Un libro importante, quello di Albinati

Lo scrittore Francesco Piccolo spiega sul Corriere perché vale la pena leggere il nuovo libro di Edoardo Albinati, La scuola cattolica, per quanto possano scoraggiare le sue 1300 pagine: «la questione è che non soltanto questo libro è importante, a volte grandioso, non soltanto necessita di tutte queste pagine, ma grazie a questo tempo che si prende, a questo spazio che si prende, genera un tipo di narrazione assolutamente originale che, insomma, può rimanere un punto fermo degli anni letterari che stiamo vivendo». Il libro parte dell’educazione di Albinati nella scuola San Leone Magno, a Roma, dove studiarono anche Angelo Izzo e Andrea Ghira, due dei tre autori del delitto del Circeo, che è uno dei temi centrali del libro, per poi affrontare molti altri temi: la famiglia, la borghesia, la violenza, il sesso.

«La prima scelta che bisogna fare nel parlare di La scuola cattolica, il nuovo romanzo di Edoardo Albinati, è se occuparsi del fatto che sia lungo 1.300 pagine. Sì, esatto, 1.300 pagine. Sono tante? Sono troppe? Per un romanzo, si potrebbe rispondere quasi sempre sì. Se si tratta di un tentativo di capire il mondo, o, come nel caso del libro di Albinati, ancora più precisamente un tentativo di trovare un modo di starci, nel mondo, allora no. Allora sono poche. Sono sempre poche.

«L’operazione narrativa che ha fatto Albinati, che pure è autore di libri interessanti e/o importanti come Maggio selvaggio o Vita e morte di un ingegnere, è quasi disarmante per la sua evidente potenza. Ha preso un nucleo intorno al quale ragionare, e da lì ha fatto scaturire invece che un romanzo, una specie di grappolo di narrazioni che di solito nella storia di uno scrittore occupano la vita intera. Spesso, degli autori basta mettere in fila i libri che hanno scritto per concludere che il grande romanzo lo hanno scritto così, una puntata alla volta, durante l’arco di una carriera. Albinati, invece, partendo da un’esperienza anche banale perché affrontata da tutti gli esseri umani, gli anni della scuola, fa germogliare il mondo intero, facendo partire una quantità di racconti e temi e riflessioni e collegamenti impressionanti. La scuola è il San Leone Magno intorno alla via Nomentana; l’obiettivo dove il romanzo punta è il delitto del Circeo, uno dei primi più appassionanti e feroci della cronaca nera (legato a giovani che hanno frequentato quella scuola). Ma i temi sono innumerevoli, e sembra riduttivo elencarne solo alcuni: la formazione del maschio, l’educazione cattolica, la famiglia, la borghesia, il sesso, la violenza come risultato spesso poco sotterraneo delle frustrazioni che creano tutte queste cose insieme. Ma mentre scrivo questo elenco di massima, i temi, i ragionamenti, le storie che affiorano sono tante e tante ancora. E sarebbe uno sforzo inutile cercare di riassumere qui».

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