Il cancelliere tedesco Angela Merkel trattiene uno starnuto (AP Photo/Axel Schmidt)
  • Scienza
  • mercoledì 24 Febbraio 2016

Perché la luce fa starnutire alcune persone?

La fotoptarmosi – o "starnuto riflesso fotico" – riguarda centinaia di milioni di persone in tutto il mondo ed è un mistero per la ricerca

Il cancelliere tedesco Angela Merkel trattiene uno starnuto (AP Photo/Axel Schmidt)

Ci sono persone che appena escono di casa in una bella giornata di sole non possono fare a meno di starnutire, o che vanno in bagno nel cuore della notte, accendono la luce e ogni volta starnutiscono: succede sempre, anche quando non sono raffreddate o allergiche a qualcosa. È probabile che molte di loro non abbiano mai dato peso più di tanto alla cosa, né che sappiano di fare parte di un club che – a seconda delle ricerche – comprende tra il 15 e il 35 percento della popolazione mondiale. Quel club soffre di fotoptarmosi o starnuto riflesso fotico: nei paesi dove si parla inglese, la sindrome viene chiamata ACHOO (si legge “aciù”, come uno starnuto), dall’abbreviazione creativa della definizione “Autosomal dominant Comeplling Helio-Ophtalmic Outburst”. È una condizione ereditaria, dicono i ricercatori, che però a oggi non sono ancora riusciti a comprenderne fino in fondo le cause.

La fotoptarmosi non sembra avere molto senso: di solito uno starnuto è indotto dalla presenza nelle vie respiratorie superiori di germi e altre sostanze, come polveri indesiderate che devono essere rapidamente espulse. La luce di per sé non costituisce in questo senso un pericolo, quindi la reazione è causata da qualcos’altro. Aristotele fu tra i primi a notare che alcune persone tendono a starnutire quando entrano in contatto con una fonte di luce intensa, come il sole, ma solo negli anni Cinquanta del Novecento iniziarono i primi studi approfonditi sul fenomeno. Grazie a queste ricerche si scoprì che la causa è un rapido lampo di luce: chi soffre di fotoptarmosi starnutisce se viene esposto all’improvviso a una fonte luminosa.

Non trattandosi di una condizione invalidante o che causa altri tipi di sintomi, la fotoptarmosi è stata abbastanza trascurata, con una ventina di ricerche scientifiche che se ne sono occupate nel corso degli anni. Brian Resnick di Vox le ha messe a confronto elencando quattro teorie che potrebbero spiegare perché la luce improvvisa fa starnutire alcune persone.

Sistema nervoso parasimpatico
Un’ipotesi è che il fenomeno sia legato a come funziona il sistema nervoso parasimpatico, la parte autonoma del nostro sistema nervoso che controlla buona parte delle azioni involontarie dell’organismo. La luce improvvisa lo porta ad attivarsi di colpo per fare restringere la pupilla e socchiudere gli occhi, corrucciando la fronte, in modo da ridurre l’esposizione: questo passaggio improvviso ha come effetto collaterale l’attivazione del meccanismo che ci fa starnutire. È una spiegazione che ha abbastanza senso, ma non spiega perché una reazione così comune porti solo un ristretto numero di persone a reagire con uno starnuto.

Trigemino
trigeminoAltri ricercatori hanno ipotizzato che la causa sia da ricercare nel nervo ottico, che risponde alla luce e al tempo stesso passa in prossimità del quinto nervo facciale (trigemino), che controlla parte dei movimenti del viso. È possibile che quando il nervo ottico invia il suo segnale al cervello per dirgli di chiudere la pupilla, parte del segnale perturbi il trigemino – di suo molto sensibile – che segnala erroneamente al cervello la presenza di qualcosa nel naso da espellere: a quel punto parte lo starnuto. Non succede a tutte le persone perché solo alcune hanno la variante genetica che, secondo questa ipotesi, porta il trigemino a essere più in prossimità del nervo ottico.

Cervello
Una ricerca di qualche anno fa suggerisce invece che la causa sia sostanzialmente radicata nel cervello. Lo studio ha rilevato che la corteccia visiva, che riceve dagli occhi le informazioni sul campo visivo, viene stimolata più facilmente nelle persone con fotoptarmosi. Questo indica che il fenomeno potrebbe essere un riflesso più profondo di quelli che, per esempio, ci portano ad allontanare una mano da una fonte di calore prima di ustionarci.

Evoluzione
Infine, secondo altri ricercatori, la causa potrebbe essere legata a come si è evoluta la nostra specie. Secondo questa ipotesi, in un tempo remoto e non ben definito, è possibile che starnutire con facilità fosse utile per la sopravvivenza degli esemplari di umani più giovani. Ma anche in questo caso si tratta di supposizioni, che non portano a grandi risposte.

Diffusione
A dirla tutta i ricercatori non sanno nemmeno con certezza quanto sia diffusa la fotoptarmosi. La stima del 15-30 per cento della popolazione è molto approssimativa, ed è basata sui dati forniti da ricercatori che nel corso degli anni si sono occupati dal problema. Con un esame del sangue è possibile capire se una persona sia interessata o meno dalla condizione. Nel 1983 in Svezia furono condotte analisi su 500 donatori di sangue, arrivando alla conclusione che le persone interessate fossero circa il 20 per cento, ma il campione era comunque molto piccolo. Altri studi hanno provato a capire se la fotoptarmosi sia predominante in alcuni gruppi etnici, ma arrivando a conclusioni da prendere con le molle: sembra che sia poco diffusa tra gli afroamericani, per esempio, con un 2 per cento della popolazione interessata dal fenomeno. È bene comunque ricordare che la causa è una variante genetica dominante, quindi c’è il 50 per cento di probabilità che ogni nuovo nato da una persona con starnuto riflesso fotico abbia la stessa condizione.

L’azienda 23andMe, che esegue analisi del DNA per corrispondenza e mantiene un database per valutare l’andamento delle condizioni genetiche su base statistica, nel 2010 eseguì uno studio su diversi fattori genetici. La ricerca identificò, tra le altre cose, un marcatore genetico legato alla fotoptarmosi e già conosciuto per avere un ruolo negli attacchi epilettici. Il tema non è stato ancora approfondito, ma potrebbe portare a qualche progresso anche nello studio dell’epilessia.

La fotoptarmosi non è considerata pericolosa ma potrebbe diventarlo in alcune circostanze, per esempio se ci si trova alla guida. Il passaggio da una condizione di scarsa illuminazione a una di piena luce, come quando si esce da una galleria, può indurre una scarica di starnuti distraendo per qualche istante la persona che sta guidando. Il problema può riguardare anche diversi altri professionisti che lavorano all’aperto o i piloti d’aereo. A oggi non ci sono comunque notizie certe circa incidenti o morti dovute direttamente a uno starnuto riflesso fotico.