Heat (Caldo), 2013 ©Ivar Wigan Courtesy dell'artista e Little Big Man Gallery

Spogliarelliste, trafficanti e rapper

Fotografati nelle città americane del Sud – Atlanta, Miami e New Orleans – e nei loro ghetti dallo scozzese Ivar Wigan

Heat (Caldo), 2013 ©Ivar Wigan Courtesy dell'artista e Little Big Man Gallery

The Gods è il lavoro più famoso del fotografo scozzese Ivar Wigan: racconta la vita e la cultura di strada nelle periferie delle grandi città del Sud degli Stati Uniti, da Atlanta a Miami, da New Orleans a Los Angeles, abitate soprattutto da neri. “Gods” è il modo in cui vengono chiamati nello slang locale le persone che ce l’hanno fatta o che sono sopravvissute al sistema carcerario americano. Il progetto è stato realizzato negli ultimi anni e ha richiesto molto tempo: Wigan è riuscito a fotografare night club, case private, feste, spogliarelliste e membri di gang criminali solo dopo averne guadagnato la fiducia, ottenendo così accesso a posti solitamente preclusi agli altri fotografi.

Wigan per esempio si è fermato un anno intero ad Atlanta. Per le prime nove settimane «non scattai nessuna foto, non tirai manco fuori dalla borsa la macchina fotografica: guidavo in giro per la città e cercavo di capirla fisicamente, cercavo di capire le varie comunità e i quartieri, uscivo e parlavo con le persone. Alla fine scoprii quali erano i night club che volevo fotografare e ci andai ogni singola notte finché conobbi tutte le ballerine, il personale della sicurezza e i gestori».

Wigan riesce a raccontare queste comunità, spesso viste con diffidenza e demonizzate dalla cultura dominante, dal loro punto di vista, senza condanne e pregiudizi, celebrandole e mettendone in risalto la bellezza e la vitalità. Secondo Wigan l’immagine dei cosiddetti ghetti viene spesso distorta e criminalizzata dalla stampa, mentre il suo progetto è un modo per mettere in contatto mondi diversi: «penso che tutti ne traggano qualcosa di buono quando le barriere vengono meno, se le persone viaggiano di più, si incontrano e conoscono le vite degli altri».

Oltre che per la sua empatia, il lavoro di Wigan è originale anche per il classicismo formale e solenne, contrariamente allo stile un po’ macchiettistico con cui viene spesso raccontata la cultura che ruota attorno ai club e alla musica hip hop. «The Gods è una serie di ritratti simbolici e fotografie di gruppo scattati mentre cercavo di elevare la gente incontrata agli angoli delle strade o in discoteca a una sorta di stato iconografico. Sentivo che ogni immagine doveva avere un impatto».

Wigan sta lavorando a un nuovo progetto fotografico ambientato in Giamaica (qualche scatto si può vedere in anteprima qui): è più delicato, meno iconografico, con una maggiore attenzione al paesaggio che è in grado di documentare in modo più allusivo e sottile la vita delle persone. È nato in Scozia nel 1979 ed è cresciuto a Londra, dove vive. Dopo la laurea in storia dell’arte a Edimburgo ha lavorato nel cinema e nella fotografia di moda e pubblicità. I suoi lavori raccontano soprattutto il degrado delle città e la povertà delle campagne e sono stati spesso paragonati a quelli di Nan Goldin e Richard Billingham, che hanno documentato la vita delle persone ai margini della società. The Gods è stato esposto nel 2015 alla galleria PM/AM di Londra ed è ospitato fino al 21 giugno alla Little Big Man di Los Angeles.