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  • giovedì 11 dicembre 2014

Le minacce di Buzzi alla cooperativa di Tor Sapienza

Carlo Bonini di Repubblica ha raccolto la testimonianza della presidente di una cooperativa romana sui modi usati dagli accusati nell'inchiesta "Mafia Capitale"

All’inizio di novembre a Tor Sapienza – nella periferia est di Roma, a ridosso del Grande Raccordo Anulare – ci sono stati giorni di proteste e scontri davanti a un centro di accoglienza per rifugiati politici. Agli scontri, che in alcuni momenti violenti sono stati paragonati a un “assalto”, hanno partecipato comitati di residenti e gruppi politici di estrema destra, tra cui alcune persone a volto coperto: hanno portato dopo qualche giorno all’evacuazione forzata dei minori ospiti del centro per via dei danni alla struttura, che era gestita dalla cooperativa sociale «Un Sorriso» e ospitava 36 rifugiati politici di origine africana e bengalese.

Il giornalista Carlo Bonini di Repubblica ha parlato mercoledì con Gabriella Errico, presidente della cooperativa «Un Sorriso», che ha raccontato ora le minacce e le aggressioni subite da Salvatore Buzzi e dalle persone che lavoravano con lui: Buzzi è uno dei maggiori accusati nella grande inchiesta sulla corruzione e gli appalti a Roma, ed è a sua volta presidente di una cooperativa nel settore dell’accoglienza dei migranti. Errico racconta che dopo anni di pressioni, minacce e violenze Buzzi si adoperò per aiutarla e fermare le proteste dello scorso novembre, ma poi le chiese di “sedersi attorno a un tavolo” per discutere di come spartirsi gli appalti e la fece avvisare di stare alla larga da altre gare.

ROMA – Chi insufflò le prove di pogrom di Tor Sapienza? Chi doveva incassare i dividendi delle notti di fuoco, sassi e cocci di bottiglia di una borgata “rossa” che improvvisamente, a metà novembre, si era accesa al comando di saluti romani e ronde assetate di “negri” e “arabi”? Sono stati scomodati i sociologi per provare a dare un senso alla furia della banlieue di Roma.

E invece, per raccontare quella storia bisogna cominciare da un’altra parte. Dagli appetiti mafiosi del Mondo di Mezzo. Dai Signori degli appalti del “terzo settore” Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci, oggi a Regina Coeli per mafia, dal loro interfaccia “nero” Massimo Carminati e dalla sua manovalanza del Mondo di Sotto. E da una coraggiosa donna salentina, Gabriella Errico, presidente della cooperativa sociale Un sorriso, che in quelle notti ha perso tutto. I 45 minori non accompagnati di cui aveva la custodia e la struttura che li ospitava, resa inagibile da un assedio violento.

Seduta nel suo ufficio a Cinecittà, Gabriella respira profondo. “Sono madre di due bambini. Ho paura”, dice. “Ho ancora paura”. Ma non della furia di Tor Sapienza. Di quei due lì. Buzzi e Coltellacci. Del ricordo di quella telefonata arrivata durante il secondo giorno dell’assedio. “Mi chiamò Buzzi. Mi disse: “Resisti, Gabriella, mi raccomando”. Gli spiegai cosa stava succedendo. “Qui fuori è l’inferno. Sono fascisti, Salvatore. Gridano “Duce, Duce”. Mi rispose lasciandomi di sale: “Non ti preoccupare. Ora faccio un paio di telefonate e sistemo””.

“CE L’HO IN PANCIA”
Un paio di telefonate. E a chi? “Non capivo cosa c’entrasse Buzzi con i fascisti”, dice Gabriella. Con i giorni, quel dubbio diventa un pensiero cattivo. La rivolta di Tor Sapienza è sedata, la cooperativa Un sorriso ha perso il centro e i suoi minori, trasferiti nella struttura della Domus Caritatis all’Infernetto. Gabriella viene avvicinata da un amico. “Mi disse che Buzzi andava dicendo che ora “mi aveva in pancia”. Sì, così diceva: “Ora, ho in pancia quella lì del Sorriso”. Mi infuriai. E per un attimo pensai che a Tor Sapienza solo la mia cooperativa era stata assediata.

Come mai le strutture nell’orbita di Tiziano Zuccolo, grande amico di Buzzi, che pure ospitavano migranti adulti non erano state sfiorate dalla rivolta? Dissi al mio amico che Buzzi non aveva in pancia proprio un bel niente”. E però, dopo poco, Buzzi si fa vivo. “Mi fissò un appuntamento per il 4 dicembre alle 11. Mi disse che era venuto il momento di sedersi intorno a un tavolo e discutere del “Condominio Misna””. Condominio Misna? “Era il suo modo di dire. Per riferirsi alla spartizione degli appalti, lui diceva “condominio”. O anche “cartello”. Voleva parlarmi di come intendeva dividere la torta dei “misna”, che sta per “minori stranieri non accompagnati”. Pensava evidentemente che, dopo Tor Sapienza, fossi finalmente pronta a cedere. Per fortuna, il 2 dicembre lo hanno arrestato”.

(continua a leggere sul sito di Repubblica)

foto: Daniele Leone / LaPresse

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