(Cameron Spencer/Getty Images)

Il salmone costerà di più nel 2017

È colpa dei pidocchi di mare, un parassita che si diffonde facilmente e di cui gli allevatori di tutto il mondo non sono ancora riusciti a sbarazzarsi

(Cameron Spencer/Getty Images)

Nel corso del 2016 il costo del salmone all’ingrosso è aumentato anche del 50 per cento a causa della diffusione di un tipo di parassiti, noti come pidocchi di mare, negli allevamenti norvegesi e scozzesi. I pidocchi di mare sono un tipo di crostacei della famiglia dei copepodi, che si attaccano ai pesci e si nutrono del loro sangue e della loro pelle. La loro diffusione ha fatto diminuire la produzione degli allevamenti di salmone di tutto il mondo: nel 2016 complessivamente è diminuita del 9 per cento e si prevedono ulteriori cali anche per il 2017, con un conseguente nuovo aumento dei prezzi. Finora gli aumenti di prezzo non sono stati del tutto percepiti dai consumatori, perché sono stati in parte assorbiti dalla catena di vendita, ma le cose potrebbero cambiare se gli allevatori non troveranno un sistema per far aumentare la produzione.

Il Nasdaq Salmon Index, un indice basato sulla media dei prezzi di vendita del salmone e sulla quantità di salmone esportato dalla Norvegia (il primo paese del mondo per produzione di salmone di allevamento), espresso in corone norvegesi al chilo, è stato più alto per tutto il 2016 rispetto agli anni precedenti. Per avere un’idea dell’aumento dei prezzi del salmone degli ultimi anni – cresciuto anche prima del problema dei pidocchi di mare, per via dell’aumento della domanda mondiale – nella prima settimana del 2017 il prezzo medio al chilo del salmone norvegese era 8,78 euro all’ingrosso; nella prima settimana del 2012, era 2,66 euro. Nel 2016 i cinque più grandi allevamenti norvegesi hanno prodotto 60mila tonnellate di salmone in meno, un calo del 6 per cento. Secondo gli analisti della banca norvegese Nordea, nei prossimi tre anni la produzione globale di salmoni di allevamento potrebbe restare sotto i livelli del 2015, dato che non si sta risolvendo il problema dei pidocchi di mare e una nuova patologia dei salmoni, una malattia branchiale causata da un tipo di ameba e presente anche negli allevamenti di trote italiani, si sta diffondendo.

I salmoni adulti possono sopravvivere anche con i pidocchi di mare, ma sugli esemplari giovani ne bastano due per danneggiare il sistema immunitario e rendere i pesci vulnerabili alle infezioni. Una decina di pidocchi di mare tutti insieme invece possono direttamente far morire un pesce giovane. Il numero di pidocchi di mare negli allevamenti è cresciuto molto negli ultimi anni a partire dal Cile, il secondo paese del mondo per produzione di salmone di allevamento. Ma è da quando gli allevamenti di salmoni esistono che gli allevatori cercano dei sistemi per sbarazzarsi di questi parassiti: i salmoni selvatici riescono a liberarsi dai pidocchi perché l’acqua dolce dei fiumi in cui nuotano quando vanno a riprodursi uccide i parassiti, mentre i salmoni di allevamento, che vengono tenuti all’interno di grandi reti poste poco lontano dalle coste e ancorate al fondo marino, restano sempre in acqua salata. Negli allevamenti è anche più facile che i pidocchi si attacchino agli esemplari giovani, dato che a differenza che in natura salmoni di tutte le età stanno a stretto contatto.

Un tweet in cui si vede un’immagine ravvicinata dei pidocchi di mare attaccati a un salmone:

È la stessa struttura degli allevamenti che favorisce la diffusione dei pidocchi di mare, peraltro danneggiando anche i salmoni e altri tipi di pesci selvatici che vivono in aree vicine agli allevamenti, tanto che spesso le organizzazioni per la difesa dell’ambiente marino criticano l’industria ittica proprio per questa ragione. Dagli anni Settanta a oggi gli allevatori hanno cercato diverse contromisure, ma nessuna davvero risolutiva. La tecnica più usata per combattere la diffusione dei parassiti è un pesticida sintetico che si chiama emamectina benzoato (spesso chiamato Slice, dal nome di un marchio): viene dato da mangiare ai salmoni e uccide i loro parassiti. Ultimamente però in molte zone del mondo i pidocchi di mare sono diventati resistenti a questa sostanza e quindi ne serve molto di più per ucciderli. In Norvegia si sono provate anche altre sostanze chimiche, ma c’è il rischio che queste possano avere delle conseguenze sulla salute dei consumatori e su altri animali marini sensibili alle stesse sostanze che uccidono i pidocchi di mare. I crostacei, aragoste comprese, in primis dato che fanno parte dello stesso subphylum dei pidocchi.

Una soluzione alternativa è l’uso dei lompi o ciclotteri, dei piccoli pesci della famiglia Cyclopteridae, che mangiano i pidocchi di mare attaccati ai salmoni. Solo che questi pesci – che hanno raggiunto una certa popolarità online perché hanno un aspetto “adorabile” – sono nativi della Norvegia e dunque possono essere usati solo in questo paese. In Canada per esempio non ci sono ed è sconsigliato introdurli, rischiando conseguenze negative sul resto dell’ecosistema: è quasi sempre capitato in passato con l’introduzione (voluta o meno) di specie animali e vegetali in ambienti diversi dai loro.

Ci sono poi altri metodi, che però hanno gravi controindicazioni. Uno consiste nello scaldare l’acqua in cui si trovano i salmoni: in questo modo si uccidono i pidocchi, ma a volte anche i salmoni. Nel 2016 la grande azienda produttrice di salmoni di allevamento Marine Harvest ne ha inavvertitamente cotti 95mila in questo modo in Scozia: e per questo 600 tonnellate di salmone sono state buttate via. Altre tecniche, tra cui l’uso di un particolare laser e di grandi contenitori da sostituire alle reti negli allevamenti, sono state ipotizzate ma richiederebbero grandi finanziamenti per essere sviluppate e introdotte in tutti gli allevamenti. Si è provato anche con un vaccino, che però finora non ha dato gli effetti sperati. Il problema dei pidocchi di mare potrebbe quindi continuare ad aggravarsi, anche perché con l’aumento delle temperature a livello globale anche le acque del mare stanno diventando più calde, accelerando tra le altre cose il ciclo riproduttivo dei pidocchi di mare.