La famiglia di Scott si allontana dai giornalisti prima di una conferenza stampa del loro avvocato (Brian Blanco/Getty Images)
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  • venerdì 23 Settembre 2016

A Charlotte è stato imposto il coprifuoco

Lo ha deciso il sindaco dopo una nuova notte di scontri, mentre c'è ancora molta confusione sulla morte di Keith Lamont Scott

La famiglia di Scott si allontana dai giornalisti prima di una conferenza stampa del loro avvocato (Brian Blanco/Getty Images)

Dopo una nuova notte di scontri tra polizia e manifestanti, la sindaca di Charlotte Jennifer Roberts ha imposto un coprifuoco a partire da mezzanotte, cosa che si era rifiutata di fare nei giorni precedenti. Le proteste di giovedì non sono state violente e numerose come quelle dei giorni precedenti, ma ci sono comunque stati alcuni momenti di tensione e a tarda notte la polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa e usando gas lacrimogeno per sgomberare alcuni manifestanti che avevano occupato un tratto di autostrada. Prima di allora un corteo aveva attraversato la città seguito a distanza dalla polizia, che aveva schierato in prima linea solo agenti in divisa e in bicicletta, tenendo i mezzi pesanti nelle retrovie per evitare di provocare nuove violenze. La manifestazione di giovedì è iniziata poco dopo la notizia della morte del 26enne Justin Carr, ferito durante le proteste nei giorni scorsi e sulla cui morte polizia e manifestanti si accusano reciprocamente.

Le proteste a Charlotte, in North Carolina, sono iniziate martedì scorso dopo l’uccisione da parte della polizia di Keith Lamont Scott, un uomo nero di 43 anni che secondo la polizia era armato e pericoloso al momento dell’uccisione ma secondo i suoi famigliari stava leggendo un libro mentre aspettava l’arrivo dello scuolabus del figlio. Le proteste per la morte di Scott, come molte altre simili negli ultimi anni, riguardano le violenze della polizia verso i neri negli Stati Uniti e la frequenza con cui vengono usate le armi da fuoco in situazioni che non sembrerebbero renderlo necessario. Nel caso di Scott non si sa ancora con precisione cosa sia successo: la polizia ha permesso solo ad alcuni suoi famigliari – e solo dopo 3 giorni di scontri – di vedere i video registrati dalle telecamere indossate dagli agenti di polizia il 20 settembre scorso, ma non sembra che i video chiarisca tutti i dubbi. La famiglia di Scott ha detto che dal video non è evidente, come sostiene la polizia, che Scott avesse in mano una pistola quando è stato ucciso.

Dopo aver visto il video Justin Bamberg, avvocato della famiglia, ha detto in un comunicato che: «Mentre è vero che la polizia gli ha dato diversi ordini, lui (Scott) non si è avvicinato in modo aggressivo e non ha alzato le mani contro gli agenti di polizia in nessun momento», aggiungendo che «è impossibile capire dal video cosa stesse tenendo in mano Scott». Il capo della polizia Kerr Putney aveva detto che il video mostrava chiaramente una pistola in mano a Scott – «posso assicurarvi che non abbiamo trovato nessun libro» – cambiando successivamente versione e dicendo che nel video non si vedevano per niente le mani di Scott.

Intanto giovedì sono iniziate le indagini sulla morte del 26enne di Charlotte Justin Carr, a seguito delle ferite riportate durante le proteste di mercoledì notte. Secondo la polizia Carr è stato ferito in uno scontro con alcuni altri manifestanti, ma diversi testimoni hanno smentito questa ricostruzione, dicendo invece di aver visto un agente di polizia sparargli da molto vicino con una pistola a proiettili di gomma. Durante la manifestazione di giovedì sera il corteo si è fermato nel posto dove era stato ferito Carr per accendere qualche candela e cantare canzoni in sua memoria.