durante la colonizzazione europea dell’Africa le pratiche di acconciature tradizionali si persero, almeno per chi viveva nelle città, perché le donne si tiravano i capelli per farli assomigliare di più a quelli delle europee oppure portavano delle parrucche. In Nigeria si ritornò alle vecchie tradizioni dopo il 1960, anno in cui il paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito. Negli anni Okhai Ojeikere ritrasse migliaia di donne e migliaia di acconciature e il suo lavoro è stato esposto alla Biennale di Venezia, nel 2013, e in molti musei del mondo, oltre a essere stato raccolto in un libro.

Quest’anno la fotografa statunitense Medina Dugger ha cominciato un nuovo progetto fotografico che riprende quello di J.D. Okhai Ojeikere e celebra le acconciature delle donne nigeriane con uno stile contemporaneo: si chiama Chroma: An Ode to J.D. Okhai Ojeikere. Dugger è bianca ma da alcuni anni vive a Lagos, in Nigeria. Le sue fotografie mostrano teste di donne di cui non si vede il volto, come quelle di Okhai Ojeikere, ma invece che essere in bianco e nero hanno sfondi molto accesi e ne mostrano anche l’abbigliamento e le extension colorate.

Sul suo sito Dugger spiega che «i metodi con cui le donne s’intrecciano i capelli risalgono a migliaia di anni fa e in Nigeria la cultura dei capelli viene trasmessa fin dall’infanzia. Gli stili e i metodi sono influenzati dai modelli sociali e culturali, così come da eventi storici e dalla globalizzazione. Alcuni stili sono semplicemente decorativi, altri rappresentano significati più profondi e simbolici, e rivelano lo stato sociale, l’età e le tradizioni tribali e familiari della persona che li porta».

Dugger ha anche collaborato con l’artista francese François Beaurain, che ha realizzato alcune GIF a partire dalle fotografie del progetto.

Uno degli aspetti forse meno conosciuti in Italia delle lotte alle discriminazioni nei confronti delle persone nere, soprattutto negli Stati Uniti ma anche altrove, riguarda proprio i capelli e in particolare quelli delle donne. Tra le cose che gli afroamericani hanno rivendicato e rivendicano come parte della loro identità culturale c’è anche tenere i propri capelli al naturale e acconciarli nei modi utilizzati da secoli in Africa. Dalla prospettiva dei bianchi il modo in cui ci si acconciano i capelli può sembrare una questione superficiale, ma per gli afroamericani – un gruppo di persone che si è creato una propria cultura all’interno di un’altra più grande, non potendo recuperare quella dei propri antenati arrivati negli Stati Uniti come schiavi – non è una cosa da poco. Per questa ragione una delle cose che contraddistingueva le Pantere Nere, la famosa organizzazione rivoluzionaria degli anni Settanta, erano le acconciature afro, cioè quelle in cui i capelli venivano lasciati crescere lunghi, creando la naturale forma a pallone.

Per le donne nere – non solo negli Stati Uniti – la questione dei capelli è particolarmente importante perché i modelli di bellezza comunemente presentati dal cinema, dalla pubblicità e dai giornali non prevedono mai capelli afro: anche le donne nere che compaiono sulle copertine delle riviste di moda hanno quasi sempre i capelli lisci (a volte sono parrucche oppure «weave», cioè una specie di extension da intrecciare ai capelli), non naturali. Questo è spiacevole per due ragioni: da un lato perché alle donne nere viene trasmesso un modello di bellezza falsato, che non rispecchia come sono fatte, dall’altro perché le persone bianche finiscono per essere ignoranti sulla questione dei capelli, al punto che negli Stati Uniti capita che le donne nere che tengono i capelli al naturale siano discriminate per questo motivo sul lavoro. Peraltro adattarsi ai canoni estetici “europei” sui capelli è molto costoso: le parrucche e le weave di qualità hanno un costo elevato e per questa ragione quella sui capelli può anche diventare una discriminazione economica.

La stessa ex first lady statunitense Michelle Obama per tutti gli anni della presidenza del marito non si è mai mostrata con i capelli al naturale. La questione è stata raccontata molto efficacemente dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel romanzo Americanah, la cui protagonista è una donna nigeriana che ha studiato e lavora negli Stati Uniti e tiene un blog in cui a un certo punto scrive:

«Io e la mia migliore amica bianca siamo delle groupie di Michelle Obama. E così, l’altro giorno le ho detto: – Chissà se Michelle Obama ha una weave, mi sembra che oggi abbia i capelli più folti, e tutto quel calore ogni giorno deve danneggiarli parecchio –. E lei ha risposto: – Vuoi dire che i suoi capelli non sono così di natura? – I capelli. Avete mai notato che nei programmi televisivi in cui rifanno il look alla gente, se c’è una donna nera con i capelli naturali (ispidi, a spirale, crespi o ricci), tra la foto del «prima», quella brutta, e quella del «dopo», quella carina, c’è sempre qualcuno che prende un pezzo di metallo caldo e le strina i capelli per lisciarli? Certe donne nere, le NA [nere americane, ndr] e le NNA [nere non americane], correrebbero nude per strada piuttosto che farsi vedere in pubblico con i capelli al naturale. Perché, vedete, non è professionale, ricercato e roba simile, non è normale, cavolo. (Per favore, commentatori, non ditemi che è come per le bianche che non si tingono i capelli.) Se sei nera e tieni i capelli al naturale, la gente ti chiede se ci hai fatto qualcosa. A dire la verità, chi ha i capelli afro o rasta non ci ha fatto proprio nulla. Chiedetelo a Beyoncé, che cosa ha fatto ai suoi capelli.»

Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di donne nere nel mondo ha cominciato a tenere i capelli al naturale e a usare internet e i social network per scambiare consigli su come prendersene cura e discutere di come vengono percepiti i capelli afro nell’immaginario collettivo. Negli Stati Uniti si parla anche di “natural hair movement” – e di “mouvement nappy” nei paesi africani francofoni, dall’inglese nappy, che significa crespo – per indicare questa nuova tendenza.

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