Le cose che sono rimaste di “Boris”

A dieci anni dalla messa in onda della prima puntata della nota serie tv italiana, siamo ancora qui che ci diciamo "dai, dai, dai" o "smarmella"

Esattamente dieci anni fa, il 16 aprile 2007, andavano in onda su Fox le prime due puntate di Boris, una serie tv comica italiana che nel corso degli anni si è guadagnata una popolarità tale che alcune delle sue scene e battute sono entrate nel linguaggio comune, soprattutto di chi ha meno di 40 anni.

L’unicità di Boris stava, innanzitutto, nella scelta della storia raccontata, e cioè le fasi di realizzazione di una sgangherata fiction italiana: si chiamava Gli occhi del cuore ed era una parodia di molte serie italiane, in particolare di quelle che raccontano storie strappalacrime di medici come Un medico in famiglia e Incantesimo. Boris fu soprattutto una serie “meta” sui difetti della tv italiana, ma che si guadagnò un seguito notevole anche per l’originalità dei suoi personaggi e delle trame, spesso nonsense e di una comicità molto rara per una serie tv italiana.

A dirigere Gli occhi del cuore c’è René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino, un regista che si trova costantemente in bilico tra la voglia di realizzare un prodotto di qualità e le necessità di accontentare i gusti del pubblico. Intorno a lui girano vari personaggi impegnati nella realizzazione di Gli occhi del cuore, dal direttore della fotografia cocainomane all’attore pieno di sè, dallo stagista “schiavo” – Alessandro, che la serie segue sin dal suo primo giorno di lavoro – agli sceneggiatori incompetenti. L’unico che sembra rimanere impassibile di fronte alla disastrosa lavorazione de Gli occhi del cuore è Boris, il pesciolino rosso che dà il nome alla serie e che dalla sua boccia di vetro osserva in silenzio tutto quello che accade sul set.

Le cose che Boris ci ha lasciato, a dieci anni di distanza, sono moltissime: a partire dalla sigla, che prende in giro le patinate sigle che usano ancora oggi le fiction italiane, con i nomi e le figure dei personaggi che scorrono con una musichetta sdolcinata in sottofondo.


La parlata di René
È il personaggio attorno a cui ruota la serie, e anche quello con i tic linguistici più evidenti: le due frasi che rivolge più spesso al suo staff e agli attori di Occhi del cuore sono “dai, dai, dai” e “Genio!”.


“Smarmellare”
Un’altra espressione piuttosto ricorrente nella serie è quella ripetuta più volte da René e dal direttore della fotografia Duccio Patané (l’attore Ninni Bruschetta), poco incline a fare un lavoro di qualità e che preferisce illuminare le scene senza troppi fronzoli o, come dice lui, “smarmellando”.


“A cazzo di cane”
La filosofia dello “smarmellamento”, però, non riguarda solo il settaggio delle luci ma si allarga un po’ ad ogni aspetto della lavorazione degli Occhi del cuore: si può riassumere nel consiglio che René dà agli attori prima di iniziare a girare una scena: non bisogna pensare troppo alla qualità della recitazione, meglio fare le cose “a cazzo di cane”.


“Cagna maledetta”
Nemmeno gli attori sono proprio il punto forte de Gli occhi del cuore: è il caso di Corinna Negri, interpretata da Carolina Crescentini, la protagonista femminile della fiction che non ha nessuna dote recitativa, ma che ha ottenuto la parte grazie a una raccomandazione del Dottor Cane, direttore di rete e suo amante. René, come in questo caso, non perde occasione per ribadire quanto poco la stimi:


Le fisse di Stanis
L’attore protagonista della fiction è invece Stanis La Rochelle – interpretato da Pietro Sermonti – che si ritiene un attore di grandissimo talento, sprecato per una fiction italiana come Occhi del cuore. Ma c’è un motivo in particolare che l’ha spinto a recitare in questa serie: non ci sono attori toscani, oggetto di una delle scene più citate della serie.


“Troppo italiano”
In generale Stanis crede che il problema dell’Italia siano gli italiani. Le cose “molto italiane” sono cose fatte male, motivo per cui ha grande stima di un regista come Wim Wenders che ha il pregio di essere “poco italiano”.


Il tormentone
Boris prende spesso in giro le banalità e pigrizie della tv italiana: una di queste è la diffusione dei “tormentoni” dei comici, che qualche anno fa andavano molto in voga. In Occhi del cuore, il comico Nando Martellone – interpretato da Massimiliano Bruno – ottiene una piccola parte proprio grazie al suo volgare tormentone.


Biascica
Uno dei personaggi più riconoscibili di Boris è l’elettricista Biascica, interpretato da Paolo Calabresi, un 40enne romano un po’ coatto e dai giri molto loschi. Nel film di Boris, fra le altre cose, scopriamo che ha un figlio che sia chiama Francesco Totti, Francesco Totti Biascica:


“A noi la qualità c’ha rotto er cazzo”
Nella terza stagione René Ferretti prova, per una volta, a fare un fiction diversa da Gli occhi del cuore, dal titolo Medical Dimension, una serie simile alle grosse produzioni americane come E.R. – Medici in prima linea, ma che al contempo vorrebbe raccontare i problemi della sanità italiana. Alla fine però, dopo mille problemi, René tornerà sui suoi passi, rivendicando la sua scelta di fare fiction brutte:


La Festa del Grazie
La colpa dei testi scadenti di Occhi del cuore viene spesso data agli sceneggiatori, tre scrittori strapagati che ritengono inutile impegnarsi per scrivere una fiction italiana. Per questo motivo non si sforzano mai di scrivere qualcosa di innovativo: se sono a corto di idee copiano da altre serie tv straniere. In una puntata vengono scoperti a copiare da una soap opera coreana, mentre in un’altra si inventano l’inesistente “festa del grazie”, italianizzazione della “festa del Ringraziamento” degli Stati Uniti: