(Evan Agostini/Getty Images)

Chi era Lou Pearlman, inventore di boyband e truffatore

La storia dell'uomo che ha lanciato i Backstreet Boys e gli N'Sync, e che è morto venerdì in carcere dopo aver truffato migliaia di persone

(Evan Agostini/Getty Images)

Venerdì 19 agosto in una prigione di Miami, in Florida, è morto a 62 anni Lou Pearlman: era stato l’inventore di gruppi musicali famosi e di successo come Backstreet Boys e N’Sync ma anche uno dei più grandi truffatori della storia della Florida, condannato nel 2008 a 25 anni di prigione per un’enorme truffa con cui nel corso di vent’anni aveva imbrogliato centinaia di persone e diverse banche americane. Dopo la notizia della sua morte, diversi cantanti e musicisti che avevano avuto a che fare con lui – prima di denunciarlo a loro volta per truffa – hanno twittato messaggi di condoglianze, riconoscendo il suo ruolo nel loro successo ma anche ricordando la sua brutta storia.

Pearlman era nato a Flushing, nello stato di New York, nel 1954, figlio di una casalinga e del proprietario di una lavanderia. Aveva iniziato a fare affari negli anni Settanta subito dopo la laurea in Commercio, aprendo un servizio di taxi-elicottero e fondando poi una società di noleggio di dirigibili che ebbe vita breve: il volo inaugurale si schiantò nel 1980 lasciando la neonata Airship International in grosse difficoltà (Pearlman ne uscì bene, comunque, quotando in Borsa la società). Solo nove anni dopo, però, Pearlman si era trasferito a Orlando e viaggiava su un jet personale. In molti pensano che il suo arricchimento iniziò con una losca operazione di “pump and dump”: una truffa che si basa sul far salire artificialmente il valore di una società a bassa capitalizzazione comprandone moltissime azioni e facendo credere alle vittime che sia un buon investimento, prima di rivendere tutte le azioni una volta che il loro prezzo si fosse ulteriormente alzato.

Nel frattempo Pearlman aveva cominciato a raccogliere investimenti per la Trans Continental, una società di trasporto aereo da lui fondata e che negli anni sarebbe diventata il centro di un complesso schema di truffe che si autoalimenta, basandosi sul promettere grandissimi ricavi agli investitori di una fittizia operazione commerciale e ripagarli solamente attraverso finanziamenti di nuovi investitori, e così via. Nel 1992, dopo altri guai con la sua società di dirigibili, Pearlman pubblicò sull’Orlando Sentinel un annuncio con cui diceva di cercare cantanti adolescenti. Fu l’inizio dei Backstreet Boys, una delle boyband più famose degli anni Novanta e di sempre. Il successo arrivò nel 1997 con il singolo “Quit Playing Games (With My Heart)”, il cui disco vendette in tutto 14 milioni di copie nel mondo.

Sul successo dei Backstreet Boys, Pearlman – conosciuto anche con il soprannome di “Big Poppa” – costruì quello della Trans Continental, con la quale lanciò diverse boyband e cantanti tra cui gli N’Sync e molte altre che in Italia non hanno avuto grande successo: gli O-Town, LFO, Aaron Carter, Jordan Knight, i Take 5 e le Innosense (di cui fece parte brevemente anche una giovanissima Britney Spears). Le cose sembravano andare benissimo ma pochi anni dopo, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, tutti i gruppi che aveva rappresentato Pearlman fino a quel punto gli fecero causa per truffa, accusandolo di aver rubato milioni di dollari. Justin Timberlake lo accusò di “stupro finanziario”.

Lou Pearlman(AP Photo/John Raoux)

Negli anni successivi emerse lentamente la truffa che per quasi vent’anni aveva arricchito Pearlman a danno di investitori e banche. Nel 2006 Pearlman fu formalmente accusato di frode e si scoprì che aveva rubato negli anni circa 300 milioni di dollari: lui – che viveva in una mega villa di Miami – scappò in Indonesia dopo aver dichiarato bancarotta e fu arrestato l’anno successivo dall’FBI mentre viveva con il falso nome di A. Incognito Johnson. Nel 2008 fu condannato a 25 anni di carcere dopo aver ricevuto centinaia di denunce, una delle quali dai Backstreet Boys. Lo scorso giugno era stato trasferito da una prigione di minima sicurezza in Texas a una prigione federale di Miami.

Lou Pearlman(AP Photo/The Orlando Sentinel, Julie Fletcher)