La volta che Bowie piantò una grana a MTV sui musicisti neri

Nel 1983, durante un'intervista per "Let's Dance", mise in difficoltà il disgraziato conduttore ponendo una questione che sarebbe poi diventata grossa

di Elahe Izadi - Washington Post
Nile Rodgers e David Bowie nel 1993.

In tutto il mondo, si sta riflettendo sulla vita e l’eredità di David Bowie: che comprende anche quella volta che su MTV mise pubblicamente in imbarazzo la rete per la sua scarsa attenzione agli artisti neri. Nel 1983, quando Bowie incontrò il vj Mark Goodman durante un programma promozionale per il disco “Let’s Dance” – uno dei grandi successi commerciali di Bowie – i video rock dei musicisti bianchi dominavano le trasmissioni della neonata rete via cavo.

«Guardando MTV negli ultimi mesi, ho notato che è un progetto solido, con un sacco di cose interessanti», disse Bowie durante l’intervista. «Sono solo sconcertato dal fatto che vengono mandati in onda… così pochi artisti neri. Perché?».

MTV era nata dal mondo delle radio FM, e gli ex dirigenti radiofonici che lavoravano per il canale via cavo «riproducevano il modello di segregazione musicale che usavano in radio», sostiene Rob Tannenbaum, co-autore di “I Want My MTV: The Uncensored Story of the Music Video Revolution”. Quando fu lanciata nel 1981, MTV aveva a disposizione nel suo archivio solo qualche centinaio di video musicali e pochi annunci pubblicitari da mandare in onda. «Se MTV passava artisti neri, era solo perché in qualche modo avevano esaurito i video», spiega Tannenbaum.

L’intervista di Goodman a Bowie è raccontata in “Inside MTV”, di R. Serge Denisoff. Secondo il libro, Bowie domandò «perché non ci sono praticamente neri sul canale».

Goodman, che si limitava a presentare i video e annunciare le date dei concerti, spiegò che «cerchiamo di parlare della musica che crediamo corrisponda a quello che vogliamo sentire su MTV. L’azienda pensa in termini di trasmissioni mirate». Ma Bowie insistette: «Mi sembra ci siano molti artisti neri che fanno ottimi video, e mi sorprende non vengano usati da MTV».
Goodman, nella posizione decisamente scomoda di dover difendere un format totalmente al di là del suo controllo, tirò in ballo la politica demografica dell’azienda: «Dobbiamo provare a fare cose che secondo noi saranno apprezzate non solo a New York e Los Angeles, ma anche a Poughkeepsie o nel Midwest. Pensiamo ad alcune città nel Midwest, che sarebbero terrorizzate da… una serie di altre facce nere, o da musica nera». Goodman aggiunse: «Dobbiamo trasmettere musica che crediamo possa piacere all’intero paese, e siamo sicuramente una stazione di rock and roll».
La conversazione si fece più accesa. Bowie chiese: «Non credi sia una situazione paurosa in cui trovarsi?». Il vj, intimidito, ricorse allora a un paragone radiofonico: «Si, tanto quanto in radio».
Il cantautore britannico si accanì sulla risposta: «Non devi dire: “È colpa loro, non mia”. Non è possibile che il canale e le stazioni radio si convincano a essere più corrette… a rendere i media più integrati?».

Secondo Tannenbaum, quando MTV decise di rispondere alle accuse di razzismo, la tesi dell’azienda «fu che gli artisti neri non fanno molti video: che era vero, in un certo senso, ma non era quello il punto. Le case discografiche non finanziavano i video degli artisti neri perché sapevano che MTV non avrebbe trasmesso quei video». Secondo Tannenbaum, l’altro ragionamento emerso nell’intervista a Bowie fu che «MTV era un canale rock and roll e secondo loro il rock and roll non riguardava artisti neri, una tesi sensata per loro ma non per molti altri, tra cui Bowie». «E quando Bowie ebbe l’occasione di affrontare in modo coraggioso e generoso l’ipocrisia di MTV, lo fece».
In “I Want My MTV”, lo stesso Goodman riflette sulla conversazione: Bowie «mi chiese come mai ci fossero così pochi volti neri su MTV. Ero in una situazione difficile, perché non potevo criticare la rete. Quando Bowie iniziò ad attaccarmi, cercai di spiegare l’idea del format rock. Ma Bowie non ne fu convinto».

«Non sapevo bene cosa dire, e l’intervista sembrò durare un’eternità. Il fatto è che J.J. [Jackson] ed io ne avevamo parlato. Mi disse che inizialmente voleva mantenere il format rock. Ma quando MTV iniziò a passare gli Spandau Ballet e gli ABC – artisti R&B bianchi, in sostanza – capì che non c’era motivo di non trasmettere artisti R&B neri».

Bowie non fu l’unica star della musica ad attaccare MTV. Rick James fu il critico più esplicito della rete in quel periodo. Come riportato dalla rivista Jet nel 2006, James – che era nero – accusò il network di essere “sfacciatamente razzista”:

«Sono un crociato senza esercito. Tutti questi artisti neri dicono di sostenermi, ma quando arriva il momento di fare una dichiarazione pubblica, non si trovano… Lasciano che sia io a dire le cose scomode e cacciarmi nei guai, e loro dopo ne raccolgono i benefici». Altri artisti, tuttavia, la vedevano come James e si fecero sentire. Durante un’intervista andata in onda nel 1983, l’icona della musica David Bowie chiese improvvisamente: «Perché nel canale non ci sono praticamente artisti neri?». Bowie, che diede a Luther Vandross la sua prima opportunità professionale come vocalist nel 1974 ed era sposato con la modella Iman, mise in difficoltà il vj Mark Goodman.

«Ovviamente, c’era chi pensava che Rick James fosse semplicemente invidioso perché MTV non passava i suoi video», spiega Tannenbaum. Però per Bowie – un famoso musicista bianco “potente e influente” e amato dal network – il discorso era diverso: «Qui arrivava un artista che era sempre su MTV e che metteva in imbarazzo la rete».

Probabilmente i commenti fatti da Bowie sulla playlist prevalentemente bianca del canale furono influenzati anche dalla sua amicizia con Nile Rodgers,  musicista leggendario che co-produsse “Let’s Dance”, e che lunedì ha detto:

David mi ascoltava. Mi ricordo di quando una volta gli spiegai come per me, un artista nero, fosse difficile fare successi, perché c’erano meno stazioni radio che passassero la nostra musica. Quindi la mia tecnica per farmi notare era iniziare le mie canzoni sempre con un ritornello: “Ahhh, freak out!” e “We are family!”. E poi, ovviamente, c’è “Let’s dance”. Così, quando David mi consegnò un premio dell’ARChive of Contemporary Music, disse: «Al mio amico Nile Rodgers: l’unico uomo in grado di farmi iniziare una canzone con un ritornello».

La barriera etnica di MTV venne infine abbattuta dalla popolarità di Michael Jackson: il canale fu di fatto obbligato a trasmettere “Billie Jean”, che fece un successo incredibile e aiutò a sostenere il network in difficoltà.

L’attacco di Bowie invece ricevette qualche attenzione da parte dei media, ma non erano i tempi dei social media e di internet. Nel mondo di oggi, il video sarebbe sicuramente diventato virale e avrebbe forse obbligato a un cambiamento immediato. Le domande poste da Bowie, tuttavia, non erano fuori dal personaggio.
«Tra i molti altri risultati importanti della sua vita, Bowie fu anche un grande sostenitore della musica nera e dei musicisti neri», dice Tannenbaum, «La discussione con Mark Goodman non è un caso isolato nella carriera di Bowie. Lo faceva piuttosto spesso».

©The Washington Post 2016