(ROBYN BECK/AFP/Getty Images)
  • Scienza
  • venerdì 27 novembre 2015

Perché si piange di gioia?

Perché il nostro corpo cerca di bilanciare col pianto la gioia che stiamo provando: succede anche al contrario

(ROBYN BECK/AFP/Getty Images)

Ogni anno a novembre Oxford Dictionaries – i dizionari redatti dall’università di Oxford, in Inghilterra – sceglie la parola dell’anno. Nel 2013 era stata “selfie”, nel 2014 è toccato a “vape” (“sigaretta elettronica”, in inglese). La parola del 2015 scelta alcuni giorni fa dal team che gestisce Oxford Dictionaries è invece un emoji: quello che raffigura una faccia che allo stesso tempo piange e ride. L’emoji in questione è usato per far capire a qualcuno che si è così felici da avere lacrime di gioia.

Oltre che per il chiaro effetto promozionale che una scelta del genere può avere, c’è anche un solido motivo per cui l’emoji che piange di gioia è stata scelta come parola dell’anno. Ha fatto quello che una buona nuova parola dovrebbe fare: spiegare con semplicità e brevità qualcosa altrimenti più lungo da spiegare. Sia in inglese che in italiano non esiste infatti un’unica parola per spiegare quella strana cosa che succede quando si è così felici che si finisce per piangere.

Un recente articolo del New York Magazine ha spiegato che esistono ragioni evolutive che spiegano come è possibile che pianto e risate arrivino a sovrapporsi. Esiste anche un termine tecnico, usato in psicologia, per descrivere il fenomeno: “espressioni dimorfe”, espressioni cioè che presentano dimorfismo, forme diverse. In uno studio accademico pubblicato nel 2014 su Psychological Science la ricercatrice Oriana Aragon, del dipartimento di psicologia dell’università di Yale, ha spiegato che le lacrime servono per segnalare a chi ci sta intorno che stiamo provando una forte emozione, che di solito è negativa ma in alcuni casi può essere positiva.

Lo studio realizzato da Aragon ha anche dimostrato che le espressioni dimorfe servono a controllare e bilanciare i nostri sentimenti: le lacrime servono a riportarci a una situazione di normalità, contrapponendo alla gioia di una risata qualcosa di opposto, il pianto. È un tentativo del nostro corpo di fare da contrappeso a uno sbilanciamento, riportandoci alla normalità. Lo studio di Aragon spiega anche che le persone che tendono a piangere quando sono felici sono anche quelle che, per esempio, tendono a ridacchiare durante una discussione tutt’altro che divertente. È lo stesso fenomeno, al contrario: alla rabbia e al nervosismo il nostro corpo cerca di rispondere con qualcosa di opposto e contrario.

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