Il posto in cui mettiamo tutti i semi del mondo ha lo stesso problema della vostra cantina

Non avevano pensato che il ghiaccio intorno allo Svalbard Global Seed Vault si sarebbe potuto sciogliere, e ora c'è qualche guaio (ma non sembra grave)

Lo Svalbard Global Seed Vault visto da fuori, nell'aprile 2015 (Jens Büttner/picture-alliance/dpa/AP Images)

Lo Svalbard Global Seed Vault esiste dal 2008 ed è il più grande deposito di semi del mondo: si trova nell’arcipelago delle isole Svalbard, sull’isola di Spitsbergen, a 1.300 chilometri dal Polo Nord, ed è stato costruito per «resistere al tempo e sopravvivere a disastri naturali e causati dall’uomo». Qualche giornalista ha parlato dello Svalbard Global Seed Vault come di “un’arca di Noe della biodiversità”, ma usando paragoni più attuali lo si può definire un backup di 13mila anni di agricoltura mondiale. Serve infatti a conservare semi da ogni parte del mondo, per usarli se fosse necessario – magari dopo una guerra o un gravissimo disastro – ripristinare certe colture. Nelle ultime ore molti importanti giornali hanno scritto che a causa del riscaldamento globale il ghiaccio del permafrost da cui è circondato lo Svalbard Global Seed Vault si è sciolto ed è entrato in una parte della struttura.

Hege Njaa Aschim lavora per il governo norvegese – che insieme ad altri enti e paesi finanzia e gestisce lo Svalbard Global Seed Vault – e ha detto al Guardian che «molta acqua è entrata nel tunnel [che conduce alle stanze in cui ci sono i semi] e per il freddo è diventata ghiaccio». Aschim ha poi detto che «fortunatamente l’acqua non è arrivata fino al deposito dei semi: il ghiaccio è stato rotto e i preziosi semi sono al sicuro alla temperatura necessaria a conservarli, cioè -18 gradi centigradi». Aschim ha poi aggiunto: «Nei nostri piani non avevamo pensato che il permafrost potesse sparire e che avrebbe dovuto sopportare temperature così alte». Aschim ha spiegato che lo Svalbard Global Seed Vault avrebbe dovuto poter restare operativo «anche senza l’intervento umano, ma ora lo teniamo sotto controllo 24 ore al giorno».

Molti giornali hanno parlato con allarmismo della cosa, facendo in certi casi battute su una struttura fatta per resistere a tutto che finisce per allagarsi. Il sito Popular Science ha invece parlato della cosa con Cary Fwoler, che è l’ex direttore del Fondo mondiale per la diversità delle colture, che ha contribuito a costruire e gestire lo Svalbard Global Seed Vault. Fowler ha detto per prima cosa che «allagamento non è la parola giusta da usare in questo caso» e che nella sua esperienza «ci sono state ogni anno  infiltrazioni d’acqua all’entrata del tunnel». In questi giorni Fowler non era allo Svalbard Global Seed Vault, ma ha spiegato che «il tunnel non ha tra i suoi scopi evitare che l’acqua entri, perché non era stato previsto che dell’acqua sarebbe potuta entrare». Fowler ha detto che «nel peggior scenario possibile» l’acqua ghiaccerebbe comunque prima di arrivare al deposito e che sebbene lui non se ne occupi più sa che già da mesi si stanno prendendo precauzioni per evitare infiltrazioni.

Norwegen Klima SamenbankCary Fowler nel 2008 (AP Photo/John McConnico)

Lo Svalbard Global Seed Vault è stato costruito dentro una montagna, all’interno della quale si estende per oltre 120 metri. Alla fine del deposito, dopo un lungo tunnel di circa 100 metri e alcune stanze intermedie, ci sono tre grandi stanze lunghe 27 metri ciascuna, larghe dieci e alte sei. Ci sono spesse porte d’acciaio – ricoperte da ghiaccio – e le pareti sono in calcestruzzo armato: la struttura potrebbe resistere a un attacco nucleare, per capirci. In altre parole, può resistere a un po’ d’acqua. Il problema sollevato da alcuni giornali è se possa o meno resistere a un progressivo cedimento del permafrost in cui si trova, un terreno che, almeno in teoria, dovrebbe rimanere sempre ghiacciato.

Fowler ha anche detto che le isole Svalbard continuano a essere un luogo sicuro e ha spiegato che lo Svalbard Global Seed Vault è stato costruito in modo che anche «se tutto il ghiaccio del mondo si sciogliesse – Artico, Antartico, Groenlandia: tutto – e anche se dovesse esserci il più grande tsunami al mondo» il deposito resterebbe comunque ben al di sopra del livello del mare: «sarebbe un po’ più complicato arrivarci, ma i semi sarebbero al sicuro».

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