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  • mercoledì 17 Dicembre 2014

Il giorno dopo in Pakistan

Ci sono veglie, funerali e preghiere, dopo la strage nella scuola di Peshawar, e il governo ha annunciato la fine della moratoria sulla pena di morte per i casi di terrorismo

Martedì 16 dicembre sette uomini armati sono entrati in una scuola di Peshawar, la città più grande nel nord ovest del Pakistan, e hanno iniziato a sparare: secondo gli ultimi bilanci, sono morte 141 persone. Di queste, 132 erano giovani studenti. Ci sono più di cento persone ferite e 25 si trovano in gravi condizioni. L’attacco è stato rivendicato dai talebani pakistani del gruppo Tehreek-e-Taliban (TTP). Tutti e sette gli attentatori sono morti. Il governo ha annunciato la fine della moratoria sulla pena di morte per i casi di terrorismo, che era in vigore dal 2008.

Che cosa è successo
La scuola che è stata attaccata si trova a Peshawar, città dove vivono circa 4 milioni di persone e dove negli ultimi anni i talebani hanno intensificato i loro attacchi. È frequentata da studenti tra i 7 e i 16 anni, soprattutto figli e figlie di militari. Intorno alle 10.30 del mattino ora locale (in Italia era prima mattina) gli aggressori hanno parcheggiato il loro furgone sul retro della scuola e sono entrati scavalcando un muro attraversando il cortile interno dove, a differenza dall’entrata principale, non c’erano posti di controllo o cordoni di sicurezza.

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Uno degli attentatori si è diretto nell’auditorium dell’edificio, dove un grande numero di studenti era riunito per seguire una lezione di primo soccorso. Gli altri militanti armati hanno fatto irruzione nelle aule sparando indiscriminatamente contro studenti e insegnanti. Secondo la testimonianza di un medico di uno degli ospedali dove sono state portate le vittime, la maggior parte di queste sono state colpite con dei proiettili alla testa. Centinaia di studenti sono riusciti a fuggire. Circa mezz’ora dopo l’irruzione è iniziata l’operazione dell’esercito contro gli attentatori, conclusa nel tardo pomeriggio. Alcuni docenti e un gruppo di studenti erano stati presi in ostaggio e dopo i primi spari ci sono state altre esplosioni molto forti provenienti dall’interno della scuola. Alcuni militanti sono morti facendosi esplodere.

I danni dell’Army Public School dopo l’attacco dei talebani pakistani

Tutti gli ostaggi sono stati alla fine liberati. L’obiettivo dei talebani era uccidere il più alto numero possibile di persone, ha spiegato Shahzeb Jillani, corrispondente di BBC a Karachi. L’intervento dell’esercito è proseguito anche dopo l’evacuazione della scuola perché si temeva che nell’edificio fossero state lasciate delle altre bombe. Durante la notte l’esercito ha pattugliato le strade di Peshawar mentre in tutto il paese sono state organizzate veglie con candele e cortei.

Reazioni
Subito dopo la diffusione della notizia dell’attacco, il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain ha pubblicamente condannato l’attentato, il primo ministro Nawaz Sharif lo ha definito una «tragedia nazionale» e il governo ha annunciato tre giorni di lutto. Sono arrivate reazioni di sostegno e indignazione dai principali leader del mondo.

Malala Yousafzai – la ragazza a cui i talebani avevano sparato nel 2012 per aver fatto propaganda per l’istruzione femminile nella valle dello Swat, in Pakistan, e che ha da poco vinto il Premio Nobel per la Pace – in un video su Facebook ha detto: «Insieme a milioni di persone piango per questi bambini, miei fratelli e sorelle. Condanno questo gesto». E ancora: «Ora è il momento di unirci, mi appello alla comunità internazionale, ai leader in Pakistan: combattiamo il terrorismo e facciamo in modo che ogni bambino riceva un’istruzione buona e sicura».

Anche i talebani afghani hanno condannato la strage in Pakistan, nonstante si sospetti un loro coinvolgimento. Il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha spiegato in una nota che «l’Emirato islamico dell’Afghanistan ha sempre condannato l’uccisione di bambini e persone innocenti in qualsiasi circostanza» e che «l’uccisione intenzionale di persone innocenti, bambini e donne, è contro i principi fondamentali dell’Islam: ogni partito islamico e movimento deve rispettare questo principio fondamentale».

Il giorno dopo
Oggi sono in corso i funerali delle persone morte nell’attentato alla scuola dopo una notte di veglia e preghiere in varie città del paese. Le ambasciate pakistane di tutto il mondo avranno le bandiere a mezz’asta in segno di lutto. Il primo ministro Nawaz Sharif ha convocato per oggi una riunione straordinaria con tutti i leader dei principali partiti e ha promesso un risarcimento per i feriti e per le famiglie delle vittime. Quello che resta ancora da chiarire è se il TTP abbia oppure no agito su indicazione dei talebani afghani: il portavoce dell’esercito ha detto che è stato creato un comitato speciale per le indagini e ha promesso che nel giro di qualche giorno ci saranno notizie sull’inchiesta.

Nel frattempo, l’esercito del Pakistan ha fatto sapere di aver lanciato degli attacchi aerei contro i militanti talebani nelle zone di Khyber e Waziristan, vicino al confine con l’Afghanistan, anche se non è chiaro se si tratti di una risposta diretta all’attacco della scuola ,dato che un’offensiva contro i militanti è in corso dal mese di giugno. Sharif è stato eletto l’anno scorso promettendo di negoziare la pace con i talebani pakistani: questi sforzi sono però falliti contribuendo a indebolire la sua posizione e spingendo l’esercito a lanciare un’operazione contro i ribelli lungo il confine afgano. Nonostante questa campagna militare il governo e l’esercito sono stati criticati per essere piuttosto timidi e indulgenti nella loro offensiva. L’attentato alla scuola potrebbe però cambiare la situazione. Poche ore dopo l’attacco, il primo ministro Sharif ha infatti rilasciato una dichiarazione «insolitamente chiara», scrive BBC, contro gli aggressori. La decisione forse più importante è per ora il suo annuncio sulla fine della moratoria sulla pena di morte per i casi di terrorismo, che era in vigore dal 2008.