Abbiamo risolto il mistero dei “cerchi delle fate” in Namibia?

Sono aree circolari prive di vegetazione: i ricercatori le studiano dagli anni '70 e non hanno ancora capito come si formino, ma ora c'è un nuovo studio

Uno dei cosiddetti "cerchi delle fate" della Namibia fotografato dalla ricercatrice Jen Guyton (Jen Guyton/www.jenguyton.com via AP)

Lo scorso marzo ricercatori e giornalisti internazionali avevano parlato a lungo di un misterioso fenomeno naturale che avviene da anni nella savana della Namibia, in Africa, e che per la prima volta si era verificato anche in Australia: i cosiddetti “cerchi delle fate”, aree più o meno circolari prive di vegetazione, ripetute e vicine tra loro, in un terreno coperto di erba o arbusti. Uno studio da poco pubblicato sulla rivista Nature cerca di spiegare il fenomeno con una nuova teoria, che mette insieme le due già esistenti per cui i cerchi sarebbero causati dalle termiti o dal modo in cui crescono le piante. Gli autori dello studio sono biologi dell’Università di Princeton, dell’Università di Gerusalemme e dell’Università dell’Idaho e un matematico dell’Università di Strathclyde, in Scozia. Secondo il modello matematico che giustifica la loro teoria, i cerchi delle fate sarebbero causati dal comportamento delle termiti e da quello dell’erba insieme.

In Africa i cerchi delle fate si trovano nel deserto del Namib, che dall’Angola arriva fino al Sudafrica, occupando tutta la fascia costiera della Namibia. Sono milioni, disposti nella zona che collega le distese aride erbose con quelle propriamente desertiche. I cerchi hanno un diametro che va dai 2 ai 20 metri, e la vegetazione che li separa arriva fino alle ginocchia. I cerchi più piccoli si formano e scompaiono nel giro di 24 anni, mentre i più grossi possono durare fino a 75 anni. Secondo le leggende tramandate dalle popolazioni locali africane sono le impronte delle divinità e degli spiriti, oppure le bolle del respiro di un drago che vive sottoterra. Finora gli scienziati, che li studiano dagli anni Settanta, non hanno formulato una teoria convincente sul perché si formino, siano circolari e distanziati in modo regolare.

Tra gli studiosi che nel tempo se ne sono occupati c’è Norbert Juergens, biologo all’Università di Amburgo; sostiene che le termiti mangino da sottoterra le radici della vegetazione seguendo dei percorsi circolari, che si riflettono in superficie. L’altra teoria principale è sostenuta, tra gli altri, dall’ecologo di Lipsia Stephan Getzin: vista la scarsità di acqua, le piante si organizzano a formare dei cerchi di terreno vuoti, distanziandosi tra loro per ottimizzare le risorse. Getzin è l’autore principale dello studio pubblicato a marzo su Proceedings of the National Academy of Sciences che ha riaperto la discussione sull’argomento.

Il nuovo articolo pubblicato su Nature mette insieme la teoria di Juergens e quella di Getzin. La squadra di ricercatori diretta da Corina Tarnita dell’Università di Princeton ha prima fatto delle simulazioni numeriche su come potrebbero formarsi i cerchi seguendo ognuna delle due teorie. Poi ne ha fatta una terza mettendo insieme entrambe le ipotesi. In tutti e tre i casi ha ottenuto schemi di cerchi simili a quelli reali; nel terzo modello appare un secondo schema che però non riguarda la forma e la disposizione dei cerchi ma la posizione relativa delle piante. I ricercatori Jennifer Guyton e Tyler Coverdale sono andati a fare delle fotografie sul campo in Namibia per vedere se la disposizione delle piante rispecchiasse quella venuta fuori dalla simulazione matematica e hanno scoperto che corrisponde: il modello è stato così confermato.

Le reazioni al nuovo studio sono state diverse. Norbert Juergens si è detto d’accordo con le conclusioni di Tarnita e colleghi; si augura anche che l’ipotesi legata alle termiti venga presa in maggior considerazione, dato che in passato era stata messa in dubbio dall’assenza di termiti vicino ad alcuni cerchi delle fate. Proprio per questo Stephan Getzin non è del tutto convinto dal nuovo studio, e ha ribadito che vicino ai cerchi delle fate trovati in Australia non ci fossero termiti. Un’altra critica è arrivata dall’entomologo in pensione Walter R. Tschinkel, secondo cui non ci sono prove che nella realtà le termiti considerate nel modello (le Psammotermes allocerus) si comportino come nella simulazione matematica: l’intero studio non avrebbe quindi sufficiente fondamento. Secondo il biologo Max Rietkerk dell’Università di Utrecht i sostenitori della nuova teoria avrebbero dovuto cercare maggiori prove empiriche per sostenerla. La questione insomma non si può dire ancora risolta.

Mostra commenti ( )