Soldati delle forze speciali afghane alla scuola di addestramento di Camp Morehead, in Afghanistan (Washington Post photo by Tim Craig)
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  • giovedì 17 Marzo 2016

Le forze speciali da cui dipende l’Afghanistan

Sono 11mila soldati, combattono con poche risorse contro i talebani e i terroristi, e spesso mettono delle pezze ai grossi fallimenti dell'esercito e della polizia

di Tim Craig – Washington Post
Soldati delle forze speciali afghane alla scuola di addestramento di Camp Morehead, in Afghanistan (Washington Post photo by Tim Craig)

Il sergente Jawed Hazara ha finito di bere velocemente una bevanda energetica; poi ha afferrato un fucile d’assalto M-4 ed è salito al posto di guida di un pick-up militare insieme al resto degli uomini di un commando d’élite dell’esercito afghano. Hazara, 24 anni, stava dirigendo un convoglio di unità speciali durante un pattugliamento notturno nella periferia sud di Kabul, la capitale dell’Afghanistan. «Ora facciamo il mio lavoro», ha detto Hazara trafficando con la sua radio mentre si allontanava a tutta velocità dalla base militare di Camp Morehead, nella provincia di Kabul: «E lo farò bene, per Dio».

Nel 2016 la sorte di ampie zone dell’Afghanistan dipenderà probabilmente da come Hazara e altri 11.500 soldati delle unità speciali afghane svolgeranno il loro lavoro, visto che l’Afghanistan sta attraversando il suo quindicesimo anno di rivolte dei talebani. Nonostante gli oltre 35 miliardi di dollari in aiuti inviati dagli Stati Uniti all’Afghanistan dal 2001 – anno in cui finì il regime dei talebani – l’esercito afgano viene ancora considerato inefficace, per diversi motivi: a causa delle defezioni tra i suoi ranghi, della pavidità dei suoi uomini e di una rete di comando e controllo inefficiente. Le autorità americane e afghane pensano però che il commando e le unità delle forze speciali dell’esercito afghano – come quella di Hazara – saranno in grado di colmare il vuoto. Il colonnello dell’esercito americano Joe Duncan ha detto a riguardo: «Non vedrete mai i membri delle unità speciali deporre le armi e rifiutarsi di combattere».

AfghanistanUomini di un commando dell’esercito afghano pattugliano una zona nella periferia di Kabul, in Afghanistan (Washington Post photo by Tim Craig)

La grande dipendenza dell’esercito afghano dalle sue forze speciali è controversa, e ci sono pareri discordanti su come impiegare efficacemente le forze d’élite. Quest’anno in particolare la posta in gioco è molto alta: secondo le stime dell’intelligence afghana, i talebani possono contare su un numero di combattenti compreso tra i 45mila e i 65mila, e comunque non sono l’unica minaccia: ci sono anche lo Stato Islamico, che sta cercando di guadagnare terreno, e i vecchi gruppi di miliziani – specialmente al Qaida – che sembrano avere riconquistato alcune basi sul territorio afghano. E poi ci sono le guerre per il controllo del commercio dell’oppio, un giro di affari stimato a diversi miliardi di dollari.

La scorsa primavera, dopo il ritiro della maggior parte delle truppe americane dall’Afghanistan voluto dal presidente Obama, i talebani sono ripetutamente riusciti a sovrastare le unità dell’esercito afghano nelle province meridionali e orientali. A fine settembre i talebani hanno preso il controllo di Kunduz, un’importante città nel nord del paese, assestando un colpo umiliante per l’esercito e la polizia afghani. Nel giro di qualche giorno le unità speciali afgane sono riuscite a riconquistare la città, e l’anno scorso hanno contribuito a riconquistare diversi territori nelle province di Badakhshan, Kunar e Nangahar. «Non possiamo fare niente senza di loro», ha detto Abdul Qahar Aram, portavoce del 209esimo corpo dell’esercito afghano nel nord del paese.

La notte in cui ha guidato i suoi uomini fuori dalla base di Camp Morehead, Hazara ha portato il convoglio nei quartieri che sosteneva fossero pieni di sostenitori dei talebani e della rete Haqqani, un gruppo terroristico particolarmente violento legato ai talebani. Mentre il convoglio di cinque veicoli percorreva un’autostrada poco illuminata, Hazara ha avvistato un uomo intento a scavare un canale di scolo. Erano le 22.30. Hazara ha frenato bruscamente ed è saltato fuori dal veicolo per fermare l’uomo, mentre altri soldati scandagliavano il canale alla ricerca di tracce di esplosivi. «Siamo preoccupati perché i talebani non ci affrontano direttamente», ha raccontato il 23enne Farod Aziz, uno dei soldati del commando: «Ma appena riceviamo informazioni sulla presenza di un gruppo dai 20 ai 50 talebani, ci dirigiamo sul posto: non hanno la forza per resistere».

La dipendenza dell’esercito afghano dalle sue forze d’élite ha sollevato timori per le disparità di addestramento all’interno dell’esercito. Oggi in Afghanistan ci sono solo 9.800 soldati americani e la coalizione guidata dagli Stati Uniti limita l’addestramento diretto delle unità tradizionali dell’esercito a una manciata di grandi basi. Le unità del commando invece ricevono molta più attenzione e sono addestrate anche a livello tattico. «Quando gli americani sono con noi siamo molto tranquilli, perché ci garantiscono il migliore sostegno aereo possibile», ha raccontato il capitano Gul Mohammad Abrahimi. «Ma le cose non sono più come in passato: prima gli americani ci affiancavano sempre, mentre ora sono con noi soltanto il dieci per cento delle volte». I commando e le forze speciali sono stati concepiti per operazioni brevi che non dovrebbero superare le 72 ore. Per molte operazioni però sono necessari almeno 20 giorni, a causa dell’inefficienza delle unità di esercito e polizia.

AfghanistanUomini delle forze speciali afghane durante una lezione alla scuola militare di Camp Morehead, in Afghanistan (Washington Post photo by Tim Craig)

I comandanti dell’esercito e gli analisti temono che le unità d’élite siano sfruttate in modo eccessivo. Il generale di brigata afghano Besmellah Waziri ha raccontato di essersi sentito così frustrato per il frequente impiego delle forze speciali da decidere di tendere una “imboscata” al quartier generale dell’esercito al capo di Stato Maggiore dell’esercito afghano, il generale Qadam Shah Shaheem, per lamentarsi della situazione: «Gli ho detto: “Signore, non siamo un esercito tradizionale e non siamo la polizia. Queste sono le sue unità speciali e dovrebbe impiegarle con attenzione, per operazioni brevi e missioni specifiche”». Secondo Waziri, i commando e le forze speciali sono più efficaci se usate per distruggere le scorte di armamenti nemici, per liberare i soldati dalle carceri talebane e per individuare gli obiettivi degli attacchi aerei: non per difendere i territori. Waziri ha aggiunto poi che le unità speciali devono poter rimanere a disposizione per missioni come quella dello scorso ottobre, in cui le forze delle operazioni speciali afghane e americane distrussero un campo di addestramento di al Qaida di quasi 50 chilometri quadrati nella provincia di Kandahar.

Il numero dei morti però sta aumentando. Tra il primo aprile 2015 e il 29 febbraio 2016 sono stati uccisi 130 tra soldati e funzionari delle forze speciali, circa il doppio rispetto al 2014. Anche i migliori soldati dell’Afghanistan devono fare i conti con le risorse limitate. Gli Stati Uniti hanno stanziato di recente 19 miliardi di dollari per migliorare la scuola militare, ma una grave carenza di elettricità ha ridotto a sei ore al giorno l’addestramento al chiuso. Non ci sono abbastanza uniformi speciali per tutti e la mensa e il dormitorio sono stati costruiti per ospitare 600 persone. «Ci sono solo 16 bagni», ha raccontato il sergente Akbar Haz, un addestratore della scuola, «non bastano per mille uomini, soprattutto il mattino». Per un esercito impegnato in una guerra, ancora più preoccupante è la carenza di munizioni. Per diventare un tiratore scelto esperto ogni soldato dovrebbe sparare 5.000 cartucce nel giro di tre mesi. Ma quando a fine febbraio sono arrivati i nuovi studenti ogni soldato aveva a disposizione solo 800 proiettili, ha detto Wafa: «Continuo a chiedere al ministero della Difesa di mandarcene altre, ma mi rispondono che non ne hanno abbastanza neanche nelle loro scorte».

John F. Sopko, l’ispettore generale americano per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha detto che la carenza di munizioni riflette un più ampio problema di funzionamento e corruzione all’interno dell’esercito afghano: «Noi mettiamo a disposizione abbastanza denaro, ma il punto è usare i fondi nel modo giusto». Sopko ha aggiunto che la diminuzione delle forze impiegate dalla coalizione ha sensibilmente limitato la capacità del dipartimento della Difesa americano di controllare come vengono spesi i soldi: «Molti dei soldati afghani che si occupano di logistica sono analfabeti: è piuttosto difficile inviare fucili e proiettili quando chi gestisce la logistica non sa leggere». Per i soldati delle unità speciali, che sono incoraggiati a prendere lezioni di inglese, recuperare a tutti i costi le risorse è parte del lavoro.

Hazara, per esempio, era di pattuglia con solo una decina di proiettili, un coltello e alcune granate fumogene sul giubbotto. Alla vista di un furgone che avanzava lentamente, Hazara e cinque dei suoi uomini sono saliti sul veicolo per controllare che non fosse un’autobomba. Nonostante non avessero trovato esplosivi, Hazara ha deciso di predisporre un checkpoint, anche se la polizia afghana stava già presidiando l’incrocio. «Possono mettersi tranquilli», ha detto Hazara, «Noi siamo più forti dei talebani».

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