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Postini vintage

Fotografie dell'epoca in cui consegnare la posta era un'impresa complicata e fondamentale, da compiere a cavallo, in bici o a bordo di improbabili trabiccoli

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“Né la neve, né la pioggia, né il caldo, né le tenebre della notte fermano i postini dal celere completamento dei compiti cui sono stati assegnati”, si legge su un’iscrizione del maestoso James Farley Post Office, il principale ufficio postale di New York. Quella frase, ispirata alle Storie di Erodoto (8.98), riassume – con toni forse un po’ troppo epici, per i nostri tempi – l’importanza di chi consegna la posta in giro per il mondo, e racconta con efficacia come sono andate le cose fino a poco meno di un secolo fa, quando consegnare pacchi e lettere era spesso un’impresa. Lo fu sicuramente durante le due guerre mondiali, quando i postini dovevano fare i conti con strade interrotte, posti di blocco, ponti saltati per aria ed erano ugualmente tenuti a consegnare i messaggi a qualunque costo. L’automazione negli anni dopo la Seconda guerra mondiale ha reso più semplice e rapido lo smistamento delle lettere, e con strade e mezzi di trasporto più adeguati la consegna della posta è diventata meno difficoltosa. E poi certo, le email hanno reso meno centrale la classica corrispondenza per centinaia di milioni di persone in giro per il mondo, ridimensionando anche l’epica e il mito dei postini: ma ce ne sono ancora tanti che si danno da fare ogni giorno in posti complicati e sperduti. Uffa, solo bollette.