Un ufficiale dell'esercito francese durante l'esecuzione della Marsigliese (AP Photo/Burhan Ozbilici)
  • Cultura
  • martedì 17 novembre 2015

Breve storia della Marsigliese

Fu il simbolo della Rivoluzione francese e ha un testo molto cruento: più volte si è parlato di cambiarlo ma non se n'è mai fatto nulla

Un ufficiale dell'esercito francese durante l'esecuzione della Marsigliese (AP Photo/Burhan Ozbilici)

La Marsigliese, l’inno della Francia, venne composta nel 1792: il testo e la musica furono scritti dall’ufficiale dell’esercito francese Claude Joseph Rouget de Lisle. Inizialmente il nome non fu Marsigliese ma Chant de guerre pour l’armée du Rhin,  divenne nota come Marsigliese perché cantata dalle truppe di volontari provenienti da Marsiglia durante il viaggio verso Parigi, dov’erano diretti per assaltare il Palazzo delle Tuileries e porre fine alla monarchia. L’assenza della firma di Rouget dal primo spartito della Marsigliese ha sempre fatto dubitare dell’autenticità dell’opera: è certo che le melodie non sono originali e che vennero copiate dal Tema e variazioni in do maggiore del compositore italiano Giovanni Battista Viotti, vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. L’opera ha una certa somiglianza anche con il concerto per pianoforte ed orchestra n. 25 in do maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart.

La Marsigliese fu subito adottata come inno dai rivoluzionari e fu proclamata inno nazionale il 14 luglio del 1795. L’inno fu poi bandito da Napoleone nel 1807: bisognerà aspettare fino al 1876 prima che diventi di nuovo inno nazionale della Francia.

La forma ridotta della Marsigliese, quella che viene eseguita più spesso, dice:

Avanti, figli della Patria
Il giorno della gloria è arrivato!
Contro di noi della tirannia
La bandiera insanguinata è innalzata
La bandiera insanguinata è innalzata
Sentite nelle campagne
Muggire questi feroci soldati?
Vengono fin nelle nostre (vostre) braccia
A sgozzare i nostri (vostri) figli, le nostre (vostre) compagne!

Alle armi, cittadini
Formate i vostri battaglioni
Marciamo, marciamo!
Che un sangue impuro
Abbeveri i nostri solchi!

(Qui trovate il testo completo in francese)

Il testo è piuttosto cruento (invita a combattere e vincere per la patria) e fu ispirato da alcuni volantini rivoluzionari affissi per le strade di Strasburgo, il cui sindaco — il barone di Dietrich – commissionò l’opera a Rouget.

In effetti la Marsigliese ha diverse strofe piuttosto crude, per esempio “Vengono fin nelle nostre braccia a sgozzare i nostri figli, le nostre compagne!”. La parte più controversa, che negli ultimi anni ha causato diverse polemiche, è quella che fa riferimento al “sangue impuro”, che porta immediatamente a pensare a contenuti razzisti, anche se si tratta di un’interpretazione anti-storica: nel 1794 la la Francia era stato il primo paese dell’Europa continentale ad abolire la schiavitù. Il sangue impuro era probabilmente quello di austriaci e prussiani, che proprio mentre veniva scritta la Marsigliese avevano invaso la Francia per restituire il potere al re Luigi XVI, all’epoca sostanzialmente prigioniero del governo rivoluzionario.

In molti in passato hanno criticato queste strofe. Valéry Giscard d’Estaing, presidente della Francia dal 1974 al 1981, aveva sottolineato come fosse inappropriato cantare una canzone che parla di versare il sangue prussiano durante una visita di stato, per esempio, del cancelliere tedesco.

Nel 1992 cento tra politici e intellettuali francesi, tra cui la moglie dell’allora presidente François Mitterrand, firmarono una petizione per cambiare le parti più sanguinose dell’inno. La richiesta, fatta proprio durante il 200esimo compleanno dell’inno, venne respinta.

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