Soffiare dentro le cassette del Nintendo funzionava davvero?

Gli esperti dicono di no, con qualche decennio di ritardo; ma spiegano anche perché sembrava servire a qualcosa

(AP Photo/Richard Drew)

Se avete più di 25 anni, a spanne, sapete che per anni si è tramandata da fratello maggiore a fratello minore la nozione che in caso di problemi col videogioco di una console Nintendo basti soffiare dentro la cartuccia e provare a inserirla di nuovo. In questo modo si toglie la polvere, si diceva, e le piastrine metalliche nella parte inferiore della cartuccia possono tornare a funzionare. Un lungo articolo del magazine Mentalfloss, però, ha indagato questa specie di mito e lo ha smontato: per farla breve, soffiare nelle cartucce alla lunga rovina le piastrine in metallo, causando molti più problemi di quanti ne risolva a breve termine. Tutto questo, nonostante da ragazzini si avesse l’impressione che funzionasse davvero, soffiarci dentro.

Come funziona
L’articolo di Mentalfloss si occupa principalmente del primo Nintendo, una console a 8 bit messa in vendita in Europa e negli Stati Uniti fra il 1985 e il 1987 col nome di Nintendo Entertainment System (NES). In realtà, dato che il sistema delle cartucce è stato utilizzato da Nintendo per diverse console uscite successivamente, come il Super Nintendo o il Game Boy, le conclusioni dell’articolo possono essere ritenute valide per qualsiasi console Nintendo a cartuccia.

Nel NES, parte dei problemi di funzionamento delle cartucce derivava da una piccola modifica della console compiuta sulle versioni messe in vendita in Europa e Nord America, rispetto a quella giapponese (uscita nel 1983). Nella versione giapponese del NES la cartuccia veniva inserita in cima alla console, dall’alto verso il basso, lasciando la parte superiore della cartuccia “all’aperto”. Nella versione americana ed europea, invece, si decise di costruire la slot dove inserire la cartuccia all’interno della console, dentro a una specie di cassettino. Prima di giocare, la cartuccia veniva inserita in orizzontale dentro a questo cassettino, e spinta verso il basso: il tutto per rendere la console più familiare a un oggetto allora molto utilizzato, il videoregistratore.

Con questo sistema diventava però sempre più difficile negli anni conservare cartucce e console in buono stato: le molle del cassettino si rovinavano con l’usura e la polvere si accumulava al suo interno. Poteva capitare, dunque, che a causa di un problema di connettività il gioco non si avviasse, oppure che le immagini sullo schermo risultassero sballate. Intuitivamente, tutti avevano familiarità con il concetto del funzionamento delle cartucce: la parte inferiore, le cosiddette piastrine (costruite in rame), veniva a contatto con una specie di ricettore, che “leggeva” il gioco e lo proiettava sullo schermo.

Di conseguenza, quando si presentava un problema di connettività, la prima cosa a cui si pensava era che della polvere si fosse infilata nelle piastrine o nella console, impedendo al ricettore di leggerle correttamente. Il modo più veloce per far funzionare il gioco, si pensava allora, era estrarlo, soffiare sulle piastrine delle cartucce per rimuovere la polvere e provare a inserirlo. Spesso, così facendo, il gioco tornava a funzionare.

Dunque?
Il problema sta però nell’atto del soffiare: il fiato di ciascuno di noi è fondamentalmente umido, e di conseguenza soffiare sopra delle piastrine di rame non fa altro che accelerare la formazione di ruggine, oppure incoraggiare la crescita di muffa. La Nintendo stessa, in una pagina in cui spiega come risolvere alcuni problemi legati al NES, raccomanda di non soffiare dentro le cartucce o dentro la console, spiegando che la cosa può «corrodere o sporcare le piastrine». Frankie Viturello, un esperto di videogiochi contattato da Mentalfloss, ha anche fatto una specie di esperimento per provare ciò che dice Nintendo: ha utilizzato per un mese due cartucce dello stesso gioco per il NES, provando a soffiare per dieci volte al giorno su una di esse, mentre non soffiando mai dentro alla seconda cartuccia. Dopo un mese, il risultato era questo.

nintendo

Ma quindi, perché migliaia di persone sembravano convinte che soffiare dentro alla cartucce produceva qualche effetto positivo? Lo stesso Viturello ha spiegato a Mentalfloss di avere due teorie:

1) Il semplice atto di togliere e rimettere la cassetta (e di soffiarci dentro) dava alla connessione un’altra possibilità di funzionare meglio. Togliere e rimettere la cartuccia per dieci volte senza soffiarci dentro potrebbe dare gli stessi risultati che otterremmo soffiandoci sopra ogni volta.

2) È possibile che l’umidità soffiata dentro alle cartucce abbia un qualche effetto a brevissimo termine sulla connettività. O l’umidità aiuta effettivamente a rimuovere la sporcizia, oppure in qualche modo dà una mano dal punto di vista della connessione elettrica.

E quindi come si fa?
Il modo migliore in assoluto, sempre secondo Viturello, è pulire le piastrine della cartuccia con del cotton fioc immerso in alcool isopropilico. Su YouTube esistono diversi video che spiegano i metodi migliori, fra cui alcuni lunghi diversi minuti.

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