Il presidente Hollande, 30 marzo 2016 (Stephane de Sakutin, Pool via AP)
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  • giovedì 31 Marzo 2016

François Hollande ha rinunciato alla riforma costituzionale

L'aveva proposta lui stesso dopo gli attentati del 13 novembre, prevedeva dure misure anti-terrorismo: la sinistra ne esce male

Il presidente Hollande, 30 marzo 2016 (Stephane de Sakutin, Pool via AP)

Tre giorni dopo gli attentati terroristici di Parigi e Saint-Denis dello scorso 13 novembre, in cui erano morte 130 persone, il presidente francese François Hollande aveva proposto di inserire nella Costituzione lo stato d’emergenza e la privazione della nazionalità per chi fosse stato condannato per “crimini legati al terrorismo”. Quattro mesi più tardi, dopo molte contestazioni e polemiche, 63 ore di discussioni in aula e le dimissioni della ministra della Giustizia Christiane Taubira, Hollande ha deciso di «chiudere il dibattito costituzionale» e rinunciare alla riforma.

Mercoledì 30 marzo, dopo il consiglio dei ministri, Hollande ha parlato per poco più di cinque minuti spiegando che «Assemblea e Senato non sono riusciti a trovare un accordo su uno stesso testo» e che «anche un compromesso sembra fuori portata». Il presidente ha precisato che vuole comunque tenere fede «agli impegni presi per garantire la sicurezza del paese», ma ha detto che il Congresso a Versailles non verrà convocato: dopo i passaggi in Assemblea e al Senato il disegno di legge avrebbe dovuto infatti essere sottoposto al voto delle due camere riunite.

Il primo articolo della riforma voleva inserire nella Costituzione lo stato d’emergenza, una procedura straordinaria creata durante la guerra di indipendenza dell’Algeria che prevede il trasferimento di una serie di poteri alle autorità amministrative, senza alcun intervento dei giudici: il ministro dell’Interno e i prefetti possono quindi decidere domicili coatti, arresti domiciliari, ritiro del passaporto, divieto di circolazione, di assemblea, scioglimenti di organizzazioni e perquisizioni. Oggi in Francia è ancora attivo lo stato di emergenza deciso il giorno dopo gli attacchi del 13 novembre e poi prorogato con i voti del Parlamento fino a fine maggio; la modifica avrebbe impedito ogni futuro ricorso sulla costituzionalità dello stato di emergenza. L’articolo 1 era stato approvato con uno stesso testo sia dall’Assemblea che dal Senato e teoricamente aveva i numeri per passare anche al Congresso.

L’articolo 2 della riforma, il più discusso, chiedeva l’inserimento nella Costituzione della possibilità di privare della nazionalità francese per i terroristi condannati ma era stato votato in due diverse versioni da Assemblea e Senato. Queste differenze avrebbero creato al Congresso una impasse difficile da superare. Il 10 febbraio l’Assemblea aveva approvato un testo che prevedeva la privazione di nazionalità per tutti, per chi aveva la doppia cittadinanza e anche per i francesi e basta, per evitare di creare due tipi di cittadini con diversi diritti. Inoltre estendeva la pena anche a reati minori. Il 22 marzo, il Senato aveva invece votato l’articolo 2 con delle modifiche (recuperando in realtà il testo originario della norma) con la privazione della nazionalità solo per i bi-nazionali e questo per evitare di creare degli apolidi. Nel frattempo, a fine gennaio poco prima dell’inizio della discussione, la ministra della Giustizia, Christiane Taubira, si era dimessa per protesta contro la proposta del governo di privazione della nazionalità.

Hollande e il primo ministro socialista Manuel Valls hanno accusato l’opposizione per il fallimento della riforma: «Ho preso atto che parte dell’opposizione è ostile a qualsiasi revisione costituzionale. Deploro profondamente questo atteggiamento», ha detto il presidente. La privazione della nazionalità era però una vecchia proposta della destra e dell’estrema destra francese che il governo socialista aveva accolto subito dopo gli attentati. La destra, quindi, ha reagito attaccando Hollande. Diversi deputati del nuovo partito Les Républicains di Nicolas Sarkozy hanno spiegato che è la maggioranza di governo ad essersi divisa e che è stata una ministra di Hollande a essersi dimessa: «Non è un nostro problema», hanno detto. Marine Le Pen, del Front National, ha poi parlato di «fallimento storico» dicendo che Hollande «ne è il solo responsabile».

Diversi analisti dicono che da questo disastro è la sinistra francese a uscirne sempre più indebolita. François Hollande, da anni molto impopolare, dopo gli attentati di Parigi ha avuto un aumento del suo indice di gradimento ma soprattutto nell’elettorato di destra, a seguito degli annunci sullo stato di emergenza e di una serie di altri provvedimenti storicamente condivisi dalla destra e criticati invece dagli elettori di sinistra e all’interno dello stesso Partito Socialista. Nel 2017 ci saranno nuove elezioni presidenziali in Francia e una rielezione di Hollande sembra complicata.