(Wikimedia)

Cosa sono le “mosche volanti” che vediamo ogni tanto

Quei filamenti si devono al modo bellissimo e un po' complicato in cui sono fatti i nostri occhi e il cervello

(Wikimedia)

Se passate molto tempo davanti a una fonte di luce diretta, per esempio lo schermo di un computer o di uno smartphone, a un certo punto potreste notare qualcosa di minuscolo che si sposta nel vostro campo visivo, andando su e giù e a destra e a sinistra a seconda di come muovete gli occhi e le palpebre. Potrebbe succedervi anche in questo preciso momento, mentre state leggendo le parole di questo articolo, e non c’è motivo di preoccuparsene più di tanto. Il fenomeno si chiama miodesopsia, dalle parole greche myōdes (“somigliante a mosche”) e òpsis (“visione”), ma proprio per via della sua derivazione viene spesso definito “mosche volanti” o con termini più creativi come “fili della vista”, “corpuscoli negli occhi” o “macchioline”.

occhio-umanoPer capire come mai vediamo le “mosche volanti” è opportuno un ripasso di come funzionano gli occhi. L’occhio è avvolto da una sfera incompleta e opaca che si chiama sclera: nella parte anteriore centrale si interrompe per lasciare spazio a una seconda porzione sferica, molto più piccola, che si chiama cornea e che lavora come lente insieme al cristallino – che si trova invece dietro la pupilla – per mettere a fuoco ciò che vediamo. Tra la cornea e la pupilla c’è l’umor acqueo, un liquido che dà volume a parte del bulbo oculare e che contribuisce alla corretta messa a fuoco delle immagini.

La luce – e di conseguenza ciò che vediamo – dopo avere attraversato la cornea, l’umor acqueo e infine il cristallino, prosegue il suo viaggio nella parte posteriore dell’occhio verso la retina, un’intricatissima membrana ricoperta di cellule recettoriali (coni e bastoncelli) che trasformano l’energia luminosa in segnali elettrici, che viaggeranno poi attraverso il nervo ottico fino al cervello dove saranno interpretati. Tra il cristallino e la retina c’è una grande riserva di un liquido che si chiama umor vitreo, un gel acquoso che resta più o meno identico dal momento della nascita alla morte. La luce lo attraversa: se al suo interno si formano impurità di qualche tipo – spesso dovute all’invecchiamento – queste proiettano un’ombra sulla retina e portano di conseguenza alla visione delle mosche volanti.

Le impurità nell’umor vitreo arrivano dal nostro stesso corpo e non sono quindi oggetti estranei. Di solito si tratta di globuli rossi, proteine o minuscoli segmenti di membrane cellulari che sono riuscite a intrufolarsi, magari a causa della temporanea rottura di uno della miriade di capillari che nutrono l’occhio. Sembrano minuscoli organismi viventi, anche se non lo sono, perché l’occhio si muove in continuazione e a ogni movimento queste sostanze – a mollo nell’umor vitreo – si spostano da una parte all’altra, apparendo anche di forme diverse.

Trovandosi in un ambiente chiuso e che sostanzialmente resta invariato per tutta la vita, le mosche volanti difficilmente scompaiono, ma può comunque accadere che si dissolvano o che restino per la maggior parte del tempo in un punto in cui non danno fastidio. Il nostro cervello, inoltre, ha la formidabile capacità di notare le differenze, mentre si abitua molto in fretta alle cose sempre uguali: se c’è una macchiolina, impara a non farcela notare più e a escluderla dalle cose che consapevolmente vediamo.

Le mosche voltanti diventano molto più visibili quando, spostandosi nell’umor vitreo, si avvicinano alla retina: questo perché la loro ombra diventa molto più nitida. Se siamo davanti a una fonte luminosa, come uno schermo, la pupilla si restringe per fare entrare meno luce, ma quella che comunque passa è molto più concentrata e contribuisce a sua volta a rendere più visibile le impurità nell’umor vitreo: per questo motivo le fonti di luce diretta sono ciò che più ci fa notare la presenza delle mosche volanti.

C’è un altro fenomeno che porta alla visione di corpi in movimento, che però non è legato all’umor vitreo e che viene definito “fenomeno entoptico da campo azzurro”. In questo caso non si vedono ombre, ma piccoli punti di luce che si muovono molto rapidamente nel campo visivo. Succede quando un globulo bianco viaggia all’interno di uno dei capillari della retina: queste cellule hanno spesso un diametro di pochissimo inferiore rispetto a quello di un capillare e creano traffico al suo interno, rallentando il passaggio dei globuli rossi che si accodano. Davanti al globulo bianco si forma uno spazio vuoto (perché i globuli rossi che aveva davanti si muovono più rapidamente) che viene attraversato più facilmente dalla luce che raggiunge poi i recettori della retina. Ne consegue che la nostra vista percepisce un minuscolo puntino bianco, che si muove al ritmo del nostro battito cardiaco. Spesso il punto bianco è seguito da una coda nera, dovuta all’ombra formata dall’ammasso di globuli rossi che si sono accodati al globulo bianco.

globuli-retina

Miodesopsia e fenomeno entoptico da campo azzurro sono piuttosto frequenti e segnalati agli oculisti da molti dei loro pazienti. Un test effettuato su 603 volontari sfruttando la luminosità degli schermi degli smartphone, per esempio, ha dimostrato che circa il 74 per cento dei partecipanti aveva avvistato qualche mosca volante. La maggior parte delle persone riesce a convivere senza problemi con questo disturbo: anche per questo motivo è raro che gli oculisti consiglino di fare qualcosa ai pazienti che ne soffrono. Per chi nota di frequente molte mosche volanti o vede costantemente macchie, il consiglio è fare una visita da un oculista, che ha mezzi, conoscenze e strumenti per valutare l’eventuale presenza di patologie più gravi.