Dopo l’Expo cosa ci sarà, lì?

Un articolo del Sole 24 Ore spiega che un ente ancora da selezionare valuterà i progetti per l'area, una volta finita l'Esposizione Universale

Scade oggi, 5 maggio 2015, il bando organizzato dalla società Arexpo – proprietaria dell’area dove sono state costruite le strutture di Expo e formata dalla regione Lombardia, dal comune di Milano, dalla Fondazione Fiera Milano e dal comune di Rho – per trovare un soggetto (un advisor) che a sua volta valuti le proposte e i progetti per il dopo Expo.
Il Comune di Milano ha imposto che l’area venga riutilizzata soltanto al 40%, poiché il restante 60% dovrà essere obbligatoriamente destinato ad aree verdi, mentre alcune strutture rimarranno, come il Palazzo Italia e il Centro per lo Sviluppo Sostenibile.

Per ora c’è la candidatura da advisor del Politecnico di Milano, come spiega il Sole 24 ore, ma la scelta verrà fatta a fine mese. L’advisor dovrà valutare quattro possibili idee per il dopo-Expo: l’Università Statale potrebbe trasferire sul posto il campus universitario (con un costo intorno ai 600 milioni di euro); il Demanio – proprietario anche di un terzo della Statale – potrebbe spostare gli uffici milanesi nell’area Expo; l’Assolombarda, l’associazione degli industriali delle province Milano, Lodi e Monza e Brianza, vorrebbe promuovere lo sviluppo di un polo imprenditoriale hi tech; infine la Consob (la Commissione nazionale per le società e la Borsa) vorrebbe trasferire gli uffici nell’area.

Scade oggi (5 maggio) il bando indetto dalla società Arexpo proprietaria delle aree, per individuare un advisor capace di valutare le proposte – finora pervenute in via informale – e definire un progetto competitivo.
A ricoprire questo ruolo fin dall’inizio si è proposto il Politecnico di Milano, ma il bando voluto dall’Anticorruzione serve proprio per capire se ci sono anche altre realtà interessate. Al soggetto individuato spetterà valutare la compatibilità e sostenibilità economico-finanziaria dell’intera operazione, che ormai ha assunto i contorni di una maxi-valorizzazione pubblica: sotto la regia della stessa società Arexpo, la cui mission andrà ridefinita, bisognerà individuare un operatore in grado di dare corpo ai progetti dei diversi soggetti istituzionali che in questi ultimi mesi hanno messo sul piatto le loro disponibilità.
La partita del post-Expo, infatti, si gioca a tre: la locomotiva è trainata da università Statale, Assolombarda, agenzia del Demanio. L’ateneo milanese ha confermato la possibilità di trasferire nell’area a nord ovest di Milano il campus universitario da 250mila metri quadri per un investimento complessivo che toccherebbe i 600 milioni di euro. Non è ancora chiaro se (e quanti) fondi potrebbero arrivare direttamente dalla Statale, ma sicuramente la principale iniezione di liquidità «potrebbe arrivare da Cassa Depositi e Prestiti o da fondi europei», auspica il presidente di Arexpo, Luciano Pilotti. Anche il Demanio, che di fatto è proprietario di circa un terzo degli edifici dell’università, potrebbe centralizzare i suoi uffici milanesi nell’area Expo, razionalizzando così le spese d’affitto degli immobili.

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