Un momento della presentazione in anteprima del libro dello scrittore e drammaturgo israeliano Abraham B. Yehoshua 'La comparsa', organizzata nell'ambito del festival 'L'Altra metà del libro', in programma dal 13 al 15 novembre presso Sala Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, 24 ottobre 2015 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO
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  • lunedì 21 Dicembre 2015

Le malattie dei critici

La risposta di Franco Cordelli ad Alessandro Piperno sulla crisi di senso e funzionamento delle recensioni dei libri

Un momento della presentazione in anteprima del libro dello scrittore e drammaturgo israeliano Abraham B. Yehoshua 'La comparsa', organizzata nell'ambito del festival 'L'Altra metà del libro', in programma dal 13 al 15 novembre presso Sala Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, 24 ottobre 2015 a Genova. ANSA/LUCA ZENNARO

Il sito della Lettura – l’inserto culturale settimanale del Corriere della Sera – ha messo online una riflessione di Franco Cordelli che era stata pubblicata in uno degli ultimi numeri, sul tema della qualità della critica letteraria contemporanea e del senso delle recensioni. Cordelli rispondeva soprattutto a un intervento assai discusso di Alessandro Piperno.

Per la prima edizione del premio Sinbad, un premio dell’editoria indipendente (ovvero alternativa, povera, piccola e minima), avrei dovuto essere presente alla serata conclusiva, a Bari. Non sono andato, mi è stato chiesto di scrivere le motivazioni che m’avevano indotto a scegliere i tre finalisti. Non ci sono riuscito, non me la sentivo, non avrei saputo come articolare un discorso critico. Ero deluso dalle mie stesse scelte (che più o meno coincidevano con quelle degli altri membri della giuria) ma ancor più deluso dai romanzi italiani che avevamo letto, erano dieci, a fatica furono decisi tre titoli.
Alla fine, invece delle motivazioni, ho scritto un breve testo, che credo non sia stato letto in pubblico. Era troppo generico. Tra le cause della povertà-pretenziosità dei libri letti ne annoveravo una che è sotto gli occhi di tutti: le miserie della critica — che è l’argomento trattato da Alessandro Piperno nel precedente numero de «la Lettura» (domenica 22 novembre).
Cominciavo citando alcuni recenti inizi di articoli-recensioni (di romanzi). «Non manco mai l’appuntamento con Christoph Ransmayr. Attendo con impazienza i libri di questo fenomenale scrittore austriaco — da molti ormai, finalmente, considerato il più grande contemporaneo di lingua tedesca. Saluto perciò con gioia l’uscita di Atlante di un uomo irrequieto».

Di questo articolo si potrebbe commentare più d’un passaggio (più d’un aggettivo). Mi limito a sottolineare l’avverbio «finalmente». È un articolo di Melania Mazzucco del 14 ottobre. Il 9 novembre così cominciava a parlarci di Marilynne Robinson il nostro Paolo Giordano: «Tanto vale che mi costituisca subito: la passione che ho per i libri di Marilynne Robinson ha pochi precedenti nella mia vita di lettore, la mia ammirazione per lei è all’incirca smisurata. Ho scoperto i suoi romanzi solo di recente in modo quasi fortuito». Anche qui un aggettivo come «smisurata» balza agli occhi, ma lo strano a dirsi è che nel 2008 un lettore malizioso e occasionale consigliò a Giordano di leggere proprio Marilynne Robinson, non si sa perché ma così accadde.

(Continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)