Quanto è realistico Whiplash?

Slate ha fatto rispondere un giovane batterista di un'orchestra jazz: è un po' esagerato e un po' incompleto, ma descrive bene cosa provano i giovani musicisti

di Henry Modisett – Slate, via Quora

Ho suonato la batteria jazz al liceo e al college. Il mio liceo aveva quattro orchestre jazz, con due o tre batteristi ciascuna: non solo erano in competizione tra di loro, ma partecipavano a gare tra scuole di tutto lo stato ogni anno. Quindi in qualità di giovane batterista ho vissuto l’esperienza di stare in un gruppo competitivo e di cercare di diventare il numero uno nella mia orchestra. Penso si possa tranquillamente dire che Whiplash è una drammatizzazione della realtà, che porta molte cose all’estremo. Forse questa cosa lo qualifica come irrealistico, ma è quello che rende il film interessante e la cosa non mi ha disturbato: anzi ci sono alcuni temi affrontati dal film in cui mi sono davvero ritrovato.

La competizione
Mi sono ritrovato a vivere entrambe le forme di competizione che il film sottolinea: quella tra orchestre e quella tra batteristi, dentro la stessa orchestra. Anche se non ho mai vissuto un’esperienza intensa come quella del protagonista del film, sono comunque situazioni con molta tensione. Passi mesi della tua vita a imparare il tempo di quattro canzoni alla perfezione e alla fine tutto si riduce a quei venti minuti sul palco. Come batterista, ci si trova nella posizione unica di poter rovinare tutto: puoi suonare troppo lentamente, troppo velocemente, troppo forte o troppo piano. Puoi mancare completamente una battuta importante o farla nel momento sbagliato. Se ti fermi, si ferma tutta l’orchestra. Se suoni male, tutta l’orchestra suona male.

Ricordo tutti i sentimenti che ne derivano: dalla nausea ad avere i palmi delle mani sudatissimi, dal cercare di non far cadere le bacchette all’assicurarmi che stessi suonando bene. Mi è successo di far cadere le bacchette durante una performance ed è una cosa terribile: alla fine impari a suonare con una sola mano mentre con l’altra cerchi di recuperare la bacchetta caduta. Si spera che in questi casi il batterista di riserva ti dia una mano. Mi è sembrato che il film in generale catturi bene i sentimenti che si provano in un’esperienza del genere. Ovviamente lo scenario del film era il peggiore possibile in assoluto, ma lo stress generale della storia mi era familiare.

Sia al liceo che al college, entri nell’orchestra jazz facendo dei provini. Questo spesso significa suonare diversi stili o diversi tempi, suonare su una registrazione, scambiarsi le battute con qualcuno… Dopo vieni assegnato a un’orchestra e a un posto preciso. Così al liceo ero finito in Jazz 2 (la seconda migliore orchestra) ed ero il batterista numero due. Il film sottolinea questa dinamica molto bene, nonostante fosse forse un po’ troppo intensa. Sicuramente ti trovi a competere letteralmente con gli altri batteristi per il posto, ma c’è anche molto cameratismo e ognuno cerca e trova il suo mentore perché ognuno si scopre migliore degli altri in qualcosa: per esempio io ero probabilmente un batterista funk migliore di quanto non lo fossi nella musica latina.

Detto questo: essere in competizione con qualcuno è dura, perdere il tuo posto è una sensazione orribile, quando lo conquisti invece è incredibile. Sono stato tolto da alcune canzoni, sono stato spostato in altre band, ho sostituito altre persone… Sei costantemente valutato su ogni aspetto, sempre: quanto sei creativo, disciplinato, meccanico, acuto e forte. Gli alti sono incredibili e i bassi sono tremendi, e mi è parso che il film abbia catturato anche questa dinamica molto bene, anche se forse semplificandola. Non è che odi gli altri batteristi, ma cerchi sempre di essere migliore di loro.

Rigore
Il film sceglie di dire che il mezzo per il successo di un batterista è suonare velocemente: ha senso, all’interno di una sceneggiatura, perché è molto facile afferrarlo anche per un pubblico di non batteristi. Si fa molto riferimento anche a Buddy Rich come idolo conosciuto per i suoi colpi: non mi sono sentito offeso da questa scelta e, nonostante non incorpori completamente quello che vuol dire essere un ottimo batterista, ne è una buona sfaccettatura.

Essere un buon batterista richiede un livello di disciplina che non mi è stato chiesto in nessun’altra esperienza della mia vita. Penso che il film riesca a spiegarlo bene, soprattutto nelle scene in cui il protagonista suona da solo fino a quando non si fa male. Sicuramente le mani piene di sangue sono un’esagerazione, ma qualcosa di vero c’è. Mi sono distrutto le mani molte volte facendo troppi esercizi e troppo forte. Spesso devi fare le stesse cose, ancora, ancora e ancora, per farle diventare buone: quindi è facile farsi male. Mi è anche sembrato che il film riesca a catturare la frustrazione di quando vuoi essere il migliore ed essere il più veloce ma il corpo non riesce a seguire i desideri del cervello. Essere un buon batterista tecnico richiede anni di pratica disciplinata e allenamento, e può essere incredibilmente frustrante dover aspettare perché si vuole sempre essere bravi subito, non tra cinque anni. Avete ascoltato e analizzato per tantissimo tempo e sapete quello che volete fare, ma il vostro corpo semplicemente non vuole farlo. Il film cattura alla perfezione questi sentimenti.

Il rapporto con il direttore dell’orchestra
Questo era ovviamente il principale tema del film. Dirò subito che non ho mai vissuto niente di così intenso. Penso che i direttori d’orchestra come Fletcher esistano e sicuramente hanno ispirato il suo personaggio. Ho avuto alcuni direttori d’orchestra durante la mia vita che mi hanno chiesto tanto. Non credo di aver mai voluto impressionare e compiacere nessuno nella mia vita quanto i miei direttori d’orchestra. Si costruisce con loro una relazione molto intensa ed emotiva, perché ci si aspetta che tu sia la spina dorsale di tutto il lavoro che si fa insieme. Quando fai bene sei un eroe, le volte in cui non ti sei allenato o non sai bene lo spartito invece sei la persona peggiore del mondo e stai sprecando il tempo di tutti. Sono stato rimproverato e messo in imbarazzo tantissime volte e non credo che la mia autostima sia mai stata distrutta di più che in una sala prove, quando il direttore mi metteva da parte per aver fatto male qualcosa.

Essere un musicista è un’esperienza molto intensa, perché è allo stesso tempo molto personale ma deve contribuire al successo di un gruppo più ampio. Questa combinazione secondo me rende l’essere un musicista una categoria unica, per quanto riguarda la difficoltà artistica. E il film lo trasmette molto bene, anche se portandolo all’eccesso. In conclusione: nel film mancano alcune cose e altre sono esagerate e drammatizzate, ma d’altra parte è un film. Ed è un film che riesce a catturare molta dell’essenza emotiva di cosa significa essere un giovane batterista ambizioso in un ambiente competitivo, mi ci sono proprio ritrovato.

© Slate 2015

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