"Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujirō (regista)", 1958 457 x 560 mm. (Ken Domon Museum of Photography)

Le foto di Domon Ken, in mostra a Roma

Dal 27 maggio all'Ara Pacis si potranno vedere 150 foto di uno dei più apprezzati fotografi giapponesi contemporanei

di Francesco Marinelli – @frankmarinelli
"Kuga Yoshiko (attrice) e Ozu Yasujirō (regista)", 1958 457 x 560 mm. (Ken Domon Museum of Photography)

Il 27 maggio sarà inaugurata all’Ara Pacis di Roma una mostra monografica dedicata al fotografo giapponese Domon Ken, uno dei più apprezzati fotografi e fotogiornalisti giapponesi contemporanei, morto nel 1990. La mostra resterà aperta fino al 18 settembre. È la prima volta che una monografia dedicata a Domon Ken viene esposta fuori dal Giappone: l’allestimento è composto da circa 150 fotografie, sia in bianco e nero sia a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del Novecento. I soggetti delle foto di Domon Ken variano da persone ricoverate in ospedali giapponesi a bambini che indossano vestiti tradizionali e statue buddiste. Il biglietto per la mostra (che comprende anche una visita all’Ara Pacis) costa 13 euro, ma sono previste diverse riduzioni.

Chi era Domon Ken
Domon Ken nacque il 25 ottobre 1909 a Sakata, nel nord del Giappone. Da giovane voleva diventare un pittore: spesso saltava la scuola per andare a dipingere in campagna o in montagna. Vendette il suo primo dipinto a olio nel 1926, a 17 anni, dopo averlo presentato all’esposizione annuale d’arte di Yokohama. Iniziò a interessarsi alla fotografia negli anni Trenta e pubblicò la sua prima fotografia nel 1935 sul numero di agosto di Asahi camera, una rivista mensile specializzata. A quei tempi in Giappone le due correnti artistiche principali erano il surrealismo e il realismo “sociale” di ispirazione marxista: Domon Ken aderì alla seconda, più gradita al governo e a volte al confine con la propaganda, per timore di risultare sgradito ed essere mandato a seguire l’esercito come fotoreporter.

In questo periodo iniziò anche a lavorare alla produzione dedicata ai templi buddhisti del Giappone, che portò nei decenni successivi alla realizzazione di una specie di opera enciclopedica intitolata “Kojijunrei”: nelle sue foto Domon Ken mostrava i particolari più interessanti dei templi e delle sculture, come i decori dei tetti o i lembi delle vesti delle statue. Si dice che rimanesse per ore a osservare una singola scultura: solo allora cominciava a fotografare. Dopo la Seconda guerra mondiale, Domon Ken sviluppò uno stile più “documentaristico” sulla vita in Giappone nel dopoguerra. Negli ultimi anni della sua vita soffrì di gravi problemi cardiaci, che lo resero praticamente paralizzato. Sette anni prima della sua morte, avvenuta nel 1990 a 81 anni, a Sakata venne inaugurato un museo in cui tuttora sono conservate più di 70mila sue fotografie.

Le opere esposte all’Ara Pacis
Le foto sono tratte da tutte la carriera di Domon Ken, dal fotogiornalismo passando per la fotografia di propaganda fino alle immagini di ambito sociale, tra cui la sua opera più importante dedicata alla strage di Hiroshima. Il cosiddetto “realismo sociale” di Domon Ken si espresse in particolare nei due reportage intitolati “Hiroshima” del 1958 e “Bambini di Chikuho” del 1959: in questa seconda serie raccontò la situazione di miseria nei villaggi di minatori del sud del Giappone attraverso i ritratti dei bambini incontrati lungo le strade.

Nella mostra all’Ara Pacis sono esposti molti dei ritratti dedicati a personaggi del mondo dell’arte, della letteratura e della scienza giapponesi di quegli anni. Un’intera sezione dell’allestimento è invece dedicata al Pellegrinaggio ai Templi Antichi, una raccolta di immagini che raffigurano sculture e architetture buddhiste e scorci di paesaggi giapponesi, realizzate negli anni di pellegrinaggio alla ricerca dei luoghi sacri dell’antica cultura giapponese.