(Da "Song to Song")

Il nuovo film di Malick è «irritante e soporifero»?

O è bellissimo, come un film di Malick? Si intitola "Song to Song", ha un gran cast e come al solito sta dividendo chi lo ha visto

(Da "Song to Song")

Dal 10 maggio nei cinema italiani c’è Song to Song, un film con Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara, Cate Blanchett e Natalie Portman, che racconta due triangoli amorosi ed è ambientato nel mondo della musica. Sembrerebbe avere tutto per essere il film della settimana – o almeno giocarsela con Alien: Covenant – e invece non è nemmeno tra i cinque film più visti di questi giorni: ieri l’hanno visto meno di cinquemila persone. Il fatto è che Song to Song è soprattutto un film di Terrence Malick, il regista di 73 anni che si fa vedere pochissimo e che qualcuno adora e quasi venera e qualcun altro trova inutilmente pomposo e comunque noiosissimo. Malick ha fatto quattro film dal 1973 al 2005; poi ci ha preso gusto (qualcuno dice che il cinema digitale gli abbia semplificato la vita) e da The Tree of Life in poi ne ha fatti cinque in sei anni.

A voler fare quest’azzardo di parlare di “trama” in un film di Malick, Song to Song parla di BV (Gosling, un musicista), che incontra Faye (Mara) a una festa organizzata da Cook (Fassbender) e inizia a frequentarla. Faye è una cantautrice e Cook un produttore musicale, che inizia a collaborare con BV e che ha avuto una relazione – e forse ce l’ha ancora, più o meno – con Faye. Nel triangolo si inseriscono anche la cameriera Rhonda (Portman) e Amanda (Blanchett). Il film è girato a Austin, in Texas, un luogo in cui la musica conta molto ed entra in molti modi nella storia. Tra l’altro: sì, c’è ancora Gosling che dopo La La Land fa l’aspirante musicista che suona il piano.

Più in generale ci sono, come ha scritto Gabriele Niola su Bad Taste, «personaggi che, in momenti diversi, si stringono in coppie, si lasciano, litigano, formano sodalizi artistici o sperimentano altri tipi di sessualità». La storia è raccontata con continui salti in avanti e indietro, e si deve fare una grande attenzione per capire quando – prima di cosa o dopo di cosa – è successo quello che si sta vedendo.

Song to Song è stato in gran parte girato nel 2012 durante il festival musicale Austin City Limits, che è il più famoso della città dopo il South by Southwest. Quell’anno si esibirono gli Arcade Fire, Johnny Rotten e gli Iron and Wine, e nel film ci sono molti musicisti che interpretano loro stessi: Patti Smith, Iggy Pop, Florence Welch dei Florence and The Machine, i Black Lips, Lykke Li e i The Red Hot Chili Peppers. Il film esce solo ora perché Malick dedica molto tempo alla post-produzione. Ha detto che la prima versione del film era lunga otto ore. Bisogna poi tenere presente che Song to Song è stato girato insieme a Knight of Cup, uscito nel 2016. Il protagonista di quel film è Christian Bale, che ha girato anche alcune scene per Song to Song che sono poi state tagliate. Capita spesso con Malick, e per Song to Song è successo anche a Benicio Del Toro.

Le riprese del film sono state fatte nell’arco di due anni e Gosling ha detto che è stato girato senza sceneggiatura, cioè senza che gli attori sapessero cosa stavano per girare e cosa sarebbe successo ai loro personaggi. Variety ha scritto che Malick chiedeva agli operatori di girare sempre, anche durante gli spostamenti in auto degli attori, hai visto mai capitasse una bella scena che si sarebbe potuta mettere nel film. Il film avrebbe dovuto chiamarsi Lawless (senza legge) ma Malick concesse l’uso di quel titolo al regista John Hillcoat, per il film tratto da una sceneggiatura di Nick Cave, e decise di usare il titolo Weightless (senza peso). Poi cambiò di nuovo idea e scelse Song to Song.

Raramente si dice chi è il direttore della fotografia di un film: nel caso di Song to Song bisogna farlo perché è Emmanuel Lubezki, che ha vinto l’Oscar per la Miglior fotografia per The Revenant, Birdman e Gravity ed è al suo quinto film con Malick. Niola ha scritto che «in Song to Song ci sono dei momenti in cui sembra che tutto il film sia stato fatto solo per poter guardare come il sole al mattino entra dalle finestre nelle case e illumina porzioni di parete o di parquet, e per alcuni attimi sembra ne sia valsa la pena». A questo proposito: c’è anche chi ha messo su Vimeo un video in cui si vedono delle scene e bisogna indovinare (o ricordare, per i più esperti) se sono di un film di Malick oppure di un documentario.

Quando si parla di Malick è praticamente impossibile fare una sintesi delle recensioni del film e trovare un’opinione generalmente condivisa. Ci ha provato Rotten Tomatoes che ha parlato di un film «narrativamente spartano ma visivamente sontuoso»: è quasi una premessa quando si parla di Malick, però, non un’opinione.

Roger Ebert, probabilmente il critico di cinema più famoso di sempre, nel 2011 disse che Malick era «uno dei pochi registi i cui film non sono mai meno che capolavori». Molti altri non sono d’accordo. Robbie Collin del Telegraph ha scritto che Weightless, il precedente titolo di Song to Song, «sarebbe stato perfetto per parlare del modo in cui il film fa piroette andando alla deriva». Peter Debruge di Variety ha scritto che «il maestro è in modalità disco-rotto e rimescola i soliti vecchi temi con la scena musicale di Austin sullo sfondo» e che il film è «quasi-pessimo e rischia di compromettere la genialità e il mistero dei suoi migliori film». John DeFore dell’Hollywood Reporter ha scritto che se non vi sono piaciuti To the WonderKnight of Cups potete fare decisamente a meno di andare a vedere Song to Song. Per Eric Kohn di IndieWire «le maggiori potenzialità del film sono bloccate dagli impulsi di un regista che non ha voglia di esplorarle».

Sam Adams di Slate ha scritto che «il film indie rock di Malick dà l’idea di un cantante che rifà un vecchio pezzo ma che non c’è nessun cantante come lui». Jordan Hoffman del Guardian ha scritto che Song to Song gli è sembrato migliore rispetto a To the WonderKnight of Cups, con cui compone una specie di trilogia non ufficiale. Su Repubblica Paolo D’Agostini ha scritto che «Terrence Malick è stato un mito» ma che «con il nuovo secolo le opere si fanno più frequenti ma il loro stile anti-narrativo, sempre più rarefatto, viene ulteriormente accentuato, le misure debordano e la filosofia prende tutto il campo» e «l’effetto generale è irritante e soporifero». Danny Leig del Guardian si è chiesto se Malick è troppo avanti per noi o troppo indietro, ormai non più al passo con i tempi. Non ha dato una vera e propria risposta ma ha scritto che «Malick non può ormai fare film che possano essere belli abbastanza da competere con quelli che ha fatto in passato». Sul New York Times Manhola Dargis ha scritto che Song to Song è l’ennesimo bellissimo puzzle di Malick e ha provato a dire di cosa parla: «Di amore (sempre amore) e fedeltà, tradimento, identità, arte, libertà, cattività, perdono e misericordia. C’è anche Dio».

Richard Brody del New Yorker ha elogiato «l’idealismo romantico» di Malick, ha parlato di «impressionismo cinematografico», ha scritto che Malick «cattura la vita là dove è più dinamica e instabile» e che Song to Song «offre un’abbagliante profusione di angoli e prospettive», come non se ne vedevano dai tempi di Dziga Vertov, un regista russo del primo Novecento, roba da scuole di cinema. Sul Messaggero, Francesco Alò ha scritto: «È un film insopportabile, vuoto, tronfio e figlio di una concezione del cinema retrograda come poche perché esaspera la dipendenza di questo tipo di prodotto audiovisivo dalla presenza del divo, senza il quale tutte queste stupide immagini avrebbero ancora meno senso».

Una cosa che non vi aspettereste

Malick è un grande fan del film Zoolander, di e con Ben Stiller, e pare che lo citi spesso sul set. Per il compleanno di Malick, Stiller gli mandò anche un video in cui interpretava Derek Zoolander, il protagonista del film. Qualcuno ha anche fatto questo video: Zoolander se l’avesse diretto Malick.